Il Gatto e Bastet

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“Non si accarezza la gatta Bastet, prima di aver affrontato la leonessa Sekhmet” (detto Egizio)

Il Gatto è un animale Mercuriale, un essere lunare, è l’umido, il femminile, la terra, il notturno, contrapposto al maschile, a tutto ciò che è solare.
Gran parte delle sue eccezionali qualità dipendono dai sensi.
Un udito superfino, un olfatto prodigioso, una vista che funziona anche al buio, sono “strumenti” talmente sofisticati da permettere al Gatto di “vedere” una realtà molto più ampia di quella che è alla nostra portata.

“Ma sono i baffi del gatto che gli hanno fatto dare il suo nome; senza dubbio essi dissimulano un profondo punto della dottrina, e questa ragione segreta ha fruttato al grazioso felino l’onore di essere elevato al rango delle divinità egizie…..e se sapete perché gli Egiziani avevano divinizzato il gatto, non avrete più motivo di dubitare del soggetto che dovete sciogliere; il suo nome volgare vi sarà chiaramente noto.” (Fulcanelli. Le Dimore filosofali)

“È attraverso di essi (baffi) il gatto si orienta nell’oscurità, con la forma a X del radar di segnalazione e di telemetria e grazie a queste onde di cui il gatto è saturo, sino a non essere talvolta che un crepitio di scintille” (Canseliet. Mutus Liber)

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Nell’antico Egitto il Gatto era considerato la manifestazione terrena di Bastet, la dea della salute e divinità protettrice della fertilità, della maternità e delle gioie terrene (danza, musica e sessualità), rappresentata con il corpo di donna e la testa di Gatto. Infatti dalle immagini dipinte o scolpite nelle raffigurazioni di tombe e templi è possibile vedere come la dea Bastet era considerata: dea del canto e della danza, della prolificità degli uomini e degli animali, protettrice della maturazione delle messi e dei frutti e dea dell’amore. Nella sua mano sinistra, spesso veniva raffigurato un amuleto sacro a forma di occhio di Gatto, l’utchat, che aveva poteri magici. Il Gatto era venerato come un essere sacro, chi uccideva questo animale era punibile con la morte. Quando un Gatto passava a miglior vita veniva imbalsamato e la sua tomba era posta in un necropoli destinata esclusivamente a questo animale e tutta la famiglia egizia si rasava le sopracciglia.

image (Sekhmet)

La dea gatto Bastet, nella sua originaria forma aggressiva, veniva rappresentata come una leonessa guerriera. Spesso è collegata alla leonessa Sekhmet, una potente e selvaggia dea che sputava fuoco contro i nemici del faraone. Le leggende dicono che Bastet, nelle sembianze di leonessa, trascorse un periodo di tempo in esilio prima di ritornare in Egitto nella forma di un tranquillo gatto domestico. Tuttavia, come tutti i gatti, essa aveva i naturali impulsi di un predatore. E talora rappresentata come figlia del dio sole Ra, mentre decapita Apophis, serpente dell’oltretomba. Qualsiasi evoluzione culturale o spirituale abbia potuto influenzare il suo culto e la sua simbologia, Bastet è comunque un archetipo che sintetizza “l’addomesticamento delle forze selvagge e bestiali nella natura umana”. Essa è la personificazione della civiltà.

image (Bastet)

Il culto di Bastet includeva rituali di purificazione e di profumazione. E’ probabile che essa fosse associata ai cicli mestruali e alla fertilità. La profumazione e la purificazione implicate nel suo culto potevano cioè essere rappresentative della purificazione che il corpo femminile effettuava attraverso il ciclo mestruale. Inoltre il gatto era un simbolo di disponibilità sessuale. Il profumo di Bastet sarebbe dunque stato l’odore della seduzione.
Spesso associato ad Osiride, che ha confuso l’associazione dell’animale al Sole anziché la Luna. A tal proposito ci soccorre Paolo Lucarelli:
“Notiamo noi, ora, di questa inversione, che se i mesopotamici volsero l’attenzione al cielo con un affetto tutto particolare per il culto astrale, l’egiziano spostò lo sguardo verso la terra, anzi nella profondità di questa. Sull’Eufrate il cielo è maschio, femmina la terra. Per i nilotici, maschia è la terra, femmineo il cielo, non per contraddire, ma per opporre sullo stesso fondamento, una via di ricerca alternativa e simile. Non a caso, il testo più interessante che ci ha lasciato questa civiltà, descrive dettagliatamente il mondo infernale e sotterraneo. Potremmo quasi dire, avessimo prove certe per i tempi più antichi, che ai Babilonesi fu congeniale, dei due principi ermetici, il mercuriale; agli Egizi il sulfureo” (Alchimia nella terra delle piramidi. Abstracta n.41. P.Lucarelli).

