Il gioco sottile dell’Eros. La Venere e Cupido di Lorenzo Lotto

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“E nacque dunque il Càos primissimo; e dopo, la Terra dall’ampio seno, sede perenne, sicura di tutti gli Dei ch’ànno in possesso le cime nevose d’Olimpo,
e, della terra dall’ampie contrade nei bàratri, il buio
Tàrtaro; e Amore, ch’è fra tutti i Celesti il piú bello,
che dissipa ogni cura degli uomini tutti e dei Numi,
doma ogni volontà nel seno, ogni accorto consiglio..” (Teogonia di Esiodo)

Una verve irriverente e goliardica pervade uno dei rari dipinti mitologici di Lotto, la “Venere e Cupido mingente”, del 1540. Probabilmente realizzato in occasione di un matrimonio, il dipinto rappresenta allegoricamente l’inno all’amore e alla fecondità: Venere è adagiata su di un fianco, circondata da simboli allegorici, come la cornucopia e conchiglia(fecondità), il mirto (matrimonio), e sopra un morbido telo blu cosparso di petali di rosa (simbolo di femminilità), ed è completamente nuda, col capo velato (sposa) e coronato di un prezioso diadema (che indica il coronamento dell’amore attraverso il matrimonio); il mirto pianta sacra a Venere, e simbolo di fecondità, veniva definito da Plinio come myrtus coniugalis per cui gli sposi durante il banchetto nuziale portavano spesso sul capo corone di mirto.
La simbolica si arricchisce anche del drappo rosso alle spalle dei soggetti (chiaro riferimento alla forza trasformatrice della Rubedo), di un tronco d’albero (aspetto femminile della Madre), di un piccolo serpentello ed un bastone (conoscenza e Hermes) ed incensi rituali sospesi alla corona di mirto.
Cupido orina sulla bellissima donna, facendo passare il getto al centro della corona arborea e centrando il ventre di Venere, quel liquido rovente che inondando cosce e pube della Dea allude ad un chiaro gioco di sensualità innocente a cui la Venere compiace.
Quell’Oro potabile o Acqua Mercuriale (Urina Puerorum) versato nell’Athanor per l’opus ed una Venere crogiuolo nel quale si mescolano e realizzano gli elementi per la grande Opera.
Eros o Amore: Relazione e Conoscenza. (C.F.)

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“Eros è un gran Dèmone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demoniaco è intermedio fra Dio e mortale. Ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo” (da Simposio di Platone)

“Eros è il demone che si dice accompagni ciascuno di noi ed è l’Eros di ciascuno. Esso produce in noi i desideri naturali; ogni anima ottiene per sé quanto corrisponde alla sua natura e genera un Eros secondo i suoi meriti e la sua essenza” (Plotino)

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immagine: “Venere e Cupido mingente”, di L. Lotto, 1530, Metropolitan Museum di New York; Particolari del dipinto.