Congiunzione e separazione: Narciso e lo specchio

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“Se il desiderio rappresenta il movimento, l’amore ne è la sua direzione, poiché il Solfo non rinuncerà mai a ricongiungersi con il Mercurio” (C.F.)

“La congiunzione dei simili precede l’unione degli opposti” e come ci ricorda Canseliet la separazione è nascosta sotto molti altri nomi, in particolare sotto quella della congiunzione che in verità la precede. Separare è disunire due parti che sono distinte e che si erano congiunte prima. Ancora ci dice che la separazione è seguita dalla purificazione (l’Alchimia è la separazione dell’impuro dalla sostanza più pura) e che tale “processo” non è mai unico e che ripetuto diverse volte rende la materia vivente sempre più pura “questo caos o caput mortuum produrrà la cenere che non è residuo privo di vita ma un terriccio pulvurulento, profumato e fecondo che è pronto a cedere il suo Solfo al Mercurio” (l’Alchimia vol.2 . Congiunzione e separazione).

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Allora il mito di Narciso ci illumina come lo studio della patologia di un organo c’informa sulla sua fisiologia. Nel suo “L’anima come ombra e come riflesso-Il ramo d’oro”, Frazer spiega il perchè l’immagine riflessa allo specchio simboleggiasse la forma fisica dell’anima e pertanto venisse temuta e evitata da diverse culture, come rischio che venga separata dal corpo, o trascinata nei fondali (nei specchi d’acqua), o ancora come nell’usanza di coprire gli specchi alla morte delle persone, onde evitare di trattenere l’anima in questo mondo. Nell’immagine allo specchio infatti si rivela tutto il dramma di Narciso. La riflessione di Sè non è mai solo riflessione, perché l’Altro non è un recipiente passivo ma a sua volta concorre con la sua proiezione alla nostra riflessione.
Nel mito Narciso rifiuta le “avance” di Eco (simbolo perfetto della riflessione pura, come indica il suo stesso nome) ed il confronto con la ninfa. Il confronto con l’altro e la sua necessaria “intrusione” inevitabilmente mette a rischio la propria immagine (di Sè) e mette in evidenza la vulnerabilità e la fragilità dell’Io-Re che sono correlate all’umana natura e alla storia del singolo. Ma è quella vulnerabilità che nasconde l’essenza dell’uomo in quanto ne riflette la sua nobile origine (Re). Ma la perdita dei propri averi e la dissoluzione degli stessi da parte dell’altro porta nuove ricchezze, il cedimento alle proprie passioni dona nuova vita al Re che si rinvigorisce, si “rincruda” ed acquista una vera forza e non una presunzione d’invulnerabilità. Narciso infatti è il simbolo di una soggettività non relazionata, perché presuntuosa d’invulnerabilità. Il suo vero dramma è che non ha imparato a tradirsi, perché troppo precocemente tradito e Narciso è incapace di tradire la propria immagine nella stessa misura in cui è incapace di separarsene: non sa sostenere l’esperienza della separazione. La congiunzione in Narciso quindi è impossibilitata dal rifiuto dell’altro di Sè (congiunzione dei simili) e l’altro da Sè (unione degli opposti) e inevitabilmente ogni necessaria e successiva separazione e purificazione. Il rifiuto di Narciso diventa paradossalmente anche attestazione di un disamore di sé, nel momento in cui non riconosce l’altro, poiché l’altro è anche la sua immagine riflessa, e quindi diventa una “disindividuazione” di Sè e pertanto finisce per realizzare la profezia che Tiresia fa a sua madre Liriope “raggiungerà morte e vecchiaia se non conoscerà mai se stesso”. (C.F.)

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Immagini: Eco e Narciso di J.W. Waterhouse, la Metamorfosi di Narciso di Salvador Dalì e Narciso del Caravaggio