Esoterismo, arte e religione

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“Sic transit Gloria mundi”, ovvero la caducità e la putrefactio del Papa (e del Fuoco)

Sic transit gloria mundi (in lingua italiana: “così passa la gloria del mondo”; in senso lato: “come sono effimere le cose del mondo”) è una celebre locuzione in lingua latina che deriva da un passaggio dell’Imitatio Christi: “O quam cito transit gloria mundi” (Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo”). L’opera religiosa (De Imitatione Christi) è del XV secolo, scritta in latino, in ambiente certosino e delinea il percorso ascetico attraverso l’imitazione delle orme del Cristo (Christomimesis). Analogo il senso della locuzione “Mundus transit et concupiscentia eius” (“Il mondo passa e così la sua concupiscenza”) nella prima lettera di Giovanni. Con la pronuncia di tale locutio comunque veniva investito della sua carica il neo eletto pontefice all’atto di sedersi sui tre seggi. Il modo con cui il nuovo Papa, doveva sedersi tra quei due seggi (che simboleggiavano l’autorità degli apostoli Pietro e Paolo) infatti era un vero e proprio rito mortuario. Il Papa anticipava simbolicamente il suo inserimento della successione dei papi defunti. Il rito di insediamento del nuovo Papa al Laterano si era dunque fatto carico di un forte discorso sulla caducità del Papa intesa nella sua dimensione di persona fisica.
Con esse si intendeva rammentare al vescovo di Roma, nonché capo della Chiesa cattolica, la transitorietà del potere temporale e quanto, in ogni caso, la vita sia caduca così come sia vano ogni sfarzo del mondo terreno. Dopo la cerimonia di incoronazione, infatti, il cardinale protodiacono si avvicinava al nuovo pontefice (che sulla sedia gestatoria stava transitando lungo la basilica di San Pietro) e, pronunziando la frase latina, accendeva della stoppa posta su un’asta: come la stoppa brucia e si spegne in un batter d’occhio, così anche la gloria del mondo svanisce in poco tempo. Questo rito della stoppa, che finì per diventare simbolo esclusivo della transitorietà del potere del Papa regnante, ha un suo precedente storico nella figura di Alessandro II, che a Bisanzio, attraverso un accolito che presentava al neo eletto imperatore della stoppa di lino, doveva indurre l’imperatore stesso a vedere i limiti di ciò che aveva.

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La locuzione inoltre era presente, secondo la leggenda, sull’anello di Papa Silvestro II (Gerberto di Aurillac papa tra il 999 ed il 1003) all’atto dell’apertura del suo sepolcro nel 1684, allorquando il corpo dello stesso fu trovato intero (tagliato a pezzi per sua richiesta all’atto della sepoltura) e adornato dei suoi paramenti pontificali, solo per un attimo prima di dissolversi lasciando solo l’anello suddetto. Il Papa mago, come fu definito, in quanto uomo di scienza e appassionato di alchimia, fu legato ad una donna (Meridiana) di attribuita natura diabolica e costruttore di un robot-automa dalla testa d’oro.
Un cronista inglese, autore di un Chronicon scritto tra il 1135 e il 1174, racconta che si era diffusa la voce secondo cui, quando si avvicina la morte del pontefice, dal sepolcro di Papa Silvestro II, posto nella basilica di San Giovanni Laterano, esce una tale quantità di umidore che tutti intorno si crea del fango. Se invece è imminente la morte di un cardinale o di una persona di alto rango, appartenente al “ceto dei chierici della somma sede apostolica “, dal sepolcro scorre tanta acqua da essere completamente irrigato.
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La locuzione, inoltre, bisogna aggiungere viene citata anche a proposito di insuccessi seguiti a grandi trionfi, a volte in tono scherzoso, oppure in occasione della morte di personaggi famosi. La sentenza Sic transit gloria mundi è usata anche come epitafio, leggibile in molti cimiteri del mondo, incisa su lapidi e tombe di personaggi che in vita hanno goduto di popolarità. Venne usata comunque da Angelo Giuseppe Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII) quando seppe che Mussolini era stato destituito il 25 luglio 1943, e dallo stesso Berlusconi alla morte di Gheddafi
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La locuzione latina infine viene riportata anche nella villa del Marchese di Palombara a Roma, come riferisce Canseliet nel suo “Due luoghi Alchemici”, dove indicando la fragilità della parte materiale della Dimora (dell’uomo), sottolinea il mistero della putrefazione del fuoco, del padre o del sole centrico della terra rotonda. Ci ricorda probabilmente che lo stesso spirito vitale, che regge questa manifestazione materiale, il fuoco (punto) del centro (simbolo del sole) è destinato comunque ad estinguersi e questi scambi tra il fuoco e la periferia (materia), necessari alla sua organizzazione, dovranno cessare alla morte del fuoco, per ritornare alla Materia arida e disorganizzata. Il cerchio privato del suo punto centrale è infatti l’immagine del Caos. Ma un nuovo ciclo di vita sarà pronto dalla sua stessa fine per il mistero della verità eterna. (C.F.)
Immagine: Juan de Valdés Leal, Finis gloriae mundi (1672), Hospital de la Caridad di Siviglia; Papa Silvestro II, eletto Papa nel 999; Martino Polono, Papa Silvestro II e il Diavolo, illustrazione dal Martini Oppaviensis Chronicon pontificum et imperatorum (Cod. Pal. germ. 137, Folio 216v), 1460 ca.