L’adulterio di Venere

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In ciò che guardate non vedete nulla, o meglio, in ciò che vedete non vedete ciò che guardate” (D. Arasse)

L’adulterio è quello più famoso del Mito (con quello di Lancillotto e Ginevra), ma l’immagine nasconde altro, dall’immagine riflessa allo specchio (forse magico, che fa trapelare l’attimo dopo) il Dio Vulcano è con tutte e due le gambe sul talamo della Dea. Le sue attenzioni, già intuibili dal gesto di sollevare il velo dal pube di Venere, non sono più nella ricerca dell’adultero, nonostante l’abbaiare del cane che invita a sorprendere un Marte “occultato”…… Un piccolo Eros esausto e assonnato ed un’ampolla di vetro vuota sul davanzale completano il dipinto.
La cottura filosofica necessita di questo fuoco, del fuoco della disperazione, di quel fuoco fecondante e pieno di pulsione di vita, quell’energia vitale che opportunamente Prometeo rubò al Dio Vulcano per donarlo agli uomini.  Non c’è ilarità ma simbologia sapientemente occulta e lo specchio è volutamente oracolare (l’immagine riflessa è successiva a quella rappresentata), in scena non è l’adulterio ma un processo alchemico (che è nascosto nel mito stesso). Marte è messo da parte perché sostituito dal “fratello”, ossia un altro aspetto della stessa natura “sulfurea”….ferro e fuoco! (C.F.)

Immagine: Vulcano sorprende Venere e Marte, 1560 ca., Monaco, di Jacopo Robusti detto il Tintoretto.

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