Per cui lo stesso Osiride “diventa” simbolo della stessa Natura terrestre.
Il gatto con le sue nove anime è naturalmente psicopompo come lo stesso Osiride, signore dell’Oltretomba, chiamato spesso il Nero. Quel nero che nella mentalità occidentale viene visto in maniera sostanzialmente negativa, in quanto legato al buio delle tenebre, alla morte, al lutto, all’ignoto, ma che in altre culture ha valenze positive: è il colore del vuoto primordiale, del principio, dell’assoluto che racchiude le potenzialità che precedono la creazione del mondo, quindi della creatività latente. Quel nero che è anche la tonalità preferita da Iside, la Dea della buona sorte dall’anima felina e, di conseguenza, il Gatto nero era il più sacro per suoi devoti. Ed il gatto nero ha un pelo lucidissimo che ben riflette la luce…..
Anche gli antichi Greci ritenevano il Gatto un animale sacro, correlato alla dea Artemide, Dea della Caccia e della Luna. Narra la leggenda che la Dea potesse liberamente trasformarsi in un Gatto. Anche nell’antica Roma i Gatti erano sacri a Diana e si credeva che avessero poteri magici, concessi loro dalla Dea. Quando moriva un Gatto nero, veniva cremato e le sue ceneri sparse sui campi per propiziare un buon raccolto ed eliminare le erbe infestanti.

image (Artemide dell’Artemísion di Efeso – età ellenistica, Napoli, Museo Archeologico Nazionale, con animali leonini/felini)

Ma qual’è il segreto a cui allude Fulcanelli?
Il gatto è alla costante ricerca di dormire sopra i cosiddetti “nodi di Hartmann”, ossia quelle particolari intersezioni delle linee del campo magnetico terrestre che avviluppano tutto il pianeta ad intervalli regolari.
Se un uomo sostasse a lungo sopra uno di questi nodi, proverebbe una sensazione di spossatezza e via via di malessere: non così il Gatto, che sembra al contrario rilassarsi in questi nodi evitati da tutti gli altri animali. Questa percezione del magnetismo è nota in tanti animali, come ad esempio tutti i migratori, ma il Gatto fa di più, è come se fosse in connessione con l’Energia Oscura che permea tutto l’Universo. Se pensiamo che questa energia, teorizzata e dimostrata attraverso calcoli matematici ma non ancora avvistata per il già citato deficit sensoriale degli esseri umani, è in relazione con i riti magici ancestrali legati al concetto della Dea Madre, si comprende come gli Egizi avessero potuto divinizzare il gatto come esponente terreno della stessa divinità femminile universale.

“Esistono alcune cose nella natura nelle quali la bellezza e l’utilità, come la perfezione artistica e tecnica, si combinano in modo quasi incomprensibile: la tela del ragno, l’ala della libellula, il corpo stupendamente affusolato del delfino, e i movimenti del gatto” (Konrad Lorenz)

Il Gatto inoltre conosce istintivamente i segreti del benessere e dell’armonia, infatti i monaci zen ritenevano che era in grado di “mostrare la Via”. Molti si sono chiesti che cosa stiano guardando i Gatti quando si siedono così, fermi, apparentemente persi nei loro “pensieri”, o forse “a sognare ad occhi aperti”. Loro stanno guardando dentro, guardano la trama della vita attraverso loro stessi. Stanno osservando l’affascinante connessione, lo svolgersi di vite dentro alle vite, mondi dentro ai mondi. Gli animali sono sempre connessi alla trama della vita, non ne perdono mai la consapevolezza. Stanno ascoltando la dolce canzone della trama della vita, che li rassicura della bellezza senza fine.
Questa voce, o la loro canzone personale, è semplicemente il loro modo di vibrare. Proviene da loro in ogni momento, e conoscendo questa canzone, essi sanno sempre in che modo adattarsi, sanno esattamente qual è la loro relazione con ogni altra forma di vita, istantaneamente. Perciò, diversamente dagli umani, loro non si perdono mai.
Ma più di tutto, occorre cogliere ed osservare le sue sfumature, per imparare da lui a percepire i mondi sottili, le dimensioni invisibili che ci circondano.
Chiunque viva con un Gatto non ha alcuna difficoltà a riconoscere le sue facoltà psichiche ed extrasensoriali.
Alcune dottrine antroposofiche spiegano inoltre che molti animali e i Gatti in particolare, possiedono la capacità di vedere l’aura che circonda gli esseri umani, il corpo sottile, ovvero i colori che circondano una persona e che sono lo specchio dei suoi stati d’animo, delle sue paure e convinzioni, del suo stato emotivo e fisico.

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Il gatto astuto, intelligente, sensuale, inafferrabile, empatico, connesso, psicopompo, notturno, archetipo del femminile e forma animale dello stesso Dio Mercurio, la natura che vince la natura e la rende filosofale. (C.F.)

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1 risposta a “Il Gatto e Bastet”

  1. Maximilian ha detto:

    Dio ha creato il gatto perchè l’uomo potesse accarezzare la tigre (Richielieu).

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