Prometeo e il Demiurgo

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“Il principio è che è il paziente, e solo il paziente, a possedere le risposte” (D. Winnicot)

“Ognuno è Demiurgo di se stesso e porta con sè la sua Verità” (C.F.)

Prometeo, il titano, rappresenta la nascita dell’individuo, il libero pensiero, la costruzione alchemica del Solfo, oggi potremmo dire la comparsa della metacognizione nell’uomo. Egli diventa demiurgo, dando origine all’uomo dal fango, nel quale instillò la vita col fuoco divino, soffiandoci dentro. Motivo per cui viene punito da Zeus, per ribellione al padre degli Dei (inevitabile l’accostamento ad Adamo nel giardino dell’Eden, allontanato da Dio).
Nel “Prometeo incatenato” di Eschilo la scena si apre in Scizia, fra aspri monti e lande desolate. Efesto, il Potere (Κράτος) e la Forza (o Violenza, Βία) hanno catturato il titano Prometeo e lo hanno incatenato ad una rupe. Il titano viene quindi raggiunto da vari personaggi, che tentano di portargli conforto e consiglio: le Oceanine, Oceano ed Io. Durante il suo dialogo con Io, Prometeo le predice il tortuoso futuro che ha dinanzi a sé e prevede che uno dei suoi discendenti (il riferimento è ovviamente al semidio Eracle) riuscirà a liberarlo dalla punizione divina. Prometeo ha però una via di fuga dall’angosciosa situazione in cui si trova, perché egli conosce un segreto che potrebbe causare la disfatta del potere olimpico retto da Zeus. La minaccia consiste nel frutto della relazione fra Zeus e Teti, che potrebbe generare un figlio in grado di sbaragliare il padre degli dei. Zeus invia il dio Ermes per estorcere il segreto a Prometeo, ma egli non cede e per questo viene scagliato, insieme alla rupe a cui è incatenato, in un burrone senza fondo.

Efesto incatena Prometeo (Dirck van Baburen, 1623) p.s. da notare l’aspetto “diabolico e ingannevole” di Hermes a cui Prometeo non cede.

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