Il Bafometto, tra Archetipo della Mente incarnata e simbolo “sincretico” della Grande Opera….

Baphomet

“I simboli dei saggi diventano sempre gli idoli della moltitudine ignorante” (Albert Pike,  massone statunitense)

Una figura “medioevale” ricca di fascino ma dall’aspetto enigmatico e “diabolico” è sicuramente il Bafometto. Il Bafometto, a lungo ritenuto l’idolo blasfemo dei Cavalieri Templari, ricorre come termine per la prima volta proprio nei verbali del processo contro gli stessi; durante la soppressione dell’ordine fu sostenuto dall’Inquisizione che i cavalieri usassero un idolo dal nome di Bafometto come parte delle loro cerimonie di iniziazione, per cui con accuse di eresia ed idolatria soppressero l’ Ordine religioso e perseguitarono gli stessi Templari.

Dunque enigmatico il simbolo, come d’altronde il suo nome e la sua immagine. L’etimologia del nome appare molto controversa: una deformazione latinizzata di Mahomet, una versione medievale europea deformata di Maometto, oppure una derivazione dal sostantivo in arabo: ابو فهمة ‎, Abu fihama, con il significato di “padre dell’ignoto”, e associato con il sufismo. Eliphas Lévi propose che il termine invece fosse composto da una serie di abbreviazioni lette al contrario: “Tem. ohp. ab”. che prendono origine dal latino Templi omnium hominum pacis abhas, con il significato di “padre della pace universale tra gli uomini”, oppure tem. o. h. p. ab. per templi omnium hominum pacis abbas, quindi abate del tempio della pace dell’umanità. Ancora dalle parole greche Baphe (tintore) e Metis (dea Meti, della saggezza) che insieme significherebbero “battesimo di saggezza”, anche interpretabili come “tintura di saggezza”: (“Baphomet che potrebbe essere tradotto in Battesimo di Meti è in relazione a un rito realmente esistito tra gli Ofiti. Infatti Meti era una divinità androgina che rappresentava la Natura naturante. Proclus dice testualmente che Metis, chiamata anche Natura germinans, era il dio ermafrodita degli adoratori del Serpente. Sappiamo che anche gli Elleni indicavano col nome Metis, la Prudenza, venerata come sposa di Giove. Questa discussione filologica dimostra in modo incontestabile che il Baphomet era l’espressione pagana del dio Pan. Ora, come i Templari, gli Ofiti avevano due battesimi: uno, quello dell’acqua, o essoterico; l’altro esoterico, quello dello spirito e del fuoco. Quest’ultimo si chiamava Battesimo di Meti, che divenne poi il battesimo della luce dei Frammassoni…Da Misteri di Torino, Morena Poltronieri – Ernesto Fazioli). Ancora come corruzione del termine ebraico Behemoth (letteralmente “Bestie”, pluralia tantum di “behemah”), citata nel libro biblico di Giobbe (40:15) e di Ezra (6:49 e 6:51). Infine tradotto secondo il cifrario di Atbash (scoperto dallo studioso Schonfield), l’origine del termine sarebbe Sophia, la parola greca per “saggezza”.

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Se il termine appare quantomeno complesso nella sua origine l’immagine mostra invece alcune caratteristiche costanti. Una testa barbuta o baffuta d’uomo, con corna o orecchie grandi, oppure nella variante “caprina” tipica dello stesso E. Levi; quando presente il corpo (non sempre, essendo spesso limitato alla sola testa in molte immagini medioevali scolpite nella pietra) assume caratteristiche androgine, piedi caprini e ali da pipistrello, come nella sua possibile “derivazione” nel quindicesimo arcano maggiore “il Diavolo” dei Tarocchi. Anche per la sua stessa immagine ha dato adito ad altre interpretazioni sulla sua origine come quella che vedono nel Baphomet la venerazione per la testa di Hugues de Payen, fondatore dei Templari stessi o ancora con il collegamento con la sacra Sindone di Torino, che sembra essere stata realmente in possesso dell’Ordine fra il 1204 e 1307 e poteva essere custodita ripiegata su se stessa, per cui metteva in evidenza solo la testa o anche in riferimento al Giovanni il Battista, affermando, in questa direzione, il possibile legame tra i Templari e l’eresia giovannita o mandea.

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Il Bafometto presenta inoltre delle analogie con divinità appartenenti alle culture di tutto il mondo, tra cui Egitto, Nord Europa ed India. Infatti, nei miti di diverse antiche civiltà si riscontra una divinità cornuta. Secondo l’interpretazione Junghiana il Bafometto sarebbe un’incarnazione proprio dell’archetipo del dio cornuto, in quanto il concetto di divinità cornuta sarebbe universalmente presente nella psiche umana.

