La Palma e la Fenice…martirio, vittoria e resurrezione II

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“Due pericoli minacciano costantemente il mondo: l’ordine e il disordine” (Paul Valery)

La Fenice (dal lat. phoenix -icis, gr. ϕοῖνιξ -ικος che significa appunto palma ma anche derivante del greco φοινός, “rosso sangue”, o il suo presunto territorio d’origine, la Fenicia, l’Arabia) trova le sue origini in Benu, più raramente Bennu, divinità zoomorfa del pantheon dell’antico Egitto, uccello mitologico consacrato al dio Ra e simbolo della nascita e della resurrezione dopo la morte, quindi, dell’eternità della vita. Il suo culto sembra essere legato alla città di Eliopoli, sulla cui pietra Benben la Fenice amava riposare (l’obelisco all’interno del santuario della città, nota originariamente col nome di “Innu”, che significa “la città dell’obelisco”, da cui il nome biblico On). All’inizio era rappresentato come una cutrettola, uccello della famiglia dei passeracei. Durante il Nuovo Regno prese le sembianze di airone cenerino, l’Ardea cinerea, un trampoliere, con le lunghe zampe, con il becco lungo e sottile e con due piume dietro al capo.
Come l’airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall’acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il ba (l’anima) del dio del sole Ra, di cui era l’emblema — tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.
Ed essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere, che appunto veniva chiamato “la stella della nave del Bennu-Asar”, e menzionata quale Stella del Mattino nell’invocazione:
“Io sono il Bennu, l’anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch’io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino”. Inoltre come manifestazione dell’Osiride risorto, veniva spesso raffigurata appollaiata sul Salice, albero sacro ad Osiride, pianta il cui derivato corticale è associato al sintetico salicilato, noto antipiretico e antinfiammatorio. Per questa stessa ragione venne riconosciuta quale personificazione della forza vitale, e, come narra il mito della creazione, fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale che all’origine dei tempi sorse dal Caos acquatico.

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Si dice infatti che il Bennu abbia creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Eliopoli. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole “precedente” è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare per volta. Da qui l’appellativo “semper eadem”: sempre la medesima.
Nei miti greci (ma non solo) era un favoloso uccello sacro, diverso rispetto al mito egizio anche come aspetto, infatti assomigliava ad un’aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d’oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d’oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume, una rosa ed una azzurra, che le scivolano morbidamente giù dal capo e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata, una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco. Così ne parla Erodoto: “Un altro uccello sacro era la Fenice. Non l’ho mai vista coi miei occhi, se non in un dipinto, poiché è molto rara e visita questo paese (così dicono ad Eliopoli) soltanto a intervalli di 500 anni: accompagnata da un volo di tortore, giunge dall’Arabia in occasione della morte del suo genitore, portando con sé i resti del corpo del padre imbalsamati in un uovo di mirra, per depositarlo sull’altare del dio del Sole e bruciarli. Parte del suo piumaggio è color oro brillante, e parte rosso-regale (il cremisi: un rosso acceso). E per forma e dimensioni assomiglia più o meno ad un’aquila”. Mentre Ovidio, poeta romano, autore delle Metamorfosi, così lo descrive: ” … si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose. Dopo aver vissuto 500 anni, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s’abbandona sopra, morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi. Dal corpo del genitore esce una giovane Fenice, destinata a vivere tanto a lungo quanto il suo predecessore. Una volta cresciuta e divenuta abbastanza forte, solleva dall’albero il nido (la sua propria culla, ed il sepolcro del genitore), e lo porta alla città di Eliopoli in Egitto, dove lo deposita nel tempio del Sole”. Mentre nel Medioevo il suo parallelo con l’immortalità e la resurrezione di Cristo dal Santo Sepolcro divenne sempre più evidente. L’opera “Il Fisiologo” del II-IV sec. d.c., di matrice gnostica, che divenne molto popolare nel Medioevo dice: C’è un altro volatile che è detto fenice.
 Nostro Signore Gesù Cristo ha la sua figura, e dice nel Vangelo: “Posso deporre la mia anima, per poi riprenderla una seconda volta”.
Vi sono controparti della Fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, inca, azteca, russa (l’uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), e in particolare nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica  (Milcham)

