La “Femme aux serpents”, la faccia oscura della Sophia, la Signora del Mondo

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L’immagine riportata dal Maier nel V epigramma dell’Atalanta Fugiens “Poni un rospo sul seno della donna perché lo allatti, e muoia la donna, e sia gonfio di latte il rospo”, riprende un icona presente in molte chiese medioevali, nella variante più frequente della vergine che allatta due serpenti (oltre ai rospi) ai suoi seni. Tali immagini riportano alle correnti gnostiche dei Nasseni (dall’ebraico serpenti) e Ofiti (dal greco serpenti) che nel Medioevo venivano riprese dalle correnti dei Catari e Bogomili. Ma precedentemente l’immagine sembra ispirarsi alla dea egizia Isis, che allatta ai seni due coccodrilli, oltre alle stesse divinità babilonesi Isthar, Tiamat e Lilith.

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Una immagine simile la troviamo anche nella figura cinquantesima sempre dell’Atalanta fugiens: “Il drago fa morire la donna, e la donna il drago, 
e insieme sono cosparsi di sangue”. Canseliet così commenta: “Nel lavoro ermetico, affinché il minerale eletto divori la sua parte femminile, è necessario l’aiuto del fuoco segreto che egli cela internamente e che richiede, per liberarsi e divenire attivo, l’applicazione costante del suo simile elementare. Il freddo Drago produce in sé medesimo lo spirito Igneo, divora la propria coda, e rende benefici immensi a chi lo sa domare.
Questa forza di ogni forza è la stessa che la Medea, figlia di Ecate, dopo essere stata deflorata in una buia caverna da Giasone, dona ad egli stesso; la “rugiada di maggio” per soggiogare il mostro della Colchide. 
Così questa stessa Vergine possente preparerà il bagno di Giovinezza, nel quale rigenererà il corpo fisico del vecchio Esone, re e padre di Giasone.

Quando il Fuoco Elementare non “incontra” il suo nobile e similare Fuoco Segreto non solo non accadrà nessuna trasmutazione, ma in compenso avremo rovina, distruzione e desolazione. Le Aquile non voleranno più e sarà dato il personale contributo al regno del Serpente. 
(Canseliet. Alchimia, nuovi studi di simbolismo ermetico).

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La Sophia gnostica oscura veniva denominata Achamoth (in ebraico sapienza), termine utilizzato per distinguere l’Eone Sophia, ormai nel Pleroma, dalla passione della stessa Sophia, rimasta esclusa dal mondo divino. Da alcuni passi di Ireneo si può ricavare che lo sdoppiamento di Sophia in due unità, una superiore e l’altra inferiore, è probabilmente da attribuire alla scuola di Valentino. L’origine del peccato e del decadimento del divino nel mondo materiale è attribuito dalla gnosi valentiniana proprio all’ultimo Eone femminile, Sophia, poiché le varie emanazioni comportarono una degradazione progressiva. Scriveva Ireneo: «Ma si fece avanti l’ultimo e più recente Eone della Dodecade emessa da Uomo e Chiesa, cioè Sophia, e subì la passione senza l’unione col suo compagno di sizigia Desiderio» (Adversus Haereses, I, II ). La passione di cui si parla è desiderio di Sophia di conoscere e ascendere al Primo Essere, per sua natura inconoscibile.

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Erroneamente attribuita alla lussuria fine a se stessa , l’immagine quindi della “femme aux serpents” invece svela l’arcano iniziatico della “materia prima” come punto di partenza e strumento per compiere la Grande Opera. Il fuoco elementare e quello segreto si ricompongono, l’energia vitale (il desiderio) e la conoscenza, come i due alberi dell’Eden, si ricongiungono per permettere la trasposizione della Sophia nel Pleroma. La Grande Madre si illumina e si imbianca, la Materia viene redenta.

Quella “passione innocente”, energia vitale (serpente) e latte di vergine, comunque, diventa strada e viatico per raggirare lo stesso Demiurgo, Dio del mondo materiale generato dalla stessa Achamot, ed accedere alla Conoscenza del vero Dio (Gnosi). Quell’amore che nutre il desiderio e lo sublima. (C.F.)

Immag.: Femme aux serpents di diverse chiese romaniche, Emblema quinto e cinquantesimo dell’Atalanta fugiens di M. Maier; Stele di Iside-Hermutis che allatta il coccodrillo Sobek-Horus, Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano

 

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