E’ possibile che Cernunnos, Pan, Hathor, il Diavolo e Bafometto abbiano origini comuni in quanto i loro attributi sono sorprendentemente simili. L’antico dio celtico Cernunnos era raffigurato con le corna e seduto in una posizione (detta ‘del loto’) in modo simile alla raffigurazione di Eliphas Levi. La storia di Cernunnos è avvolta nel mistero, tuttavia si ritiene che fosse il dio della fertilità e della natura.

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(Dettaglio del calderone di Gundestrup con la raffigurazione del dio Cernunnos)

In Gran Bretagna l’equivalente di Cernunnos era Herne, dio cornuto con l’aspetto tipico del satiro ed enfasi nel rappresentare il fallo. Pan infine era una divinità di primo piano nell’antica Grecia.  Il dio della natura era raffigurato con le corna sulla testa e la parte inferiore del corpo di una capra. Non diversamente da Cernunnos, Pan era una divinità fallica. Dio dalle forti connotazioni sessuali – anche Pan infatti come Dionisio e Priapo era generalmente rappresentato con un grande fallo – recentemente Pan è stato indicato come il dio della masturbazione, da James Hillman, che sostiene essere Pan l’inventore della sessualità non procreativa. Nel Cristianesimo lo stesso diavolo ha caratteristiche simili agli dei pagani appena descritti, in quanto la loro effigie fu la principale ispirazione degli iconografi cattolici.

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(Pan si accoppia con una capra)

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(Pan con le gambe caprine)

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(Il Diavolo dei Tarocchi di Wirth)

Per quanto riguarda la Dea Hathor, quest’ultima era una divinità antichissima della mitologia egizia, multiforme e collegata all’archetipo delle Grandi Madri protostoriche, il cui nome significa “casa di Horus”. Era la dea dell’amore, della gioia, madre universale che generava il dio sole e che allattava Horus e il suo rappresentante, il faraone. Nella sua variante Vacca assumeva le sembianze di vacca, come protettrice dell’abbondanza e propiziatrice della fertilità oppure raffigurata come una donna con corna bovine e disco solare.

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Egypt_Hathor (Hathor, Luxor)

Il Bafometto di Eliphas Levi

Nel 1861 l’occultista francese Eliphas Levi incluse nel libro Dogmes et Rituels de la Haute Magie (dogmi e rituali di alta magia), un disegno che sarebbe diventato la più diffusa effigie del Bafometto: un capro umanoide alato, dotato di seni e con una torcia tra le corna (immagine in alto). La figura ha molte analogie con le divinità sopra descritte. Comprende anche diversi altri simboli esoterici relativi ai concetti incarnati dal Bafometto. Scrive Levi nella prefazione del libro:

“La capra sul frontespizio reca sulla fronte il segno del pentagramma con la punta rivolta verso l’alto, simbolo di luce. Le mani formano il segno dell’ermetismo, una tesa verso l’alto, cioè verso la luna bianca di Chesed, l’altra tesa verso il basso, verso la luna nera di Geburah. Questo segno esprime la perfetta armonia tra misericordia e giustizia. Un braccio è femminile e l’altro maschile come le braccia dell’Androgino di Khunrath. La fiamma in mezzo alle corna simboleggia la luce magica dell’equilibrio universale, l’immagine dell’anima elevata sopra la materia proprio come la fiamma – pur essendo legata alla materia – brilla sopra di essa. La brutta testa di bestia esprime l’orrore del peccatore che agisce nella materia, il quale deve sopportare la punizione; perché l’anima per sua stessa natura è insensibile e può soffrire solo se incarnata. L’asta eretta sui genitali è il simbolo della vita eterna, il corpo squamoso, l’acqua, il semicerchio sopra l’atmosfera, le piume del volatile. L’umanità è rappresentata dai due seni e le braccia androgine di tale sfinge delle scienze occulte.”

 Levi quindi attraverso il corpo del Bafometto risalta l’unione di forze opposte, come nella prassi alchemica, che genererebbe la luce astrale, la base della magia e l’illuminazione. Un personaggio androgino in quanto sintesi delle caratteristiche di entrambi i sessi: seni femminili e un’asta che rappresenta il fallo eretto.  Un fallo che in realtà è il Caduceo di Hermes: asta con due serpenti intrecciati.  Il Caduceo rappresenta esotericamente anche l’attivazione dei chakra, o del Kundalini, dalla base della spina dorsale fino alla ghiandola pineale. Comunque un concetto di androginia che riveste una grande importanza nella filosofia occulta in quanto è rappresentativo del più alto livello di iniziazione nella ricerca del divenire ‘uno con Dio.’

