L’Immacolata Concezione

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“….Vergini non si nasce, si diventa
Quando sarai la Vergine Sophia, ogni materia in te sarà redenta” (Clavis Artis)

L’Immacolata Concezione non è soltanto un attributo “morale” della Madonna per definire il processo di “generazione” del Cristo, ma rappresenta la “sublimazione” dello stesso principio femminile ed il senso compiuto dell’agire dell’uomo in questo mondo. In particolare l’Opera dell’uomo è finalizzata all’appercezione del miracolo della Vita ed alla sua “partecipazione”, attraverso l’identificazione con il suo processo. Ogni forma di replicazione dello stesso passa naturalmente dalla congiunzione dei due principi di questo mondo, maschile e femminile, ma non basta. Durante la storicizzazione del processo la Materia si è “infangata”, si è commista al processo stesso per permettere la sua stessa sopravvivenza, effetto dei limiti della caducità della stessa. Un principio femminile imperfetto frutto della sua stessa separazione da quello maschile, ma “spazio” di conversazione di quella dinamica che noi chiamiamo Vita. Paradossalmente quello spazio “necessario” alla Vita rappresenta anche la sua stessa “via di uscita” per la comprensione della stessa. Da cui la conoscenza della vita è la stessa vita della conoscenza.

In questa “ambivalenza” naturale si colloca l’uomo, che ben lungi dall’essere osservatore esterno diventa partecipante interno al processo stesso. Allora la possibilità di addivenire ad un principio femminile puro, vergine, attraverso quello spurio che gli si presenta è anche l’unica possibilità di “comprendere e compartecipare” all’identificazione del principio unico che ne è all’origine. In una esemplificazione epistemica potremmo dire che per giungere ad una Idea nuova, occorre una tabula rasa che la genera, ma quella Idea deve essere preesistente ed originaria, da un substrato che non la crea ma soltanto la genera. In poche parole l’accesso alla conoscenza originaria passa attraverso quella condizione di purezza da ogni processo evolutivo-esperenziale, che però ne risulta nel frattempo necessario, per appercepire quanto gli è preesistente, come principio unico all’origine della sua stessa separazione. E se è la separazione la genesi della Vita sarà la Conoscenza il suo fine, ed ogni conoscenza è un processo di congiunzione, ed una congiunzione completa è quella che ha preceduto la sua stessa separazione. La guida in tale Opera è data da quei stessi valori che lo stesso principio femminile ben rappresenta, nella sua azione di “mediazione” di tale congiunzione.

Quindi creare la coppa vergine per “ricevere” il suo degno contenuto….quel Lapis, simbolo della trasformazione e della rinascita dell’uomo perfetto in un mondo che perfetto non è e non può esserlo necessariamente. (C.F.)

 

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Epiteti del principio femminile per eccellenza:
Vas Spiritualis, Vas Honorabilis, Santo Graal, Stella del Mattino, Stella della Sera, I due Mercuri, Il Dissolvente Universale, il Mercurio filosofico, la Venere, la Diana dei filosofi, la Vergine, la Dama bianca, la Fontana di Vita, la Magnesia dei filosofi.
E tutte le sue qualità: la Grazia, la Temperanza, la Compassione, l’Armonia, la Bellezza, la Speranza, la Conoscenza e l’Amore. (C.F.)

Immagine: in alto la Vergine, particolare della “Pietà” di Michelangelo e la “Madonna dal collo lungo” del Parmigianino, 1534-1540 con particolare. Due aspetti la Compassione e la Grazia, con l’immagine simbolica del vaso e la colonna, nel secondo, come simbolo dell’Immacolata anche nel lungo collo della Vergine, in riferimento al “collum tuum ut columna” del Cantico dei Cantici.

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