Il Lupo ed Apollo, la brama e la luce

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“Ed è per questo motivo che se tu vuoi lavorare con il nostro corpo, prendi il lupo grigio bramoso che, attraverso l’esame del suo nome, è assoggettato al bellicoso Marte, ma, per i suoi natali è figlio del vecchio Saturno, e che nelle vallate e nelle montagne del mondo, è in preda alla fame più violenta. Getta a questo stesso lupo il corpo del Re, affinché egli ne riceva il suo nutrimento e, quando avrà divorato il Re, fa un grande fuoco e gettavi lo stesso lupo per consumarlo interamente e allora il Re sarà liberato” (Commento alla prima delle Dodici Chiavi della Filosofia di Basilio Valentino)

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“Si fe d’un huom’, un lupo empio, e rapace. Servando l’uso de l’antica forma,
 che l’human sangue più che mai li piace,
 de suoi vecchi desir seguendo l’orma”
(Ovidio, Metamorfosi libro I)

“Nell’essere umano il lupo personifica un desiderio indifferenziato di divorare tutto e tutti, di avere tutto, spesso a causa di un’infanzia infelice. Queste persone sviluppano un lupo affamato dentro di sé. Sono totalmente soggetti alla coazione. Il lupo provoca in loro un’insoddisfazione costante, ringhiante. Essi vorrebbero letteralmente divorare il mondo intero” (Marie-Louise Von Franz).

L’etimologia del nome (lupo in greco si traduce con lukos) mostra tutta la sua ambiguità, visto che Lukios è anche tra gli epiteti di Apollo (luke, lux, luceo, liceo) che sono un riferimento al lupo, animale a lui sacro, e alla terra di Licia, la regione nella quale alcune leggende riportavano che Apollo fosse nato. Apollo (in latino Apollo, Apollĭnis, in Greco Απόλλων) è una divinità dell’antica religione greca, dio di tutte le arti, della medicina, della musica e della profezia, il suo simbolo principale era il Sole; in seguito fu venerato anche nella religione romana.

image (particolare di Apollo Belvedere, Musei Vaticani, Roma)

Era patrono della poesia, in quanto capo delle Muse, e veniva anche descritto come un provetto arciere in grado di infliggere, con la sua arma, terribili pestilenze ai popoli che lo contrariavano (una sua freccia scagliata con il suo arco portava pestilenze e malattie ad intere nazioni). In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo era anche venerato come dio oracolare, capace di svelare, tramite la sacerdotessa chiamata Pizia, il futuro agli esseri umani. Nella tarda antichità greca Apollo venne anche identificato come dio del Sole, e in molti casi soppiantò Helios quale portatore di luce e auriga del cocchio solare. Un simile “passaggio di consegne” avvenne anche presso i Romani, in quanto, a partire dalla tarda età Repubblicana, Apollo divenne “alter ego” del Sol Invictus, una delle più importanti divinità romane.
Come divinità greca, Apollo è figlio illegittimo di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e il fratello gemello di Artemide (per i Romani Diana), dea della caccia e più tardi assimilata, al pari del fratello, a Selene, divinità protettrice della Luna. Le origini del culto apollineo si perdono, come si sa, nella notte dei tempi. È comunque opinione comune e consolidata tra gli studiosi che il culto del dio sia relativamente recente e che, precedentemente ad Apollo, il santuario di Pito avesse una sua antichissima religione ctonia, legata al culto della Dea Madre.

image (L’Apollo etrusco di Veio)