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“La scienza è reale solo per coloro i quali riconoscano e comprendano la filosofia e la religione; e il suo processo avrà successo solo per l’Adepto che abbia conseguito la sovranità della volontà, diventando sovrano del mondo elementare: per il grande agente del Sole, è la forza descritta nel Simbolo di Hermes, della tavola di smeraldo; il potere magico universale; la forza motrice ardente spirituale; Od per gli Ebrei; Luce Astrale, secondo altre culture. In ciò risiede il fuoco segreto, vivo e filosofico, di cui tutti i filosofi ermetici parlano con la riserva più misteriosa: il Seme Universale di cui serbano il segreto e che effigiano solo sotto forma del Caduceo di Hermes.”  (E. Levi)

Un Bafometto quindi simbolico della Grande Opera alchemica dove forze distinte e opposte sono riunite in perfetto equilibrio per generare la Luce Astrale. Tale processo alchemico è rappresentato ancora meglio dall’espressione Solve et Coagula leggibile sulle braccia del Bafometto. Le mani del Bafometto inoltre formano il gesto dell’ermetismo – rappresentazione dell’assioma Come sopra, Così Sotto. Questo motto riassume l’insieme degli insegnamenti e gli scopi dell’ermetismo, in cui il microcosmo (uomo) è come il macrocosmo (universo). Pertanto, comprendere il primo equivarrebbe a comprendere l’altro, come citato nelle Tavole di Smeraldo di Ermete Trismegisto: “Ciò che è sotto corrisponde a ciò che è sopra, e ciò che è sopra a ciò che è sotto, per compiere i miracoli dell’Unità”.

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L’occultista inglese, Aleister Crowley, seguace di Levi di cui credeva esserne la reincarnazione, vide nel Bafometto, di cui assunse il nome, la Pietra angolare della Grande Opera, nel suo libro, del 1929, “Le Confessioni” affermava:”La parola ?????, il titolo mistico dato da Cristo a Pietro in qualità di pietra angolare della Chiesa, ha il medesimo valore. Finora, il Mago aveva dimostrato grandi qualità! Aveva chiarito il problema etimologico e spiegato il motivo per cui i Templari abbiano dato il nome di Bafometto al loro cosiddetto idolo. Bafometto era Padre Mitra, la pietra cubica che era l’angolo del Tempio.”

Il Bafometto diventò una figura importante nel Thelema, il sistema mistico che Crowley fondò agli inizi del 20° secolo. Così ancora lo definisce nel suo “Magick, Liber ABA”: “Il diavolo non esiste. Si tratta di un falso nome inventato dai Fratelli Neri per implicare un’Unità nella loro ignorante confusione di dispersioni. Un diavolo che possieda l’unità sarebbe un Dio … ‘Il Diavolo’ è storicamente il Dio di tutte le persone che soffrano di antipatie personali … Tale serpente, Satana, non è il nemico dell’uomo ma Colui che ha fatto dei della nostra razza tramite la conoscenza del Bene e il Male; Egli ordinò ‘Conosci te stesso!’ e insegnò l’iniziazione. E’ “Il Diavolo” del Libro di Thot, e il Suo emblema è il Bafometto, l’Androgino che è il geroglifico della perfezione arcana … Egli è dunque Vita e Amore. Ma del resto la sua lettera è ayin, l’occhio, in modo che egli sia luce; e la sua immagine zodiacale è il Capricorno, quella capra che salta, il cui attributo è la Libertà.”

Nella deriva occultista de “La Chiesa di Satana” di Anton Lavey, fondata nel 1966, il Sigillo di Bafometto diventa il suo emblema ufficiale.

