La Mela, l’eros e il mondo

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“Perché non sei una mela con la buccia tutta lucida e croccante?
Io ti vorrei una mela, vera, semplice, spontanea, rilassante.
E non un orologio dal meccanismo sofisticato, complicato, incomprensibile.
Non generale, tattico, romantico crudele né schiava umile né santa con candele.
Io ti vorrei una mela, bella liscia senza spine luccicante” (Battisti-Mogol, Perché non sei una mela)

La Mela, è la rappresentazione dell’archetipo della Grande Madre e dei suoi triplici aspetti di Vergine, Madre e Anziana. Infatti, tagliando una mela a metà attraverso l’asse longitudinale, troverai un Pentagramma, la stella a cinque punte. Anche il fiore di melo contiene il simbolismo del cinque (ha infatti cinque petali). Il numero cinque, così come il numero tre erano e sono sacri alla Grande Dea. Rappresenta il punto di fusione della materia e del cielo e la Mela è la celebrazione di questa unione.
In breve la mela può essere considerata come un simbolo universale su tutti i livelli del dare e ricevere amore, anche da un punto di vista fisico. Infatti su di un piano materiale la mela è un simbolo di amore sensuale (in alcuni testi il torsolo del frutto tagliato a metà viene equiparato alla vulva), del matrimonio che viene consumato, della bellezza, della gioventù e della fertilità; inoltre, nelle cerimonie nuziali è parte dei doni che adornano la tavola imbandita per l’occasione.

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Rossa di fuori, come le labbra dell’innamorata, come il sangue, ma bianca di dentro, come la neve, il latte, su di un piano spirituale, la mela viene a rappresentare il Potere dell’Amore, la devozione agli Dei, il superamento della dualità e la comunione con gli Dei. In altre parole, il nostro amore umano, anche nella sua espressione sensuale, è un prototipo o parallelo per l’unione tra una singolo individuo con il divino.
A causa della sua forma sferica e della presenza, al suo interno, dei semi della vita, la mela simboleggiava il cosmo e il potere imperiale; nelle apparizioni pubbliche, gli imperatori del Sacro Romano Impero reggevano con la mano destra lo scettro e con la sinistra la mela d’oro, allegoria del potere. Una superba miniatura del mondo, un mondo espugnato da Eros e attraversato dai vermi, un contradditorio simbolo della natura che muore.
Il Melo, in molte leggende, cresce in giardini paradisiaci, come il Giardino dell’Eden, il Giardino delle Esperidi, Avalon, l’Isola delle Mele in cui Artù ferito fu condotto, e le Isole dei Beati, luoghi inaccessibili depositari dei segreti della vita.
Infatti, la mela rappresenta, inoltre, il frutto “proibito” della conoscenza, dell’albero omonimo dell’Eden, ma non dimentichiamo che esiste anche una mela “avvelenata”, che ci riporta all’ambivalenza della Grande Madre, potenza numinosa dell’inconscio, ora nutrice e salvatrice, ora distruttrice e divoratrice. (C.F.)

immag.: Vetrata della cattedrale di Carcassone, città “catara” del sud della Francia.