L’enigma dell’amore

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“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende…
Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona…
Amor condusse noi ad una morte… ” (Inferno, Dante Alighieri, Canto V, vv 73-142) 

“L’Amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, Dante Alighieri, Canto XXIII,145)

“Omnia vincit amor et nos cedamus amori” (L’amore vince tutto, anche noi cediamo all’amore”) (Virgilio, Bucoliche X, 69)

“Amor con amor si paga, chi con amor non paga, degno di amar non è”
(Francesco Petrarca)

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In ambito psicologico nessuna teoria sembra essere così esaustiva da spiegare il fenomeno dell’amore. Vediamo ad esempio le teorie analitiche classiche che spingono verso un processo interno d’idealizzazione ed un fenomeno transferenziale, rispondente ad una pulsione libidica verso l’oggetto d’amore primario, rappresentato dalla figura genitoriale, rivissuto con il partner prescelto. Le teorie delle relazioni oggettuali sottolineano gli aspetti fantasmatici di tali relazioni, con necessità di “separare” gli oggetti parziali interni in buoni da amare e cattivi da proiettare, l’amore come difesa dalla persecutorietà. La teoria dell’attaccamento, che sconfina nell’etologia e nell’osservazione del comportamento dei mammiferi (primati innanzitutto), mostra che esiste un attaccamento adulto, spesso copia di quello infantile, come fenomeno giustificante la necessità di supporto emotivo e conoscitivo dell’uomo adulto, di come quindi l’uomo “ricrea” quelle condizioni che hanno permesso la formazione della sua crescita e differenziazione individuale. Ancora la teoria dei sistemi e della complessità “spiega” l’amore come condizione privilegiata di comunicazione tra due sistemi chiusi. Teorie biologiche che associano l’umore espansivo, addirittura un disturbo del contenuto del pensiero (idee di esclusività e di necessarietà della figura amata) gli stessi feromoni ai meccanismi dell’amore, fino a teorie cognitivo-evolutive come meccanismi biologico-motivazionali necessari alla specie e all’individuo.

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I limiti delle teorie sono legate alla specificità delle relazioni umane ma sembrano eludere quei concetti dell’amore come “principio assoluto” che sovverte le regole stesse di quelle funzioni che l’amore, secondo tali teorie, dovrebbe sostenere: la sopravvivenza dell’individuo. L’atto d’amore sembra bypassare l’ego per promuovere una difesa del non-ego, dell’altro, appare chiaro che l’amore per l’altro può diventare la negazione dell’amor proprio fino al sacrificio individuale. Tra Eros e Agape il passaggio è breve, allora nella Natura va ricercato un principio che, come un moto invisibile, corrella le parti singole ad un unico sistema, una Unità originaria. Il desiderio dell’altro si traduce quindi in quello di questa stessa Unità e, attraverso gli strumenti che la natura possiede, in particolare la Bellezza, diventa mezzo di conoscenza di un riflesso frammentario di questo Bene comune che “move il sole e le altre stelle”. Un desiderio che assomiglia molto ad un naufragio dell’Io nell’immensità del Tutto, ricordando i versi del celebre poeta.
Infine chiudendo con la riflessione di Jung, la totipotenzialità dell’amore rende lo stesso causa del tutto e noi suoi strumenti ignari..(C.F.)

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“Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono trovato difronte al mistero dell’amore. E non sono mai stato capace di spiegare cosa esso sia. Qui si trovano il massimo e il minimo. Il più remoto e il più vicino. Il più alto e il più basso. E non si può mai parlare di uno senza mai considerare anche l’altro. L’amore soffre ogni cosa e sopporta ogni cosa, queste parole dicono tutto ciò che c’è da dire. Non c’è nulla da aggiungere. Perché noi siamo nel senso più profondo le vittime o i mezzi e gli strumenti dell’amore cosmico. Essendo una parte l’uomo non può intendere il tutto, è alla sua merce. L’amore non viene mai meno, sia che parli con la lingua degli angeli sia che tracci la vita della cellula con esattezza scientifica risalendo fino al suo ultimo fondamento. Se possiede un granello di saggezza l’uomo deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto.Cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione ma al tempo stesso una sua testimonianza della sua libertà di scelta tra la Verità e l’errore.”
(C.G.Jung – Ricordi Sogni Riflessioni)

“Così quando la terra riceverà il nostro abbraccio, andremo confusi in una sola morte, e vivere per sempre l’eternità di un bacio”. (P.Neruda)

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Immag.: Cupido (1891), di William-Adolphe Bouguereau;  Amore e Psiche (o Allegoria di Eros e Psiche) di François Gérard, conservato al museo del Louvre; Cupido e Psiche, 1628-1630, San Pietroburgo, Ermitage di Orazio Gentileschi; Amore e Psiche, bambini (titolo originale: L’Amour et Psyché, enfants) di William-Adolphe Bouguereau che si trova in una collezione privata e costituisce una delle opere più famose dell’autore. L’opera è erroneamente conosciuta come Il primo bacio.
Il dipinto presenta Cupido, ritratto come un amorino, mentre bacia la piccola Psiche sulla guancia. I due eroti hanno le ali: Cupido-Amore le ha piumate, mentre Psiche ha ali da farfalla. Entrambi sono adagiati su una nuvola, seduti sopra un telo blu scuro.

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