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Probabilmente questo sigillo fu ispirato da questa illustrazione di Stanislas de Guaita, maestro di Oswald Wirth, nella “Clef de la Magie Noire (La Chiave della Magia Nera)” del 1897:

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Ne “La Bibbia di Satana” Lavey descrive così il simbolo di Bafometto: “Il simbolo del Bafometto fu usato dai Templari per rappresentare Satana. Attraverso i secoli tale simbolo è stato chiamato con molti nomi diversi, tra cui: La Capra di Mendes, La Capra di mille giovani, La Capra nera, La Capra di Giuda e – forse il più appropriato di tutti – Il Capro Espiatorio. Egli rappresenta le Potenze delle Tenebre combinate alla fertilità generativa della capra. Nella sua “pura” forma il pentagramma comprende la figura di un uomo all’interno della stella a cinque punte, con tre punte verso l’alto e due verso il basso – a simboleggiare la natura spirituale dell’uomo. Nel satanismo è utilizzato anche il pentagramma, ma dato che il satanismo rappresenta gli istinti carnali dell’uomo, o l’opposto della natura spirituale, il pentagramma è invertito per ospitare perfettamente la testa del capro – le corna, che rappresentano la dualità, la sfida alla spinta verso l’alto; gli altri tre punti invertiti o la trinità negata. Le figure ebraiche attorno al cerchio esterno del simbolo derivano dagli insegnamenti magici della Cabala e sono la definizione del Leviatano, serpente dell’abisso acquoso identificato con Satana. Tali cifre corrispondono alle cinque punte della stella rovesciata”.

Ma le rappresentazioni della sola testa del Bafometto, soprattutto in Italia, sono da ricercare anche nel significato della “testa mozza” piuttosto frequente presso i Celti. Le leggende celtiche sono piene di racconti in cui si parla del potere occulto dei crani. Grande era ritenuto infatti il sapere delle teste dei morti: se le si interrogava in maniera opportuna, tutto da loro si poteva apprendere. M.Eliade, noto studioso di storia delle religioni, sottolinea come “la divinazione a mezzo della testa mummificata di Mimir ricordi la divinazione mediante i crani di antenati sciamani praticata dagli Yukaghiri delle steppe asiatiche”. Le culture celtiche e germaniche hanno conservato, quindi, numerosissimi ed evidenti tratti sciamanici. Anche il Cristianesimo, come noto, ha sempre onorato una testa mozza, quella del Battista, il che spiega il grande culto riservato a tale Santo proprio dai Templari. In questo caso il Bafometto rappresenterebbe proprio la testa del Battista.

Non dimenticando, inoltre, in ambito alchemico l’importanza del “Caput mortuum”, simbolo rappresentante la fase della “Nigredo”.

Il Bafometto in Italia:

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si tentò la fusione (gnostica) tra il cristianesimo  e le filosofie pagane … possiamo ancora oggi trovarne le tracce, e a darci questa possibilità è proprio l’accennato demone [dei Templari: Baphomet].
Esso ci guarda dalla chiave di volta della settima sala del primo piano di Castel del Monte. … Un volto terribile, con chioma e barba fiammate dalle quali sporgono due strane orecchie … Presentato ai visitatori come ‘fauno’ invece è proprio lui, il Baphomet, ovvero la divinità dei templari. … risulta formato dal volto di Mosè, presente in altra chiave di volta del Castello (sala Sud, VIII, del piano superiore), … emblema della cristianità,  … col quale si fonde … l’immagine di Hator dalle orecchie di vacca – massima divinità egizia – presa come emblema della paganità.

[da “Il Baphomet e Castel del Monte” di Lello Capaldo, stralcio dalla pagina del “portale medievale.it”]

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(Chiesa di San Lorenzo, Saliceto. Piemonte, possibile Bafometto)

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(L’immagine di Bafometto all’esterno della chiesa di San Galgano, a Montesiepi, in Toscana)

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 (L’immagine di Bagometto all’esterno della chiesa di san Francesco, a Buti, in Toscana)

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(Il Bafometto di San Cassiano)

Altra analogie collegherebbero l’idolo al culto di Giove Ammone che a sua volta deriverebbe dal Dio Egiziano Ammon-Ra. Il riferimento al Dio dei fulmini e quindi al custode del Fuoco segreto, riporterebbe al segreto alchemico che ad esso si riferisce.

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(Giove Ammon)

Altre analogie del Bafometto:

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(Analogie del bafometto di Levi con il Diavolo dei tarocchi (di Rider-White) ed il Demone Assiro Pazuzu)

