Madre ed Ombra

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“Ogni anima ottiene per sé quanto corrisponde alla sua natura e genera un Eros secondo i suoi meriti e la sua essenza” (Plotino)

“Le ombre plasmano le forme del desiderio dell’uomo” (Sting, Desert Rose)

“Non tutto ciò che è Nero è buio, 
non tutto ciò che è Oscuro è Male, 
non tutto ciò che è Morte è Fine, 
ma è, misteriosamente, Luce, Vita e Principio 
di un anelito divino che brama al suo manifestarsi, 
rinchiuso nel ventre di sua Madre”
(Eleazar)

“Sono la madre di ogni forma, da me l’origine di ogni cosa, quello che non è diventa possibile, quello che è possibile diventa reale, ma ciò che non è reale alimenta la mia forza; la mia forza nasce infatti dal fuoco del desiderio e dalla negazione dello stesso, il desiderio è l’origine della vita, la vita è la fonte della conoscenza, quindi io ne sono la sua matrice. Sono la notte, la generazione, la Vergine nera, il Drago degli abissi, il Mercurio non ancora filosofico, la Pietra angolare. Due sono i miei figli, fratello e sorella, quest’ultima mi è affine, è la rigenerazione, la Sposa, ma è madre anch’essa, benché figlia. È l’Alba dove io sono la Notte, come io sono l’Ombra, dove la Luce è Creazione. Sono femmina dove c’è il maschio, ma integro le due nature dove è assente. Vivo nella profondità, nei recessi, come la radice di una quercia. Benché sia occulta posso generare il frutto più luminoso, ma solo se sono nutrita. E mi nutro della luce e gli compiaccio per fare di ogni cosa la Cosa unica”. (C.F.)

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“L’Anima Mundi rappresentata traboccante di latte tiene il camaleonte (simbolo di mascheramento e volubilità, caos e moltitudine) nella destra e l’aquila (simbolo dello Spirito, del Conscio) nella sinistra. Inoltre il suo corpo appare come la terra dei sette metalli planetari, le sue mammelle sono la fonte del latte di vergine, la bocca esala l’aria del divino spirito dell’ispirazione, mentre i capelli fiammeggiano col fuoco della passione e dell’amore celestiale. Il soffio divino, l’aquila e i piedi alati di Mercurio sono attributi maschili che dotano la dea alchemica di una qualità ermafrodita che si evidenzia anche dal sole e dalla luna posti nei globi oculari. La Magica anima del mondo combina e sintetizza i quattro elementi antagonisti. Dunque rappresenta lo spirito nella materia “che anima ogni cosa” e la linfa nella materia “che nutre ogni cosa”. In primo piano due adepti, uno coronato si appoggia a due storte unite (con successo) ed indica con fierezza la pietra squadrata dei filosofi, l’altro più sommesso indica l’interno della sua storta, ermeticamente chiusa, dove si svolge ancora una furiosa battaglia tra un serpente ed un basilisco. La conflittualità ancora irrisolta riflette la natura non sempre benigna della Dea Madre (estrapolato da Alchimia di Fabricius)”
Immag.: frontespizio del “Collectanea chymica leydensia” di C. L. Morley, 1693.

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La Vergine delle Rocce

La prima versione della Vergine delle Rocce è un dipinto a olio su tavola trasportato su tela (199×122 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1483-1486e conservato nel Musée du Louvre di Parigi. La seconda versione, databile successivamente (1499-1506) è conservata invece alla National Gallery di Londra.
Le diverse interpretazioni del dipinto di Leonardo, con le diverse allusioni alla mano della Vergine (che ricorda quella di un rapace) ed all’aspetto enigmatico dell’angelo, che indica, nella prima versione, il Sangiovannino Battista, richiamano, come il contesto della rappresentazione, con rocce, viscere e profondità naturali dello scenario, il simbolico mistero della Maternità e la sua relazione con la manifestazione oscura della Materia. Quella Natura occulta come ponte ed Ombra della Luce, dalla sua versione umana (San Giovanni Battista) a quella divina (Gesù Bambino).

Osservando i due dipinti risalta subito agli occhi le diverse tonalità di colore, dove prevale la luce, l’oro e la luminosità nel primo, troviamo il buio, l’argento lunare riflesso sulla pelle ed il blu e l’ombra nel secondo, chiaro effetto dei due momenti diversi (giorno e notte) dell’illustrazione. Ma anche le immagini dei protagonisti rivelano aspetti contrastanti al variare della luce, come ad esempio l’angelo che rivela nel dipinto “diurno” una forma corporea, che per il volume eccessivo del bacino e gli arti inferiori (dove si rileva inoltre un piede piuttosto robusto per la grazia dello stesso), richiama alla mente piuttosto un arpia o una sirena alata. Mentre il contesto roccioso che fa da sfondo si arricchisce di simboli fallici nella versione “notturna”. Il Mercurio comune (o primo Dissolvente o acqua pura) ed il Mercurio dei filosofi (acqua permanente o Rebis o Dissolvente Universale) dopo l’azione del primo con l’Oro filosofico o Solfo vivo possono essere inoltre “intravisti” con occhio alchemico nei due dipinti (con inversa sequenza….). (C.F.)

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