Il Mito

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MAAT

Alle radici della conoscenza: la mater-ia, l’empirismo logico, l’ordine e la moralità nella Maat egiziana

“… nel suo Regno (del Solfo) sta uno specchio nel quale si vede il Mondo intero. Chiunque guardi in quello specchio può vedervi e apprendervi le tre parti della sapienza di tutto il Mondo, cosicché diventi sapientissimo in questi tre Regni; quali furono Aristotele e Avicenna e molti altri che. come quelli delle età precedenti, videro in questo specchio anche come è stato creato il Mondo. ” (Novi Lumini Chemici Tractatus alius De Sulphure, in J.J.Mangeti Biblioteca Chemica Curiosa, Lib. III, sect. II, subsect. XI.)

Maat, nella religione egizia rappresenta l’ordine cosmico. Maat era raffigurata nell’arte come una donna con ali e una piuma, spesso di struzzo, sulla testa come simbolo di purezza. Essendo la forza dell’ordine e della verità, si pensava che Maat fosse venuta in esistenza al momento della creazione, considerandola dunque un’entità autocreatasi. Successivamente è stata considerata figlia di Ra o di Atum e fu mandata da Ra sulla terra per diffondere la luce e portare la pace. Quando, nell’antico Egitto, cominciò a stabilirsi la fede di Thoth si iniziò ad affermare l’idea di Maat come madre dell’Ogdoade e di Thoth come il padre. Thoth, patrono delle scienze esatte, infatti è il suo sposo, anzi più precisamente, il fecondatore di Maat. Negli inferi così come erano intesi dalla religione egizia (il Duat), i cuori dei morti erano soppesati nella Sala delle due Maat su una bilancia custodita da Anubi. Su uno dei piatti veniva posto il cuore del defunto, mentre sull’altro c’era la piuma di Maat (psicostasia). Se pesava più di questa, il cuore veniva divorato da Ammit e il suo possessore era condannato a rimanere nel Duat. In caso contrario, l’anima pura di cuore veniva condotta da Osiride nell’Aaru.
Gli Egizi credevano che senza l’ordine di Maat ci sarebbe stato soltanto il Caos primordiale e quindi il mondo non si sarebbe nemmeno creato. Infatti nel mito cosmogonico il demiurgo Ra, unico Uno creatore di ogni cosa, si manifesta sulla collina sorta dall’oceano primordiale del Nun dopo aver messo Maat dove prima era il Caos, poiché a potenza demiurgica è essa stessa limitata e ordinata da leggi matematiche.

Nella composizione del vocabolo Maat appare il simbolo del cubito, lo strumento di misura lineare degli antichi egizi, un concreto concetto matematico immediatamente reso astratto nel senso di ordine, verità, giustizia. Simbolo geometrico di questo ordine è un rettangolo da cui sorge la testa piumata della dea, che delimita anche il cosiddetto Lago della Verità (suggestivo poi questo articolo sul rettangolo di Maat http://www.universology.com/sarcomaat.html).
Il termine Maat riappare in copto, in babilonese e in greco. In greco la radice: Ma, Math, Met entra nella composizione di vocaboli contenenti le idee di ragione, disciplina, scienza, istruzione, giusta misura: «mâthéma», disciplina, scienza; «mathèmatikós», matematico; «mathèsis», atto d’imparare: «mathétéuo», istruisco: «métron», misura e in latino il termine mat-eria indica ciò che può essere misurato. All’inizio del Papiro Rhind si trova questa affermazione: “Il calcolo accurato è la porta d’accesso alla conoscenza di tutte le cose e agli oscuri misteri”.

“Insieme alla Vita, al cui simbolo è spesso correlata, rappresenta l’elemento della conservazione, quello che soprattutto va mantenuto perché il resto continui a durare. In ermetismo diremmo che essa rappresenta il principio salino, fonte di ogni possibile corporificazione, e il cristallo, ordine per eccellenza in natura. Il glifo della dea la mostra accosciata: dette origine nel tempo al simbolo astrologico della Vergine, segno di terra” (Paolo Lucarelli).

Posizione accosciata che verrà ripresa dall’iconografia della Madonna ma con la differenza che la dea Maat appare in procinto di rialzarsi (un ginocchio flesso a terra ed un altro alzato da terra) quasi a sottolineare la resistenza e la reattività oltre all’accoglienza (vaso) della Vergine. Curiosità: Il Maat Mons, o monte Maat, è il nome dato al rilievo più elevato di natura vulcanica del pianeta Venere.

Una fisica sacra dunque quella egiziana più che una religione che riconosce nell’armonia, la misura, l’ordine e soprattutto l’empirismo, l’osservazione delle leggi naturali ed il calcolo matematico le basi della civiltà, una conoscenza perfettamente coerente con la moralità della coscienza….quella che sarà la base poi dell’alchimia stessa. (C.F.)

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