Fulcanelli in merito all’immagine della testa del Bafometto afferma: “Si componeva di un triangolo isoscele con il vertice verso il basso, geroglifico che sta per l’acqua, il primo elemento creato, secondo Talete di Mileto, il quale sosteneva che “Dio è lo Spirito che ha formato tutta l’acqua e le cose.” Un secondo triangolo simile, invertito rispetto al primo, ma più piccolo, era posto al centro e sembrava occupare lo spazio per il naso del volto umano. È il simbolo del fuoco, e, in particolare, del fuoco contenuto nell’acqua, o scintilla divina, l’anima incarnata, che infonde la vita nella materia. Sulla base del grande triangolo rovesciato dell’acqua è appoggiato un segno grafico somigliante alla lettera H dei Latini, o all’ετα dei Greci, più larga, tuttavia, e la cui barra centrale viene tagliato da un cerchio centrale. Questo segno, in steganografia ermetica, indica lo spirito universale, lo Spirito Creatore, Dio. All’interno del grande triangolo, leggermente al di sopra e ai lati del triangolo del fuoco si vedeva il cerchio lunare di sinistra con la falce di luna incisa, e a destra il cerchio solare a centro apparente. Questi piccoli cerchi erano disposti a mo’ di occhi. Infine, saldata alla base del triangolo interno, la croce posta sul globo realizzava il doppio geroglifico dello zolfo, il principio attivo, e del mercurio, principio passivo e solvente di tutti i metalli. Spesso, un segmento più o meno lungo, situato sulla punta del triangolo, si allargava in linee verticali in cui il profano riconosceva, non l’espressione dell’irradiazione luminosa, ma una sorta di pizzetto.”

E continua Fulcanelli:

“… il simbolo […] assume il significato di un vero Baphomet, vale a dire l’immagine sintetica, dove gli Iniziati del Tempio avevano raggruppato tutti gli elementi della scienza alta e della tradizione. Figura complessa, in verità, sotto il manto della semplicità, figura parlante, foriera di grande insegnamento, nonostante la sua estetica rozza e primitiva …Questa immagine, di cui noi possediamo solo indicazioni vaghe o semplici ipotesi, non è mai stata un idolo, come alcuni hanno pensato, ma solo un emblema completo delle tradizioni segrete dell’Ordine, usato principalmente fuori del paradigma esoterico, sigillo della cavalleria e segno di riconoscimento…Così presentato, il Baphomet ha una forma animale grossolana, imprecisa, di identificazione difficile. Questo è ciò che probabilmente spiega la diversità delle descrizioni che vengono fatte, e dove vediamo il Baphomet come un teschio, o bucranio, o a volte come una testa di capra egiziana Hapi e, peggio ancora, come il volto orribile di Satana! Impressioni semplici, lontane dalla realtà, ma sono queste immagini non ortodosse che hanno, purtroppo, contribuito a fornire, nei confronti di quelli tra i Templari che erano sapienti, una delle basi del processo contro di loro, uno dei motivi per la loro condanna. ” (Le Dimore filosofali, la Salamandra di Lisieux)

Fulcanelli conclude riconducendo quindi ancora una volta l’etimologia del nome del Bafometto al Battesimo simbolico di Met e all’azione figurata del Solfo (e il suo Sperma) di tingere la Matrice Mercuriale nella generazione metallica e riferendo il soggetto stesso all’immagine del Dio Pan, come la Natura nella sua piena attività.

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In un ottica archetipica la rappresentazione dell’uomo barbuto o caprino, dotato di grande orecchie o corna sottolineano la stretta correlazione dell’uomo con la sua natura “animale”. Una rappresentazione dell’imprescindibilità della forza vitale, racchiusa nella Materia e di come la stessa, nella divisione dei suoi due aspetti da ri-congiungere, le opposte polarità sessuali maschile e femminile, rappresentano il limite ma allo stesso tempo l’unico strumento di “sublimazione” di quello spirito o fuoco, che in origine sostiene la stessa natura materiale. In una lettura più epistemologica, l’archetipo sottolinea di come la conoscenza di/del Sè è un percorso di separazione e congiunzione (solve et coagula) che proprio attraverso la “relazione” duale, la traslazione in ambito psicologico, riconduce a quell’Unità ambita, e che la necessità del “fuoco naturale” (diabolico potremmo dire) sia indispensabile per richiamare il suo similare “nascosto” (spirituale?). Per cui la Mente incarnata, che richiama altre figure simboliche come San Cristoforo e lo stesso Battista, il precursore, rappresenta la sola possibilità di manifestazione della conoscenza dell’Uomo e viatico per la sua stessa evoluzione.

Per ultimo quindi questo archetipo “sincretico” di varie tradizioni religiose dell’uomo “rinchiude” in se stesso la “summa” di quell’intero processo di trasformazione che l’uomo può compiere attraverso la Natura per “vincere” la Natura stessa e “redimerla”  che va sotto il nome di “Grande Opera”. (C.F.)

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