Vasco, il puer/adolescens e lo spirito mercuriale

329E69DA-0A00-4DAE-9343-210D51AB2D34Essere amabile ma allo stesso tempo selvaggio, poco consono alle regole di comportamento, quindi scaltro, smaliziato, senza troppo super-io. Non Apollineo, solare, elevato ma neanche troppo Dionisiaco, oltre al piacere c’è di più. A metà tra il mondo emotivo, istintuale e la logica del significato, al di là del bene e del male, dove il fine giustifica i mezzi e dove la libertà d’azione rappresenta il fine stesso. Ma soprattutto senza brama di potere (del padre Giove) né eroe necessario (Ercole) né stinco di santo (suo fratello Apollo) attratto dall’amore ma non esclusivamente (Eros ne è figlio secondo alcune leggende, con Afrodite sua compagna) affine alla sessualità selvaggia e alla procreazione ma non esclusivamente (Priapo ne è figlio secondo alcune leggende, sempre con Afrodite compagna), con aspetti maschili volitivi e sensibilità femminile (Ermafrodito ne è figlio sempre con Afrodite compagna), legato al mondo dell’occulto, dei morti e della magia, come espressione di tante realtà non solo quella reale (psicopompo con Persefone ancora sua compagna), amante della musica e della comunicazione profonda, diretta, non verbale (costruisce il flauto di Pan, di cui è anche padre e la fisarmonica a bocca, suona la lira che inventò nel suo primo giorno di vita). Il messaggero degli Dei lo rende il comunicatore per eccellenza tra questo mondo e l’altro, tutto passa attraverso lui, che arriva dovunque e a chiunque con i suoi piedi alati. Il suo piano preferito non è il corpo e nemmeno lo spirito ma appunto l’anima che i due mondi unisce. E come l’anima comprende gli opposti lui li comprende Per questo motivo tutta la filosofia ermetica è l’indagine, la conoscenza dell’anima e il tentativo di conciliare gli opposti che la contraddistinguono. Se tutto questo è Mercurio, Hermes, il più amato tra gli Dei dall’uomo, perché è forse il più umano tra gli stessi, non meravigli che coloro che lo incarnano lo siano altrettanto. Ecco il nostro Vasco, il più mercuriale tra gli artisti musicali dei nostri tempi. Se 4-5 generazioni lo amano è per questo, per il suo spirito mercuriale.

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L’archetipo che incarna, inoltre, è il Puer aeternus della tradizione analitica, il Peter Pan (che ha ali ai piedi come il nostro Mercurio) delle favole, ma forse di più, perché il Puer forse non mostra del tutto l’aspetto selvaggio-sovversivo-caotico che andrebbe più incluso nel corrispettivo adolescenziale, che il Vasco rappresenta, solo in parte compreso nell’archetipo del Puer.

“L’eterno fanciullo” presenta una psicologia che sul versante nevrotico è caratterizzata dalla difficoltà a staccarsi dalla matrice originaria, dalla problematicità a trovare una collocazione stabile, da impazienza, vivacità immaginativa che non oltrepassa la soglia della continua ideazione e il desiderio di ricominciare sempre da capo su versanti più diversi, mentre sul piano individuativo assume il valore positivo della disponibilità e capacità a rinnovarsi.” (Galimberti, 1992).

“L’archetipo del Puer in sé è ambivalente e paradossale, abbraccia spirito e natura, psiche e materia, coscienza e inconscietà; in esso sì e no sono un unica cosa. Non c’è né giorno né notte, semmai un albeggiare continuo” (J. Hillman)

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Il Puer è comunque materia prima, spinta individuativa, caos iniziale ma l’adoloscente/Puer è più ai margini del caos, dove tutto è possibile, in procinto di essere e non ancora iniziato, l’adolescente rispetto al solo puer è quindi più concreto, meno fantasia più azione. L’ adolescens (letteralmente dal latino “adolescens” participio presente di adolescere, composto da ad rafforzativo e alere, nutrire: che si sta nutrendo”) non è ancora nutrito come un adulto ma nemmeno come il puer, che ancora sogna, l’adolescens osa, sbaglia ma osa, e poi è sempre incazzato non ha il sorriso di Peter Pan. Sempre pronto a rinnovarsi, mosso da una libido distruttiva, caotica appunto, ma generativa in quanto tale (ogni creazione è preceduta da distruzione). Non gli è consono il senex ma il puer aeternus gli sta stretto comunque. Incarna lo spirito selvaggio, l’anima inquieta distante dalla matrice che non vuole abbandonare (come il Puer) ma incarnata nell’adulto che non vuole ancora rappresentare. Abbiamo simboli di questo modo d’essere che tutti abbiamo in parte vissuto, da James Dean a Steve McQuenn fino appunto al Vasco nazionale. In effetti essere sul margine del caos, non più materia prima ma nemmeno pietra finita, rende il giovane, l’adolescente il massimo momento evolutivo nell’uomo, o distruttivo. Se il puer è il seme, il senex il frutto maturo, l’adolescens è il frutto acerbo, con la possibilità di migliorarsi (o di peggiorarsi) ancora tutta da esprimere. Vi è infatti già una nigredo nel mondo adolescenziale, che manca in quella infantile, la perdita dell’infanzia stessa ed il risveglio della libido rivolta all’esterno del nucleo familiare è come una nuova albedo, diversa da quella infantile. Il continuo rimaneggiamento di questa età la rende appunto la più articolata e complessa degli stadi dell’uomo. La rabbia che vedi nelle canzoni del Vasco, la spinta all’azione, alla libertà, alla vita è perfettamente rappresentativa dello stadio del puer/adolescens…un Vasco appunto aeternus.

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