Particolare del Trittico del giardino delle delizie

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Il vero Inferno è quello dove non è possibile la conoscenza (e l’amore)

In questo particolare del Trittico del giardino delle delizie di H. Bosch (immagine di copertina del blog) nel pannello destro definito l’inferno musicale, si osserva una donna abbracciata da un demone nero con un rospo sul petto e con uno specchio difronte, adeso ai lombi di un altro (forse) demone verde, dal vago aspetto di albero della natura, ai piedi di un ipotetico Lucifero o Principe dell’inferno stesso, impegnato ad ingerire uomini peccatori. Wikipedia parla di metafora di uno dei sette peccati capitali, in questo caso la superbia. Ma Bosch secondo me ne sa una più del diavolo….

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Vediamo, innanzitutto, che non è una peccatrice comune quella che appare raffigurata, perché la stessa figura femminile la troviamo nel pannello di sn. dove rappresenta Eva, nella sua creazione con Adamo e Dio (la figura occupa la stessa posizione nel lato inferiore dx. dei due pannelli), attraverso quella “forma triangolare” dei suoi protagonisti, dove ben si evidenzia la vivace comunicazione tra i tre attraverso la raffigurazione di punti di contatto fisico tra Adamo e Dio e Dio ed Eva.

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Nel particolare in esame invece la figura femminile assopita, ammaliata da un coniglio nero, riflette soltanto la sua letargia nell’improvvisato specchio sui “fondi” anonimi di un essere sconosciuto (il cui colore verde e l’aspetto ramificante dei suoi piedi richiama la Natura). Una Venere spenta, il cui riflesso non illumina il buio Inferno in cui è decaduta. Il rospo non si nutre ai suoi seni senza latte (richiamo all’ablactatio Alchemica) mentre il coniglio nero (qualcuno potrà associarlo a quello dell’interessante film Donnie Darko, la cui simbologia invito a trovare) è intento nella sua opera di assopimento della “conoscenza”, della nostra ormai ipotetica Venere-Sofia.

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Il tutto mentre il principe del male, un Lucifero non più portatore di luce, è intento a divorare uomini per placare la sua fame senza fine, quella di un “lupo vorace” disgiunto dal suo alter ego Apollo (il tutto sempre in un immagine triangolare: Venere, coniglio nero e Lucifero, dove la comunicazione non è più armonica ma a cascata).
Mentre non più bianche colombe o fiori ma uccelli neri sono partoriti dai deretani degli uomini, rappresentazione di una vita che si svolge soltanto dal “di dietro” come trionfo dei bassi istinti a danno dell’intelletto.

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Una rappresentazione comunque della vittoria dell’Io a scapito del Sè, reso possibile soltanto con l’assopimento della conoscenza ed il riflesso soporifero di una Venere che più non incanta….(C.F.)