San Cristoforo, il cinocefalo

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“Un giorno porta un bambino che diventa sempre più pesante,
man mano che Cristoforo avanza nell’acqua, tanto che ha paura che annegherà. Quando ne chiede il motivo al bambino, Cristoforo scopre che il bambino è Cristo, da qui il suo nome: Cristoforo, il portatore di Cristo” (Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, 1298)

San Cristoforo (santo mitico e immaginario) quale è presente nell’iconografia tradizionale ortodossa e copta, è spesso rappresentato come un vescovo o guerriero con la testa di cane, finanche come un gigante cananeo, la cui storia principale lo descrive mentre aiuta le persone ad attraversare un fiume portandole sulla schiena. Mostrando un santo guerriero dalla testa di cane, l’immagine evocava storie fantastiche di lupi mannari o di razze mostruose estratte dai racconti di Plinio sul bordo del mondo. Nella Chiesa cattolica romana, la festa di san Cristoforo veniva del tutto soppressa con la modernizzazione del Vaticano II e l’icona fu anche proibita nel XVIII secolo a Mosca.

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L’uso di uomini dalla testa di cane nell’iconografia non si limita all’icona di san Cristoforo, essi appaiono anche più comunemente nelle immagini di Pentecoste, ben visibili nei manoscritti armeni e nella storia di san Mercurio, un santo guerriero il cui padre era stato mangiato da due uomini dalla testa di cane, in seguito convertiti dal santo stesso.

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Nell’iconografia occidentale invece si possono cogliere influenze precristiane perché Cristoforo è rappresentato come un gigante che porta il Cristo su una spalla: ebbene, nel mondo ellenistico era diffusissima l’immagine di Eracle che portava Eros. Ma è facile individuare similitudini nello stesso Anubis, il Dio “psicopompo” dalla testa di sciacallo, il traghettatore di anime nel mondo dei Morti, dell’antico Egitto.
I giganti nella Bibbia e nella tradizione cristiana sono spesso interpretati anche come discendenti di Caino (“cainita” – figlio di Caino, “cananeo” – gigante di Canaan, e “caninita”- “canineus” uomo-cane) come barbari cannibali mostruosi, che con i loro corpi eccessivi rappresentano l’estremo della corporeità stessa. In effetti, il rapporto tra l’estremità e la marginalità come la corporeità eccessiva, l’animalità e le passioni disordinate deve essere visto all’interno di una conoscenza tradizionale generale della periferia dell’esistenza corporale. La simbologia dell’ibrido (gigante e testa di cane) rappresenta certo la trasformazione ma anche i margini dell’uomo e i margini del mondo, quella animalità che è il limite spaziale corporale di un individuo e il termine ultimo temporale della vita terrena.

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I nostri corpi e i loro cicli sono la fonte delle nostre passioni, il nostro “guscio mortale “. Sia il guerriero dalla testa di cane sia il gigante che attraversa il fiume, entrambe le tradizioni iconografiche puntano al significato profondo della carne come portatrice di Cristo, all’essere “Cristofori”. La storia di san Cristoforo appare, dunque, un’immagine del rapporto di Cristo con il suo Corpo, del nostro cuore con i nostri sensi, del nostro logos con il suo guscio.
L’ibridismo, inoltre, come un ponte che tocca entrambi i lati di un fiume, è la forma naturale di un luogo mediano, un punto d’incontro tra il Logos ed il Caos; quando qualcosa di estraneo si presenta a noi, cercherà di apparire all’interno delle categorie che conosciamo, ma questo causerà mostruosità, miscela tra due categorie o qualche altro eccesso o difetto di qualcosa. Ciò che è sconosciuto può, in casi estremi, mancando della propria possibilità di esistere, presentarsi come una inversione di una categoria che conosciamo. Ed il punto è che è proprio questo lo strumento della trasformazione e della conoscenza.
(in parte estratto da Jonathan Pageau, dal blog Orthodox Arts Journal)

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La figura di San Cristoforo sarebbe, anche, un retaggio di culti pagani legati al moto astronomico di Sirio, stella appartenente alla costellazione del Cane Maggiore. La festa del santo cade il 25 luglio e il riferimento astronomico riguarderebbe il periodo della “canicola”, quello in cui il sorgere e tramontare di Sirio coincidono con quelli del Sole. In quel periodo cadeva anche la festa di un “santo” cane, san Guinefort di Lione.
È ‘possibile vedere nell’accostamento “verticale” delle tre figure (santo, Cristo e acqua) i tre principi dell’Opera: mercurio, sale e solfo, in una triade psicologica avremmo inconscio, io e super-io.
San Cristoforo deve affrontare due ostacoli grossi, il mare dell’inconscio, con i suoi serpenti e mostri ed il peso della luce, della consapevolezza che aumenta di pari passo all’avanzare nell’ignoto dell’inconscio. L’ibrido uomo, mezzo animale e mezzo dio (fatto a immagine e somiglianza) deve però riuscire a “sostenere” il suo percorso..(C.F.)

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Immagini: San Cristoforo di H. Bosch, due San Cristoforo cinocefalo della tradizione Bizantina, San Cristoforo di Tiziano, San Cristoforo porta il Bambino di Mostaert Jan, San Cristoforo di Lorenzo Sperzaga.

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