Eris ed il pomo della discordia

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“A questi Marte, a quei Minerva è sprone, e quinci e quindi
lo Spavento e la Fuga, e del crudele
Marte suora e compagna la Contesa
insaziabilmente furibonda” (Iliade cap.IV. Omero)

Eris (dal greco antico Ἔρις, «conflitto, lite, contesa», in italiano Eride) è una figura minore della mitologia greca. E la personificazione della contesa, della discordia. Figlia, secondo Omero, di Era e Zeus e perciò sorella di Ares col quale spesso si accompagna. La Teogonia esiodea la fa invece figlia della Notte, che la generò per partenogenesi (senza bisogno di accoppiarsi) ma anche madre della Morte, della Vecchiaia, dell’Inganno, ecc. Un altro mito, riportato da Ovidio e dal Primo Mitografo Vaticano, vuole che Eris sia stata concepita da Era semplicemente toccando un fiore, senza che la dea giacesse con il divino consorte Zeus. Secondo Igino, invece, la Notte la concepì con Erebo (dal greco Ἔρεβος “tenebre”) figura presente nei miti della religione greca come divinità ancestrale, figlio di Caos e fratello della Notte stessa, e personificazione dell’oscurità. In quest’ultimo mito Eris risulterebbe allora appartenere all’era preolimpica, come un’incarnazione di una delle forze cui sono soggetti i mortali e le stesse divinità.

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Eris rappresenta dunque la Dea della Discordia. Si tratta di una divinità particolarmente sanguinaria e crudele, talmente crudele, che Omero nelle sue opere la chiama “signora del dolore”. Madre, dunque, del dolore, ma anche della carestia e di altre pestilenze. Suscitava battaglie, litigi ed anarchia. Ad Eris è affidato il compito di creare le occasioni che scatenavano le guerre, soprintese poi dal fratello Ares. La ritroviamo spesso al fianco di suo fratello Ares durante lo svolgersi di violente battaglie delle quali si compiace per il sangue versato e il numero di caduti. Eris è anche madre dei kakodaimones, ovvero i demoni inferi che fuoriuscirono dal vaso di Pandora per invadere il mondo con tutti i possibili mali. Virgilio racconta che la stessa Eris era a guardia delle porte e delle spaventose creature dell’Ade.
Tuttavia Esiodo rammenta comunque come la dea abbia, oltre a quella violenta, anche un’altra natura, che se compresa può essere d’aiuto ai mortali: quando si presenta nella forma della competizione, la dea è di stimolo agli uomini, spingendoli a superare i propri limiti e permettendo loro di conseguire risultati che la loro innata pigrizia renderebbe altrimenti irraggiungibili.

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La dea aveva un aspetto orribile, come quello di un demone, così come ce la descrive Virgilio (Eneide, VI.280), con serpi annodate con bende intrise di sangue in luogo dei capelli. Eris è spesso rappresentata alata, su numerosi pinakes e vasi in ceramica. L’arte la rappresentò sempre come un cattivo e pauroso demone, per lo più in compagnia di altri esseri pari suoi, infatti si accompagna spesso con Deimos (terrore) e Phobos (disfatta), ma anche le Erinni, le Keres, Enio, ecc.
Eris era raffigurata sullo scudo di Eracle, nell’atto di volteggiare intorno a Phobos (la paura), e la sua immagine terrificante era riprodotta anche sullo scudo di Achille.
Nel mondo etrusco, in particolare su alcuni specchi del VII secolo a.C., l’iconografia di Eris è quella di una giovane donna ingioiellata: in questo caso la dea è la personificazione della “contesa agonistica”, quindi priva della sua accezione demoniaca.
Il nome della dea Eris ha dato origine anche al termine “eristica”, l’abilità di prevalere nelle contese verbali; termine che può anche intendersi come tecnica di confutare argomenti o proposizioni senza tener conto della loro verità o falsità.
Eris è anche il nome del più massiccio pianeta nano conosciuto del sistema solare, secondo per dimensioni solo a Plutone. Si tratta di un oggetto ghiacciato orbitante nel sistema solare esterno con un’orbita molto eccentrica che lo porta ad una distanza massima dal Sole di 14,6 miliardi , il doppio della distanza massima di Plutone dal Sole. Originariamente soprannominato il Decimo Pianeta è stato poi classificato come un pianeta nano.

