L'”Imaginatio” e le fasi dell’Opera

“Tutti i nostri segreti nascono da un'”immagine” (Riplaeus, Opera p.9)

“L’anonimo autore del trattato “De sulphure”, nel punto in cui cerca di comunicare ciò che gli antichi non avevano fatto (dare cioè un chiaro accenno del segreto dell’arte), parla di facoltà immaginativa dell’anima. L’anima regna, dice, al posto di Dio (“sui locum tenens seu vice Rex est”) e dimora nello spirito di vita, nel sangue puro. Essa domina la mente, e questa il corpo. L’anima opera nel corpo; ma la parte maggiore della sua funzione si svolge al di fuori del corpo. (Potremmo aggiungere a mo’ di commento : nella proiezione.) Questa qualità, continua l’ano­ nimo, è divina, poiché la saggezza divina è solo parzialmente rac­chiusa nel corpo del mondo; per la maggior parte sta fuori di esso, e immagina cose ben più elevate di quelle che il corpo del mondo può concepire. E queste cose son fuori della natura: sono i segreti propri di Dio. L’anima ne è un esempio: anch’essa immagina molte pro­fondissime cose al di fuori del corpo, similmente a Dio. È vero che quanto l’anima immagina avviene nella mente soltanto;mentre quanto immagina Dio avviene nella realtà. “L’anima però ha il potere assoluto e indipendente (absolutam separatam potestatem) di fare cose diverse (alia facere) da quelle che il corpo può con­cepire. Ma essa ha, quando vuole, il massimo potere sul corpo; in caso contrario la nostra filosofia sarebbe vana… Tu puoi concepire cose più grandi, poiché noi ti abbiamo spalancato le porte.” (Psicologia e Alchimia. C.G. Jung)

image (Manoscritto di Solidonius)

L’“Imaginatio”, come la intendevano gli alchimisti, è in effetti una chiave che apre le porte del segreto dell'”opus”: ora noi sappiamo che si tratta di rappresentare e realizzare quelle “maiora” che l’anima, in rappresentanza di Dio, immagina creativamente ed extra naturam – in termini moderni: di realizzare quei contenuti inconsci che sono “extra naturam”, non sono cioè dati nel nostro mondo empirico, e sono dunque un a priori di natura archetipica. Il luogo o il mezzo della realizzazione non sono né la materia, né lo spirito, bensì quel regno intermedio di realtà sottile che può essere sufficientemente espressa soltanto dal sim­bolo. Il simbolo infatti non è né astratto né concreto, né razionale né ir­razionale, né reale né irreale. (Psicologia e Alchimia, C.G.Jung)

image (L’anima Mercurii. L’alchimia ha applicato al Mercurio il motivo gnostico del principio femminile, per metà donna e per metà serpente. Solidonius (diciottesimo secolo), Parigi, Biblioteca de L’Arsenal)

“La costituzione spirituale dell’uomo dei cicli di cultura pre-moderna era tale che ogni percezione fisica aveva simultaneamente una componente psichica, che la ‘animava’, aggiungendo alla nuda immagine un ‘significato’ e in pari tempo uno speciale e potente tono emotivo. È così che l’antica fisica era in pari tempo una teologia e una psicologia trascendentale: per i lampeggiamenti che d’infra la materia dei sensi corporei venivano dalle essenze metafisiche. La scienza naturale era simultaneamente una scienza spirituale, e i molti sensi dei simboli raccoglievano i vari aspetti di una conoscenza unica.” (J. Evola)

