Chirone, il centauro e l’eroe

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Espressione dell’intelligenza incarnata, derivante dalla destrezza delle mani, Chirone (in greco Χείρων, mano) è il centauro che associa la forza bruta, istintuale alle arti e scienze ed alla manualità creativa.
“Mentre l’io psicoanalitico è distaccato dalla famiglia ma dipende dalla società, l’io-centauro spazia sui un piano di significati che includono il senso della vita oltre l’adattamento e le necessità. Nel centauro l’autoaffermazione competitiva comincia ad essere trascesa in più soggettive motivazioni volte all’autorealizzazione, quale espressione del talento creativo.” (Boggio Gilot, 1994). Autorealizzazione come espressione del Sè individuale, del Daimon dell’eroe (Achille) e del suo percorso iniziatico di risveglio.

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Il guaritore ferito e il centauro che insegna sono due immagini diverse nel mito di Chirone, e come spesso accade nella mitologia la sequenzialità degli eventi sono sempre confusi e sovrapponibili. In effetti il centauro insegna la manualità all’eroe: Aiace, Achille, Aristeo, Asclepio, Atteone, Ceneo, Enea, Eracle, Fenice, Giasone, Oileo, Palamede, Peleo, Telamone, Teseo. La mano a cui allude il nome rappresenta anche lo strumento anatomico della scrittura, per cui diventa l’esperto di scienze, arti e medicina, quindi della conoscenza. Naturalmente questo fa contrasto con la natura selvaggia del centauro, dedito alla violenza, un contrasto evidentemente non casuale, che non può non far riflettere sul possibile risveglio dell’intelligenza nella carnalità e nella materia bruta (autorealizzazione) ma sottolinea anche che la stessa intelligenza, diremmo conoscenza di sé, inevitabilmente passa dal rapporto con la stessa materialità. Ecco il perché il senso della mente incarnata. L’episodio del suo ferimento, in teoria verso la fine del suo corso di vita, casuale ad opera di Ercole, potrebbe in realtà, sovrapponendo la temporalità, essere proprio l’evento che causa la sua trasmutazione. La sofferenza incessabile della sua ferita (essendo immortale, con evidente riferimento allo stato depressivo o nigredo che ne consegue) come risveglio e strumento necessario alla conoscenza di sé, come acceleratore evolutivo del cambiamento attraverso l’aumento della sensibilità (d’animo) ed apertura al femminino (comprensione), come discesa nell’oscurità attraverso la mortificazione dell’Io (e della carne) per l’accesso al Sé. (C.F.)

Immagini: “Chiron Instructing Achilles in the Bow” di Giovanni Battista Cipriani e “L’Éducation d’Achille” (1783), Paris, musée du Louvre, di Jean-Baptiste Augustin,  baron Regnault.

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