Bluedo ovvero la nostalgia del Cielo…

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“La patria del Daimon non è sulla terra” (Il codice dell’anima. J. Hillman)

“Non siamo mai morti e non siamo mai nati” (Testamento. F. Battiato)

La nostalgia in ambito psicologico è un sentimento più che un’emozione, benché ha molto in comune con la tristezza (che un’emozione di base invece è), ed è spesso associata a un ricordo, evento del passato o persone e cose, con un rimpianto per le stesse, e desiderio di rivivere-rivederle. Ma è soltanto questo???

Questo stato emotivo-sentimentale, a differenza della tristezza stessa, ha in sé un suo potere catartico che prescinde forse da quelle associazioni di eventi, persone o cose che la sollecitano, quasi come se quest’ultimi sembrano più un occasione per renderla manifesta, ed infatti a volte la sentiamo (la nostalgia) senza che un reale oggetto sia realmente presente nei nostri ricordi (in un determinato momento di stanchezza, ascoltando un particolare brano musicale o attraverso l’immaginazione che vaga).

In ambito alchemico vi è uno “stato” dell’Opera contraddistinto dal blu, che alla nostalgia come colore si associa, che immediatamente segue la Nigredo o putrefazione e che precede l’imbiancamento, la Bluedo…

Il blu è un colore più affine al nero che al bianco, un colore ancora senza luce e calore ma non del tutto, c’è una speranza nuova nell’azzurro (il colore del mantello della Madonna è sempre azzurro, finanche stellato), c’è quella prima luce che nasce dal buio, quella quiete che tale colore connota, che l’angoscia o il vuoto del nero non ha. Il blu non presenta inoltre aggressività, come d’altronde quel genere musicale che chiamiamo il “blues” si distingue dal rock per questo, perché la riflessione non prevede l’impulso, è una vitalità diversa da quella “carnale”, “marziale”, è una vitalità immaginativa, fatta da sogno, da vissuti, da legami con persone ed eventi…da Anima, ed infatti l’Anima, che al blu si associa (ed al blues che musica dell’anima è) trova sollievo (per quanto possa essere paradossale) proprio nella nostalgia, dove medica le sue ferite.

“L’uomo senza relazioni non possiede totalità, perché la totalità è raggiungibile solo attraverso l’anima, la quale non può esistere senza la controparte, che si trova nel Tu” (C.G.Jung)

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Ma se ci si medica le ferite significa che le stesse vengono riconosciute e ci si proietta verso la vita che segue, questo spiega anche perché i momenti difficili, quelle fasi della vita che quando vengono vissute sono state anche spiacevoli,  ricordate hanno un altro effetto, sono piene d’anima e quando sono piene d’anima sono anche piene d’Altro…

“L’azzurro protegge il bianco dall’innocenza” (Psicologia Alchemica. J. Hillman)

Quindi nella Bluedo abbiamo la conoscenza, quell’oscurità che viene resa visibile, attraverso una fase di ricongiunzione tra la sensibilità e la mente che astrae, ci ritroviamo in un mondo immaginale dove l’attività del pensiero è al servizio della sensibilità dell’anima. Dove entra aria in un mondo oscuro e la libertà dal corpo e dalle sue passioni egoistiche prepara quel nuovo inizio, non senza aver prima “salificato” questa nuova anima, che troveremo nella rinascita dell’Albedo. (Salificato significa rendere questi vissuti il substrato su cui sarà costruita una nuova coscienza).

L’elaborazione nostalgica quindi non è mai veramente protesa verso un ritorno al passato. Essa assomiglia, in realtà, a un commiato da una parte del Sé non più presente, quasi fosse un rito funebre necessario per ridare senso e coerenza alla propria narrazione storica e biografica futura.

Ma si era partito parlando di nostalgia come uno stato emotivo-sentimentale che contraddistingue l’uomo, non meno di paura, tristezza e gioia, uno stato-stadio dell’Anima, che rappresenta anche un processo alchemico-esperenziale, una fase mentale-emotiva fulgida e produttiva che sicuramente ben conoscono gli artisti, fonte d’ispirazione per ogni loro creazione, una condizione mentale quindi ma percettiva allo stesso tempo che apre all’immaginazione, ad una strana quiete, dolorosa ma piacevole, simbolicamente associata a figure “archetipiche” dell’anima come quella della Madonna e del suo manto o della stessa Sofia…

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“Sofia rappresenta lo struggente desiderio di una pace e di una grazia oltremondane, simile, secondo il tradizionale paragone degli gnostici, all’indefinibile nostalgia provata dal figlio di un re che vive, ignaro delle sue origini, in povertà….Teologicamente Sofia è lo specchio di Dio e, nel contempo, lo specchio della pura consapevolezza per gli uomini”
(Elémire Zolla)

La nostalgia inoltre è sempre associata alla solitudine, alla condizione di esule dell’uomo in questo mondo fisico, di un desiderio di Cielo che sente nella realtà ma che sfugge alla sua dimora reale, un cielo tanto cercato dagli alchimisti…

“Caro Maestro, credo che si diventi alchimisti come ci si innamora: misteriosamente e incomprensibilmente. All’inizio, una predisposizione, un essere già innamorati senza oggetto d’amore, inconsapevolmente: è un sentimento che si unisce a disperazione quieta, non malvagia o triste, piuttosto melanconica. Nasce dalla nostalgia di qualcosa di perso, di abbandonato, di un posto che ci apparteneva, che non sappiamo più trovare. Il sentimento di chi ha perso la propria patria e non sa come raggiungerla” (Paolo Lucarelli, Lettere Musulmane)

Quel blu che nel buio dell’universo riflette sul Cielo della nostra terra….(C.Ferraro)

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Immagine: “Annunciata di Palermo” di Antonello da Messina (1476)