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Nell’ermetismo alchemico la scritta “I.N.R.I Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”, diventa nel linguaggio ermetico “Igne Natura Renovatur Integra”, “attraverso il fuoco la natura si rinnova integralmente”. L’associazione all’idea del fuoco divoratore ma anche rinnovatore mostra di come l’azione di distruzione apparente sia feconda e porta in sé i germi della rinascita, e questo viene sottolineato anche dall’apparente contrasto tra la figura del Caos, spesso rappresentato come Drago o Basilisco e la stessa Fenice. Il richiamo al nuovo inizio (iniziazione) è sottolineato anche dal rapporto con il precedente principio (la figura della morte del padre, che nel mito della fenice è strettamente correlato alla sua rinascita, e presente in ambito alchemico con spesso i due Re, giovane e vecchio o i due Leoni, verde e rosso), con un inevitabile riflesso sul tema Epidico di rinnovamento biologico e psico spirituale.

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“La Madre ha già in sè l’idea del figlio. 
La forma prevede il contenuto. 
Il Drago è al servizio della Fenice
. Questo menstruo o dissolvente universale porta dentro i germi della Pietra, come l’inconscio, esso ha già disposto il frutto della coscienza” (C.F.)

Ma la relazione tra il nuovo Ordine ed il precedente (che non possono coesistere, la Fenice è sempre Una) è mediato dall’azione del Caos, dal suo Fuoco che ha in sé anche la sua Acqua di Vita…

“Dagli studi sul caos venne fuori che, mentre i veri dati casuali rimangono dispersi in una confusione indefinita, il caos (deterministico e strutturato) attrae i dati in un ordine invisibile che attiva solo alcune possibilità, delle molte del disordine. Molti scienziati studiando il caos si accorsero che forse lo stesso nome non era adeguato. Il termine“caos”, a livello etimologico, è legato a “casualità”, ma tali processi caotici producevano splendidi edifici complessi senza casualità, strutture ricche, nonché belle.
D’altra parte, nei nuovi sviluppi della Termodinamica, di cui Prigogine è l’iniziatore, ci si accorse che l’ordine poteva e doveva coesistere con il disordine, essere a lui complementare, per arrivare ai concetti di order from noise (ordine dal rumore) e al caso organizzatore. Morin ci dice che tutto ciò che è fisico, dagli atomi agli astri, dai batteri gli uomini, ha bisogno del disordine per organizzarsi, per diventare sistema. È l’organizzazione che dà forma, nello spazio e nel tempo, ad una realtà nuova: il sistema. L’organizzazione produce ordine che conserva l’organizzazione che l’ha prodotta. In pratica la relazione ordine/organizzazione è di tipo circolare. 
Il disordine, tuttavia, non è eliminato dall’organizzazione e permane nel sistema e, quindi, accanto ad un “principio d’organizzazione”, esiste un “principio di disorganizzazione” che ci ricorda che nessuna cosa organizzata, nessun essere organizzato può sfuggire alla degradazione, alla disorganizzazione, alla dispersione, nessun vivente può sfuggire alla morte, che ogni creazione, ogni generazione, ogni sviluppo e ogni informazione devono essere pagati in entropia”. 
(Caos e ordine. G. Villani)

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La Vittoria sulla caducità della Materia avviene proprio attraverso la stessa, sulla sua insita capacità di rinnovamento, quel principio “sottile” che ne determina il movimento, che sia un rinnovamento biologico, una nuova capacità di acquisizione di conoscenza, o una rinascita spirituale, il ciclo è sempre destinato a ripetersi. (C.F.)

“Se invero questo uccello ha il potere di morire e di nuovo di rivivere, nel modo in cui gli uomini stolti si adirano per la parola di Dio, tu hai il potere come vero uomo e vero figlio di Dio, hai il potere di morire e di rivivere” (Il Fisiologo)

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