La dissoluzione filosofica e la coobazione

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“”Tutti, più o meno, siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure, illusioni. Le sofferenze dovrebbero indurci ad abbandonare l’ego, che chiude la strada del ritorno alla nostra natura divina. Noi esseri umani siamo orgogliosi del libero arbitrio e guai a chi mette in discussione questa libertà.
Ma ahimè, non è così.
In realtà, siamo schiavi delle nostre emozioni, che ci determinano, dei desideri che ci dominano e spesso finiscono in tragedia….bella libertà!
La liberazione, non può avere legami, né attaccamenti.
Di notte, quando si sogna, ci sembra tutto vero.
Al risveglio scopriamo che non lo era”. (Franco Battiato)

“La normale coscienza dello stato di veglia, che chiamiamo coscienza razionale, è soltanto un tipo di coscienza particolare, mentre tutto intorno ad essa, separate da schermi sottilissimi, esistono forme potenziali di coscienza completamente diverse” (W. James, The Varieties of Religious Experience, Longmans, Green & Co., New York 1935, p. 388.)

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“Accanto al contrafforte che separa il portico centrale dal portale nord, un primo motivo ci presenta un cavaliere disarcionato che si aggrappa alla criniera di un cavallo focoso. Questa allegoria si riferisce all’estrazione delle parti fisse, centrali e pure, da parte di quelle volatili o eteree nella Dissoluzione filosofica. Si tratta propriamente della rettificazione dello spirito ottenuto e della sua coobazione* sulla materia grave. Il cavallo, simbolo di rapidità e leggerezza, indica la sostanza spirituale, il cavaliere la pesantezza del corpo metallico grossolano. Ad ogni coobazione il cavallo getta a terra il cavaliere, il volatile abbandona il fisso; ma il cavaliere riprende subito il controllo, fino a quando l’animale estenuato, vinto e sottomesso, acconsenta a portare questo fardello ostinato e non possa più liberarsene. L’assorbimento del fisso da parte del volatile avviene lentamente e a fatica. Per riuscirvi bisogna usare molta pazienza e perseveranza, e reiterare spesso l’effusione dell’acqua sulla terra, dello spirito sul corpo. Soltanto con questa tecnica, lunga e faticosa in verità, si riesce ad estrarre il sale occulto del Leone Rosso con l’aiuto dello spirito del Leone Verde.

Il destriero di Notre -Dame è lo stesso del Pegaso alato della favola (πηγή, “fonte, sorgente”). Come lui getta a terra i suoi cavalieri, si chiamino Perseo o Bellerofonte. È’ ancora lui a trasportare Perseo attraverso l’aria, presso le Esperidi, e a far sgorgare sul monte Elicona con un colpo di zoccolo la fontana Ippocrene (oππουκρήνη “la sorgente del cavallo”, alla quale le Muse si sarebbero dissetate) che, si dice, fu scoperta da Cadmo”. (Il mistero delle Cattedrali, p. 161-162, Fulcanelli nella trad. di Paolo Lucarelli)

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*Coobazione: operazione da eseguirsi in un alambicco rinchiuso su se stesso. Questo era chiamato Pellicano per la forma simile all’uccello che, diceva la leggenda, si colpisce il petto col lungo becco per farne sprizzare sangue con cui nutrire i piccoli affamati. Nella pratica, il materiale sottoposto alla coobazione evaporava, si condensava nella parte alta dello strumento e, gocciolando tornava a umettare il residuo secco attraverso uno o due canaletti di raccordo, in una specie di “circolazione”, come fu anche chiamata, che si faceva proseguire molto a lungo. (P. Lucarelli)

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Non è il fisso che coagula il volatile e quest’ultimo non lo dissolve, benché sia lo stesso a liberare il fisso (il suo sale) e permettere di esserne adsorbito.
L’immagine della coobazione inevitabilmente ci porta all’immaginazione attiva, l’agire della coscienza sulla sua parte volatile (immaginazione) e viceversa, attraverso una lunga e faticosa dissoluzione, per cui ciò che evapora si ricondensa nel suo stesso alambicco fino ad estrarne il suo sale puro, che vince il peso della materia grave (le emozioni) attraverso l’aiuto del suo stesso Spirito “verde” (imaginatio). E soprattutto la possibilità di raggiungere le Esperidi, un nuovo grado di coscienza. Ma l’immagine simbolica del Pellicano, che nutre i suoi figli con il suo sangue, ci conduce anche all’azione dell’Ego (Leone Rosso) che attraverso il suo volatile (le proiezioni) che ritorna a sè (dolorosamente) riesce sempre più a rettificarsi, abnegarsi con il proprio sangue, fino ad estrarre il suo stesso sale occulto (il Sè) ed una nuova consapevolezza. Naturalmente tecnica o significato il fine resta comune….(C.F.)

Immag.: riproduzione di J. Champagne del medaglione della coobazione, del portico di Notre-Dame, immagini dei portici di Notre-Dame, il Pellicano”alchemico”

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