Le madonne-scrigno o la “Vierge ouvrante”, ossia la rivincita del femminino…

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“La “Vierge ouvrante” che esternamente è l’umile “Madre col bambino” a noi così familiare, quando si apre rivela il segreto eretico da lei custodito: Dio-Padre e Dio-Figlio, di solito rappresentati come signori del cielo che elevano a sè in un atto di grazia la dimensione ‘puramente femminile’ degradata e terrena, si rivelano contenuti in lei, quali contenuti del suo corpo che tutto copre” (La Grande Madre, pag.328, di E. Neumann)

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L’aspetto eretico di queste rappresentazioni, la Vergine che ingloba il figlio, il padre stesso e lo Spirito santo, la santissima Trinità all’interno della Quaternità e non viceversa come l’assunzione del Quarto dal Tre, come predominanza del femminile sul maschile, non poteva essere evidentemente accettato dalla chiesa cristiana, ed infatti sembra abbia determinato una massiccia distruzione di queste statue in legno, ridotte in pochi esemplari. L’aspetto inoltre del segreto contenuto, rimanda anche al concetto della Materia Prima e della Quintessenza, quel processo alchemico di estrazione dell’oro filosofale dalla Materia Vergine che lo contiene, spesso rappresentato come Pietra Nera (Nigra sum) che rimanda all’Iside Egizia, le Vergini Nere ed il culto di Cibele.

A questo punto appare interessante la scoperta di una Vergine Nera ouvrante, in Valle d’Aosta:

” Da secoli sotto gli occhi di tutti, la nera Madonna d’Oropa sull’altare
laterale destro della Parrocchiale di Antagnod solo adesso ha svelato il
suo straordinario segreto. Si tratta infatti di una preziosa Vierge
Ouvrante lignea del XIV secolo, l’unica finora rinvenuta in Valle
d’Aosta. Ne restano in tutto solo una quarantina, in quanto esse vennero
deliberatamente distrutte perchè teologicamente scorrette, prima dai
Protestanti in area svizzera e tedesca, poi anche in zona cattolica in
seguito alla Controriforma e alla condanna papale del 1745.
Notre – Dame d’Antagnod, seduta in atteggiamento di Maestà, vestita di un
manto dorato foderato di rosso su di un abito a scollo quadrato,
sorregge in piedi sul suo ginocchio sinistro un Bambino Gesù vestito di
una tunichetta argentea e in atto di benedire, mentre la sua mano
sinistra regge un piccolo globo. Si tratta di una iconografia piuttosto
comune in Valle d’Aosta e zone limitrofe e che richiama la miracolosa
Vergine di Losanna. La parte anteriore della statua di Antagnod però si
apre, divisa in due antine, mostrando al suo interno una statua della
Santissima Trinità che ripete gli stessi colori dell’esterno (oro,
argento e rosso) mentre la carnagione ha mantenuto la primitiva
colorazione chiara.Un Padre Eterno biondo e dagli occhi azzurri regge il
Crocifisso mentre la colomba dello Spirito Santo scende dalla sua bocca
verso il Figlio. All’interno delle antine sono dipinti a tratti fluidi
due angeli inginocchiati avvolti da un manto rosso. Le caratteristiche
portano a localizzare l’opera in zona alto – renana.
É probabile che davanti a questa statua si sia svolto il rito del répit,
testimoniato nel 1558 nella Parrocchiale di Ayas. Esso consisteva nel
deporre i bambini nati morti davanti a certe statue ritenute miracolose
perché tornassero momentaneamente in vita in modo da ricevere il Battesimo.
La Vergine, attualmente in restauro, verrà nuovamente esposta ad Antagnod.
(Rosella Obert ed Alina Piazza)

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(Vergine di Antagnod)

Queste statue, quindi, spesso di legno, prodotte in epoca medioevale fino al XV° secolo, rimandano a diversi aspetti della funzione della Dea Madre: il proteggere, il contenere, il custodire, il nutrire, lo spazio e il tempo, la dimensione fisica che ingloba quella spirituale, il rapporto ouroborotico tra principio e fine (Madre-Figlio-Padre) e non ultimo l’aspetto epistemologico fondamentale della Forma-formante il contenuto e di conseguenza del primato del femminile sul maschile ( e delle emozioni sul pensiero). (C. Ferraro)

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