Il nostro caro Angelo

“Di più cose fate due, tre, e tre uno….” (La Tourbe des Philosophes)

“L’Io come individualità emerge dalla sua capacità di non naufragare né nella mente conscia collettiva, né nella mente inconscia collettiva, potremmo dire trovando se stesso tra il conformismo sociale e la disintegrazione…tra quell’incudine e il martello su cui il ferro battuto è saldato in una unità indistruttibile, in un individuo” (C.G. Jung: L’Io e l’inconscio e Coscienza, inconscio e individuazione)

“La fossa del leone
è ancora realtà
uscirne è impossibile per noi
è uno slogan falsità.
Il nostro caro Angelo
si ciba di radici e poi
lui dorme nei cespugli sotto gli alberi
ma schiavo non sarà mai.
Gli specchi per le allodole
inutilmente a terra balenano ormai
come prostitute che nella notte vendono
un gaio cesto di amore che amor non è mai
Paura e alienazione
e non quello che dici tu
le rughe han troppi secoli oramai
truccarle non si può più.
Il nostro caro Angelo
è giovane lo sai
le reti il volo aperto gli precludono
ma non rinuncia mai
cattedrali oscurano
le bianche ali bianche non sembran più.
Ma le nostre aspirazioni il buio filtrano
traccianti luminose gli additano il blu”. (Il nostro caro Angelo. Battisti-Mogol)

Nel bellissimo ed ermetico “Il nostro caro Angelo” Battisti sottolinea le difficoltà dell’uomo di emergere e manifestarsi come individualità, ostacolato dal conformismo sociale e gli stessi dogmi religiosi, che fanno leva sulla paura e l’alienazione. Ma lo spirito indomito dell’uomo, il suo stesso “daimon”, il nostro caro Angelo, come il solfo alchemico, non rinuncia mai e prova a liberarsi dalle reti dell’inganno, che il volo aperto gli precludono. Proprio attraverso le radici (l’inconscio collettivo) di cui si nutre, emerge la necessità di ergersi dal buio per perseguire amore (quello vero) e conoscenza. (C.F.)