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In una “explicatio locorum signatorum”, Libavius ci dà la se­guente “spiegazione” della figura a destra:
A) Piedestallo o fondamento: immagine della terra. 
B) Due giganti o Atlanti che, inginocchiati sulla base, sorreggono con 
le mani, da destra e da sinistra, una sfera.
 C) Drago a quattro teste, dal cui alito nasce la sfera. I quattro gradi
del fuoco : dalla prima bocca esce aria, dalla seconda fumo sottile,
dalla terza fumo e fuoco, dalla quarta fuoco puro.
 D) Mercurio con una catena d’argento alla quale son legati due animali.
 E) II leone verde.
F) Drago con una testa sola. – E) e F) significano la stessa cosa: il fluido mercuriale che è la materia prima della pietra.
G Un’aquila argentea a tre teste, le cui due teste reclinate sembrano appassite, mentre la terza sputa acqua bianca e fluido mercuriale nel mare indicato con H.
I) L’immagine del vento esalante spiritus nel mare sottostante.
 K) La figura del leone rosso dal cui petto fluisce sangue rosso nel mare sottostante; perché il mare dev’esser colorato quasi fosse un misto di argento e oro, oppure di bianco e rosso. L’immagine viene riferita a corpo, anima e spirito da coloro che fin dall’inizio  ri­cercano tre (princìpi), oppure al sangue del leone o al vischio del­ l’aquila. Poiché essi postulano tre (princìpi), hanno un Mercurio duplice. Coloro che ne postulano due, hanno un solo Mercurio, derivato da un cristallo o dal metallo immaturo dei filosofi.
L) Una corrente d’acqua nera, come nel caos, che rappresenta la putiefactio, dalla quale si erge un monte nero alla base e bianco sulla vetta, e dalla vetta sgorga una fonte argentea. Perché tale è l’immagine della prima dissoluzione e coagulazione, e della secon­ da dissoluzione che ne consegue.
M) II monte suddetto.
 NN) Teste di corvi neri che sbucano dal mare.
 O) Pioggia argentea che cade dalle nubi sulla vetta del monte. Ciò indica ora il nutrimento e l’abluzione del Lato mediante l’Azoch, ora la seconda dissoluzione, per mezzo della quale l’elemento aria viene estratto dalla terra e dall’acqua (la terra è una forma del monte; l’acqua, il liquido marino summenzionato).
P) Le nubi dalle quali (cadono) rugiada o pioggia e il liquido nutritivo.
Q) Visione del cielo, nel quale giace un drago che divora la propria coda: è l’immagine della seconda coagulazione.
RR) Un Etiope e un’Etiope sorreggono due sfere laterali più elevate. Sono seduti sulla sfera più grande e rappresentano la nerezza della seconda operazione nella seconda putrefazione. S) Un mare di puro argento, che rappresenta il fluido mercuriale grazie al cui intervento si uniscono le tinture.
T) Rappresenta un cigno che nuota sul mare e che sputa dal becco un liquido lattiginoso. Questo cigno è l’elisir bianco, la calce bianca, l’arsenico dei filosofi, l’elemento comune ai due fermenti. Con il dorso e con le ali il cigno deve sorreggere la sfera superiore.
V) Eclissi solare.
XX) II sole che cala nel mare, cioè nell’acqua mercuriale in cui deve fluire anche l’elisir. Da ciò nasce la vera eclissi solare, ai due lati della quale bisogna rappresentare un arcobaleno per indicare la “coda di pavone” che apparirà poi nella coagulazione.
 YY) Eclissi lunare, anch’essa caratterizzata ai due lati da un arcobaleno, e (da un altro arcobaleno) nella parte più bassa del mare, in cui deve tuffarsi la luna. Questa è l’immagine della fermentazione bianca. Ma tutti e due i mari devono essere piuttosto scuri.
Z) La luna che scivola nel mare.
a) II Re, vestito di porpora con una corona d’oro, ha vicino a sé un
leone d’oro. In mano la Regina tiene un giglio bianco, il Re un giglio rosso.
b) La Regina con una corona d’argento che accarezza un’aquila bian­ca o argentea accanto a lei.
c) Una fenice che s’incenerisce sulla sfera; dalle ceneri si levano in volo molti uccelli d’argento e d’oro. È il segno della moltiplica­zione e dell’aumento.

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Immag.: Libavius, A. Alchymica, Commentarium, 1606, rappresentazione dell’Opera: l’Opera si mostra con due giganti che sostengono la sfera della Piccola Opera. Il drago e il leone ne proteggono l’ingresso nella stanza della prima congiunzione di Sol e Luna. L’annerimento e l’imbiancamento dei loro corpi nella nigredo e albedo, conduce infine alla seconda unione nella Luna piena che si leva dal mare argenteo. Voli di uccelli che salgono e scendono incorniciano l’immagine della seconda coagulazione, dove un drago sdraiato si divora la coda. Il completamento della piccola opera con “labore et industria” e per grazia di Dio è seguito dall’ascesa di Sol e Luna sulle ali del Cigno. Infine il loro matrimonio celeste nella sfera della Fenice (morte e rinascita) completa la Grande Opera (da Alchimia di Fabricius).

 

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