Tuttavia la divinità sconosciuta inglobata nella sfera della cultura greca manteneva alcuni dei caratteri orientali della divinità, come ad esempio l’ineffabilità, la figura androgina, l’aspetto di dio cacciatore e inseguitore del lupo (da cui Apollo Liceo), le qualità di dio ambiguo o obliquo (Lossia) ma, per chi sapeva capirlo rettamente, salvatore e liberatore.
Infatti esisteva un importante dio anatolico, (forse connesso con l’antica religione indoeuropea, e simile al dio vedico Rudra o meglio alla coppia Rudra-Shiba) noto come Aplu (significativamente lo stesso nome dell’Apollo etrusco) che era un dio terribile, legato alla malattia, ma anche alla cura, e un potente arciere, forse anche un protettore della caccia e degli animali selvatici.
Lo stesso Apollo si mutò in lupo per sedurre la ninfa Cirene figlia di Ipseo e madre di Aristeo; è anche vero che Apollo era figlio di Latona e che quest’ultima sotto le sembianze di una lupa, proveniva dalle fredde regioni iperboree (o contrade dei lupi, il cui sole era la luna). Il lupo famelico e predatore si associa inoltre in una qualche maniera anche un vegliardo barbuto, con una gamba di legno, che impugna una falce, simbolo inequivocabile di Saturno, dio famelico per antonomasia.

image (Apollo istruisce le Muse Euterpe e Urania, olio su tela di Pompeo Batoni, ca. 1741, Varsavia, Museo Nazionale)

“Il lupo incarna la doppia veste di bestia selvaggia portatrice di morte e distruzione, e al tempo stesso iniziatore e portatore di conoscenza
Animale iperboreo, rappresenta la luce primordiale originale e lo si ritrova infatti al centro di tutte le antiche tradizioni nordiche: è l’animale che vede la notte e i suoi occhi al buio sono luminosissimi.
Ma il lupo è anche uno degli animali totemici più importanti delle antiche civiltà nomadi; un archetipo che incarna motivi sessuali ancestrali, ancor più paurosi della sua stessa animalità. Assurge a simbolo di malvagità in quanto pericolo reale connesso al mondo agreste della pastorizia.
Il terrore che incute questo splendido animale è però atavico e universale: può essere associato al buio della caverna, all’abisso delle sue fauci fameliche, alle fitte pericolose foreste. Ma come tutti i simboli, anche il lupo ha una natura ambivalente: la sua gola è la caverna, l’inferno, la notte, l’antro pericoloso il cui passaggio, tuttavia, è necessario poichè porta alla liberazione. Quanto alla sua similarità con il cane che, anche geneticamente è suo antenato, il lupo è anch’esso psicopompo e sorveglia l’entrata del regno dei defunti. Nei musei di Perugia e Volterra sono conservati dei vasi funerari etruschi raffiguranti il lupo che si affaccia dalla caverna in comunicazione con l’altro mondo. Le sue stesse fauci sono simbolo di quell’antro da cui non si fa ritorno. Spirito minaccioso, dunque, ma dotato di grande fascinazione per la potenza che, nel bene e nel male, suscita nella coscienza: come la luce esce dall’ombra, il lupo esce dalla tana e dal bosco. Nella mitologia greca, come incarnazione di Marte, rappresentava il lato distruttore, mentre gli era attribuito un ruolo solare quando era simbolo di Apollo. Il bosco sacro che circondava il suo tempio era chiamato lukaion o regno del lupo; Aristotele vi teneva le sue lezioni: ecco l’origine della parola liceo. Il lupo è dunque tramite e portatore di una conoscenza che viene dalle tenebre e dal regno delle ombre, per questo è pericoloso: evoca un’idea di forza a stento contenuta, è forse simbolo dell’esperienza archetipica con il numen, che, per definizione, è fuori dal tempo e non è assimilabile ad alcuna altra esperienza precedente. E’ la gola mostruosa (il buio) che inghiotte il sole (la coscienza), dinamica che, tuttavia può essere ribaltata se pensiamo al viaggio iniziatico che prevede l’inderogabile necessità per l’uomo di attraversare, per la sua stessa salvezza, il mondo degli inferi, per riportare la luce nella comunità umana”. (Alberto Caputo)

image (Zeus trasforma Licaone in un lupo, incisione di Hendrik Goltzius.)

Quando il re è divorato rivive col cuore di un leone ed è in grado di conquistare tutte le bestie. (C.F.)

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