Lo Spirito Universale ed il Vaso (di Pandora)

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“La corporificazione di questo Spirito è da sempre lo scopo ultimo delle fatiche alchemiche. Il risultato, convenientemente preparato, ha tradizionalmente il nome di Pietra Filosofale. L’insieme delle operazioni necessarie per giungervi, si chiama Grande Opera.“
(da L’Anima del Mondo, 1986. Paolo Lucarelli)

L’essenza dell’Alchimia è tutta qui. Si tratta di dare un ‘corpo’ allo Spirito Universale. E naturalmente questo corpo deve essere adatto ad ospitare e trattenere, fisso, questo Spirito.
A dir il vero questo corpo c’è già, il Vaso ha anche un nome: Pandora (in greco antico Πανδώρα, da πᾶς “tutto” e δῶρον “dono”, cioè “tutti i doni”) o eterno femminino:
quando Zeus si sdegnò contro Prometeo, che aveva formato l’uomo, diede ad Efesto l’ordine di creare una donna. Efesto formò la donna con terra e acqua, Atena le diede attitudine ai lavori donneschi, Afrodite la bellezza, Ermes, infine, che aveva dotato la giovane di astuzia e curiosità, venne incaricato di condurre Pandora dal fratello di Prometeo che nel frattempo era stato liberato da Eracle, Epimeteo. Questi, nonostante l’avvertimento del fratello di non accettare doni dagli dei, sposò Pandora, da cui ebbe Pirra. Ella recava con sé un vaso regalatole da Zeus, che però le aveva ordinato di lasciare sempre chiuso. Ma, spinta dalla curiosità, Pandora disobbedì: aprì il vaso e da esso uscirono degli spiriti maligni che erano i mali del mondo: la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia ed il vizio, che si abbatterono sull’umanità. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Prima di questo momento l’umanità aveva vissuto libera da mali, fatiche o preoccupazioni di sorta, e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Dopo l’apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale, simile ad un deserto, finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza, l’ultima a morire, ed il mondo riprese a vivere.
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“così disse ed essi obbedirono a Zeus signore, figlio di Crono.
E subito l’inclito Ambidestro, per volere di Zeus, plasmò dalla terra una figura simile a una vergine casta; Atena occhio di mare, le diede un cinto e l’adornò; e le Grazie divine e Persuasione veneranda intorno al suo corpo condussero aurei monili; le Ore dalla splendida chioma, l’incoronarono con fiori di primavera; e Pallade Atena adattò alle membra ornamenti di ogni genere. Infine il messaggero Argifonte le pose nel cuore menzogne, scaltre lusinghe e indole astuta, per volere di Zeus cupitonante; e voce le infuse l’araldo divino, e chiamò questa donna Pandora, perché tutti gli abitanti dell’Olimpo l’avevano portata in dono, sciagura agli uomini laboriosi. Poi, quando compì l’arduo inganno, senza rimedio, il Padre mandò a Epimeteo l’inclito Argifonte portatore del dono, veloce araldo degli dèi; né Epimeteo pensò alle parole che Prometeo gli aveva rivolto: mai accettare un dono da Zeus Olimpio, ma rimandarlo indietro, perché non divenga un male per i mortali. Lo accolse e possedeva il male, prima di riconoscerlo. Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano all’uomo la morte (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono). Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell’orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell’orcio, né se ne volò fuori; ché Pandora prima ricoprì la giara, per volere dell’egioco Zeus, adunatore dei nembi. E altri mali, infiniti, vanno errando fra gli uomini”. (Esiodo, Le opere e i giorni)

 

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E se la Materia è questa più dell’oro metallico (e non filosofico) non produrrà, ed allora la Pietra filosofale richiede un Vaso diverso, Immacolato, che Madre Natura non produrrà, almeno non spontaneamente. Ed allora l’artista illuminato lo dovrà creare, utilizzando lo stesso principio Mercuriale, che comunque essa stessa (Madre Natura) dispensa. (C.F.)

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Immagine: “Pandora”, rappresentata al centro di una mandorla composta da figure maschili e Dei, di Bernard Picard, (Parigi 1673 – Amsterdam 1734) da Le Temple des Muses di La Barre De Beaumarchais (Amsterdam, Zacharie Chatelain, 1733); “Pandora”, 1896, di John William Waterhouse, “Psiche apre la scatola d’oro” sempre di John William Waterhouse, 1903, “Pandora” di Jules Joseph Lefebvre (1882).