Omero ne offre un illuminante ritratto, descrivendola come «una piccola cosa, all’inizio» che cresce fino ad «avanzare a grandi falcate sulla terra, con la testa che giunge a colpire i cieli», seminando odio fra gli uomini e acuendone le sofferenze. Una simile rappresentazione si ritrova anche in Quinto Smirneo: mentre Eris cresce a dismisura, la terra trema sotto i suoi piedi, la sua lancia ferisce il cielo, dalla sua bocca si sprigionano fiamme spaventose, mentre la sua voce tonante accende gli animi degli uomini. Una straordinaria favola di Esopo (Favole, 534) racconta di Ercole che, camminando in uno stretto passaggio si imbatté in una mela posta sul suolo, Ercole cominciò a colpirla ma ad ogni colpo di clava la mela diventava più grande fino ad ostruire completamente il cammino. Atena, venuta in aiuto dell’eroe, gli spiegò che quella mela era come la dea Eris, più si tenta di distruggerla e più diventa grande e feroce, mentre se lasciata a se stessa rimane piccola e inerme.

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Eris ebbe un ruolo anche nella vicenda del vello d’oro, nell’epoca in cui questo era entrato in possesso di Tieste, consentendogli di diventare re di Micene, ai danni dell’altro pretendente al trono, Atreo. Zeus, che prediligeva quest’ultimo, ottenne da Tieste la promessa che avrebbe ceduto il trono se il sole avesse cambiato il suo corso. Quindi, il dio inviò Eris sul cammino del carro di Elio, e la dea pose il sentiero della sera sotto gli zoccoli del cavallo dell’alba, di modo che il sole quel giorno, giunto a metà della volta celeste, invertì il suo normale tragitto e tramontò. Testimone di tutto ciò, Tieste non poté rimangiarsi la promessa e dovette cedere il trono.
Ancora quando Politecno e Aedona peccarono di presunzione vantandosi di amarsi più di Zeus e Era, la regina dell’olimpo irritata e furiosa a causa tale affermazione, inviò Eris per punire i coniugi di Colofone, i quali a causa dei poteri della dea della discordia, cominciarono ad odiarsi e la loro bellissima storia d’amore si tramutò in tragedia quando Aedona assassinò suo marito Politecno.

L’episodio più significativo cui la dea è legata è quello però della mela della discordia. Furiosa per l’esclusione dal banchetto nuziale di Peleo e Teti, Eris giunse perfino a contemplare l’idea di scagliare i Titani contro gli altri Olimpi, che erano stati tutti invitati, e detronizzare Zeus. Poi, però, scelse una via più subdola per compiere la sua vendetta. Giunta sul luogo in cui si teneva il banchetto, fece rotolare una mela d’oro, secondo alcuni presa nel giardino delle Esperidi, dichiarando che era destinata “alla più bella” fra le divine convitate. La disputa che sorse fra Era, Atena e Afrodite per l’assegnazione del frutto e del relativo titolo, condusse al giudizio di Paride e in seguito al ratto di Elena che originò la guerra di Troia. Inizialmente la scelta spettava a Zeus, ma egli non voleva scegliere, perché avrebbe scatenato le ire delle dee “perdenti” in eterno. Decise quindi di affidare il compito a un mortale. Scelse Paride, perché, come avevano testimoniato eventi passati, il giovane era abile e giusto nel giudicare. Paride, principe di Troia, al quale, pur di ingraziarsene il giudizio, le tre dee promisero svariate ricompense: Atena gli promise che non avrebbe mai perso una guerra ed Era gli avrebbe invece conferito poteri immensi. Paride scelse però come vincitrice Afrodite, che gli aveva promesso l’amore di Elena, la donna più bella della terra. Sarà questa la causa scatenante della guerra di Troia, evento a cui saranno dedicati i poemi epici del ciclo troiano, tra cui l’Iliade e l’Odissea. (C.F.)

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Immagine: il “Giudizio di Paride” di Botticelli (1485-1488); di Pieter Paul Rubens (1638); di Luca Giordano (1680-1682); di Enrique Simonet (1904); di Floris Frans (1550-1560)

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