La Palma e la Fenice…martirio, vittoria e resurrezione I

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“Post fata resurgo” (“dopo la morte torno ad alzarmi” epiteto della fenice)

“..che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo appressa
erba né biada in sua vita non pasce,
 ma sol d’incenso lacrima e d’amomo,
e nardo e mirra son l’ultime fasce”.
(Inferno XXIV, 107-111, Dante Alighieri)

“Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’agnello, avvolti in vesti candide e portavano palme nella mani” (Apocalisse 7,9)

“Perchè di tutti gli alberi, questo solo produce un nuovo ramo a ogni novilunio, così che nei dodici rami l’anno è completo ” (I Geroglifici 1,3)

L’antica simbologia della palma del martirio e, in generale, la palma intesa come simbolo del Cristianesimo, si collega all’Oriente, cioè alla terra dove maggiormente si trova questo albero slanciato e vigoroso con possenti pennacchi di foglie disposti a raggio come quelli del sole. Si pensava che la pianta nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi) morisse: il legame con il martirio è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio. Infatti nella simbologia cristiana, la palma è presente fin dall’epoca paleocristiana ed è legata a un passo dei Salmi, dove si dice che come fiorirà la palma così farà il giusto: la palma infatti produce un’infiorescenza quando sembra ormai morta, così come i martiri hanno la loro ricompensa in paradiso. Nella domenica detta appunto delle Palme la simbologia rimanda all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme (Vangeli, Giovanni 12,13) prefigurando in anticipo la Resurrezione dopo la morte. Ugualmente, la palma ha lo stesso valore di simbolo della resurrezione dei martiri. La palma del martirio si incontra su epigrafi sepolcrali, sarcofagi, affreschi, lastre e stemmi spesso unita al monogramma di Cristo. 
La pianta è anche immagine di Maria, madre di Gesù con riferimento al brano del Cantico dei Cantici ed alla Dea cartaginese Tanit (palma con due serpenti), chiari riferimenti al culto della Dea Madre e Albero della vita.

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(Simbolo di Tanit, museo punico, Libia. Dal sito Araldo De Luca.com)

Ma il significato della palma si associa non solo al martirio ed alla resurrezione ma anche alla vittoria, all’ascesa, alla iniziazione e all’immortalità. La palma della dea Vittoria è un’iconografia nata in epoca romana e presso i Greci divenne il premio agli atleti per i giochi olimpici. Come rinascita iniziatica, la troviamo nel testo allegorico L’asino d’oro di Apuleio di Madaura (170 d.C.), dove assistiamo alla nascita iniziatica di Lucio, posto dinanzi al simulacro di Iside alla presenza del popolo, vestito di dodici veli unitamente al simbolo della palma: “Nella mano destra portavo una fiaccola ardente e una corona di foglie di candida palma, che stavano a guisa di raggi, mi cingeva magnificamente il capo. Ornato a somiglianza del sole e fermo come una statua, repentinamente tirati via i veli, il popolo mi veniva attorno per vedermi”.( Libro XI cap.24). Inoltre Apuleio fa narrare a Lucio che nelle processioni dei mistici figuranti gli dèi, Anubis scuoteva nel rito una palma nel guidare le anime: ” Portava con la sinistra un caduceo, nella destra scuoteva una verde palma “.

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(Rothschild Canticles, manoscritto, da Alchimia dei simboli)
Si collega infine alla fenice con la funzione di albero della vita. L’iconografia e il simbolo della fenice sono stati associati alla palma sin dalla tradizione degli antichi egizi, e arrivati sino a noi attraverso il deposito culturale cristiano. La cultura cristiana ne ha fatto l’emblema del Cristo-sole risorto. La fenice posta sulla palma la ritroviamo a Roma nella basilica di Santa Prassede, nel catino absidale (817-824 d.C., immagine in alto) e precisamente sulla palma di sinistra, su un ramo volutamente più lungo e ritroviamo la fenice nimbata anche nella chiesa dei santi Cosma e Damiano (526-530 d.C.) nel catino absidale, nuovamente sul ramo lungo di una palma (vedi immagine sotto). (C.F.)

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