Venere, la bellezza, lo sguardo, il riflesso e la conoscenza

Mars, Venus and Cupid *oil on canvas *118 x 151 cm *signed b.l.: O. PARIDIS / Bordono *circa 1550 - 1560

“La Bellezza è una necessità epistemologica; è il modo in cui gli Dei toccano i nostri sensi, raggiungono il cuore e ci attirano nella vita. La Bellezza è anche una necessità ontologica, che fonda le particolarità sensibili del mondo.
Senza Afrodite il mondo dei particolari diventa un’atomizzazione di particelle; la varietà di dettagli della vita viene chiamata caos, molteplicità, materia amorfa, dati statistici. Tale è il mondo dei sensi senza Afrodite; un mondo in cui il senso dev’essere dedotto dall’apparenza, attraverso significati filosofici astratti – il che distorce la filosofia stessa separandola dalla sua base vera.
Con Afrodite a ispirare la nostra filosofia, ogni evento ha il proprio sorriso sul volto e appare in una sua maniera, una sua foggia, un suo stile particolare. Afrodite dà uno sfondo archetipico alla filosofia della “singolarità”, e consente al cuore di trovare l’ “intimità” con ogni evento particolare in un cosmo pluralistico.
Ora, l’organo che percepisce questi volti è il cuore. Il pensiero del cuore è fisiognomico. Per percepire deve immaginare, vedere le fattezze, le forme, i volti – angeli, dèmoni, creature di ogni sorta in cose di ogni genere. Per questo il pensiero del cuore personifica, anima, vivifica il mondo.
Questo legame tra il cuore e gli organi di senso non è semplice sensazionismo meccanico: è un legame estetico. E infatti, in greco, l’attività di percepire o di sentire è aisthesis, la cui radice significa “assumere” e “inspirare” – un rimaner senza fiato, la risposta estetica primaria” (James Hillmann)

L’immagine, interna o esterna che sia, diventa veicolo dell’essere e strumento di “connessione” con il mondo. (C.F.)

“La forma visibile è un’esibizione di anima. L’essere di una cosa è rivelato nella manifestazione del suo Bild, l’immagine. Allora la bellezza non è un attributo, qualcosa di bello, come un bel velo drappeggiato attorno a una virtù: l’aspetto estetico dell’apparenza. Se con il buono, il vero e l’uno non ci fosse bellezza, non potremmo mai sentirli, né conoscerli. Se la bellezza è intrinseca ed essenziale all’anima, allora la bellezza appare ovunque appaia l’anima” (James Hillmann)

Ma l’incontro delle singolarità avviene attraverso il mondo, attraverso l’Altro e il suo sguardo:

image (particolare della “Nascita di Venere” di Botticelli)

“Lo sguardo è una relazione specificamente esistenziale tra due esseri. Non appartiene alla coscienza, ma alla coesistenza; ed il massimo valore è lo sguardo dello sguardo, questo incontro che ha il senso di una interpenetrazione, di una fusione di persone nel piu’ profondo del loro essere” (Henry Ey, 1952, L’evolution Psichiatrique)

La bellezza di Venere spesso viene rappresentata attraverso il suo mirarsi in uno specchio coadiuvata dal piccolo Eros che ne facilita lo specchiarsi. Questo ha spesso confuso lo spettatore che ne ha tratto la inevitabile conclusione sulla effimera vanità della Dea. L’osservatore solitamente crede che Venere stia osservando il suo riflesso; invece, dato che l’osservatore vede il volto di Venere nello specchio, la dea sta effettivamente guardando l’osservatore o il pittore. Allora attraverso lo sguardo e la bellezza miriamo il nostro Essere, quanto riflesso di noi stessi ma non solo, in quanto noi stessi riflesso d’Altro.

image (“Venere allo specchio” di Paolo Caliari detto il Veronese, 1585ca)
“Allora la possibilità di un riflesso puro diventa l’unica forma di vera conoscenza” (C.F.)

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Immagine in alto: Venere, Marte e Cupido di Paris Bordone (1550-60)