L’estetica e la conoscenza

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Nelle figure del Mito sicuramente un posto di rilievo è quello di Venere/Afrodite, Dea dell’amore e della bellezza. La stessa bellezza della Dea spesso viene ad essere rappresentata come la qualità intrinseca dell’Anima, in particolare Hillman afferma che la bellezza dell’anima è rappresentata dalla presenza della sua immagine: “La rivelazione dell’essenza dell’anima, il vero manifestarsi di Afrodite nella psiche, il suo sorriso, nella lingua dei mortali è chiamato “bellezza”. Tutte le cose, in quanto mostrano la propria natura innata, presentano l’aureità di Afrodite; esse risplendono, e sono estetiche per questo. La forma visibile è un’esibizione di anima. L’essere di una cosa è rivelato nella manifestazione del suo Bild, l’immagine” (J.Hillman)

Ma se l’immagine dell’anima e della stessa Venere del mito che si mira allo specchio è soggetto che agisce essa diventa anche oggetto del suo agire ed in questo entra in gioco il figlio Cupido/Eros: “Eros è un gran Dèmone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demoniaco è intermedio fra Dio e mortale. Ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo” (da Simposio di Platone).
Ma esistono diversi Eros (anche come primo Dio della Teogonia all’inizio della creazione) e quello generato dalla bella Venere come Cupido o concepito durante il banchetto per la nascita della stessa Afrodite (Simposio di Platone) è un Eros attratto dalla bellezza:
“Eros è il demone che si dice accompagni ciascuno di noi ed è l’Eros di ciascuno. Esso produce in noi i desideri naturali; ogni anima ottiene per sé quanto corrisponde alla sua natura e genera un Eros secondo i suoi meriti e la sua essenza” (Plotino)

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Ma se Eros per i Greci era l’amore fisico esistono anche altre forme d’amore come la “Philia” amore per ciò che è affine. Sappiamo che l’anima è il ponte di congiunzione tra il mondo fisico e quello divino ed il campo del suo agire, tra il corpo e l’intelletto: “Se nel mondo mancasse l’anima, allora nè l’intelletto sarebbe attratto verso il corpo nè il corpo sarebbe attratto verso l’intelletto” (Marsilio Ficino).
Ed in questo movimento discensionale e ascensionale i due mondi sono destinati a comunicare tra loro attraverso l’Anima. Ed un anima sublime resta sempre più attratta dalla bellezza:

“Qualunque sia la sua apparenza, la bellezza, nel suo sviluppo supremo, induce alle lacrime, inevitabilmente, le anime sensibili.” (Edgar Allan Poe)
“Non c’è niente al mondo che desideri la bellezza e sappia diventare bello più dell’anima… Perciò pochissimi resistono al fascino di un’anima che si dedica alla bellezza.” (Maurice Maeterlink)
“Se la filosofia nasce nel philos – è legata ad Afrodite anche se in un altro modo; perché il significato originale di Sophia è l’abilità dell’artigiano, del carpentiere, del navigante, dello scultore. Sophia si origina e si connette alle mani estetiche di Dedalo e di Efesto, legato innegabilmente ad Afrodite e intrinseco alla sua natura” (J.Hillman)

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La bellezza diventa la conoscenza nella forma di “Sofia”, l’abilità come il giusto ordine delle cose ed il loro vero significato, l’armonia delle parti come l’immagine della loro essenza e funzionalità.

“L’informazione fa e anima l’essere vivente” (Pierre Grassé)

L’informazione diventa significato o “quanto di significato” come definito da qualcuno e la coscienza viene ad essere come ciò che possiede la facoltà di percepire il significato di un’informazione. L’informazione quindi come energia “intelligente” o antientropica: “Un sasso, come un lago o un orologio sono un insieme di atomi che non mostrano nessuna attività globale e unitaria, se spezziamo un sasso in frammenti abbiamo tanti sassi. Un albero, una persona o una balena sono insiemi formati da cellule che mostrano un’altissima integrazione informatica, e una evidente unità. Quando vediamo “una” balena o “un” bambino percepiamo prima l’unità che le parti di cui sono formati, non percepiamo “una massa di alcuni miliardi di cellule a forma di bambino” ma la sua individualità, l’unità di informazioni e di significato, che si manifesta come unità di coscienza.
E’ l’unità centrale che li anima e ne permette la funzionalità biochimica, emozionale e psichica. L’intera sequenza dei processi biochimici e neuropsichici di un organismo vivente può essere infatti osservata come una complessa rete o ciclo di elaborazione di informazioni che possiede una specie di nodo centrale, di centro cibernetico” (Nitamo F. Montecucco) ed ancora: “ogni unità, in quanto organismo vivente, si alimenta di materia-energia, e si alimenta di informazioni-coscienza ossia vive in un continuo processo di conoscenza di sé e dell’esistenza. L’intero processo evolutivo è un processo di espansione e complessificazione della conoscenza. Ogni passo evolutivo si manifesta sincronicamente come aumento di complessità strutturale e informatica, ossia come incremento dell’ordine nel corpo e nella coscienza.
Se osserviamo il processo evolutivo dal punto di vista dell’aggregazione delle unità in unità maggiori, possiamo descrivere solo tre grandi salti: il primo, avvenuto agli albori della nascita dell’universo, durante il periodo inflazionario quando le particelle elementari si sono aggregate a formare gli atomi, poi il secondo, sulla Terra, dagli atomi alle cellule e il terzo dalle cellule agli organismi multicellulari.
Negli animali multicellulari poi l’evoluzione della coscienza è precisamente riflessa nello sviluppo del sistema nervoso. Nel sistema nervoso umano, così come nella sua coscienza, sono rappresentate tutte le principali strutture che hanno caratterizzato il suo percorso evolutivo: dall’unicellulare, al cordato, al rettile, al mammifero fino al livello umano. I tre livelli evolutivi presenti nel nostro cervello (rettile, mammifero e umano) ne sono la più tangibile evidenza. Ogni salto di comprensione e di sviluppo delle capacità strategiche di sopravvivenza può essere ritrovato nel sincronico modificarsi e complessificarsi del cervello. La tesi di una evoluzione casuale può essere scartata dalla semplice evidenza dell’incremento con cui gli organismi viventi si evolvono in ordine e complessità. Se questo processo fosse casuale si avrebbe necessariamente che la complessità di un organismo sarebbe inversamente proporzionale al tempo di evoluzione, mentre in realtà osserviamo esattamente il contrario: tanto più gli organismi viventi diventano complessi tanto più aumenta la velocità con cui evolvono. Dalla prima cellula procariota (senza nucleo) ai più evoluti unicellulari eucarioti (con nucleo) sono occorsi circa tre miliardi di anni, mentre dal primo microscopico unicellulare marino all’essere umano sono occorsi solo settecento milioni di anni e l’intera storia umana, dal primo ominide ad oggi sono solo trenta milioni di anni.
Più la coscienza si evolve, più rapidamente trova le logiche e sviluppa le potenzialità della propria intelligenza” (Nitamo Federico Montecucco)

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Ma eravamo partiti da Afrodite e attraverso la Sofia siamo arrivati all’evoluzione della Coscienza. Cosa c’entra dunque la bellezza con la coscienza? Ancora Hillman:  “La Bellezza è una necessità epistemologica; è il modo in cui gli Dei toccano i nostri sensi, raggiungono il cuore e ci attirano nella vita”. Quindi la Bellezza come Immagine (interna o esterna) diventa veicolo dell’essere e l’unica forma di connessione tra l’Uomo e il Mondo, tra l’Uomo e l’Uomo, tra le cellule e le cellule e così via. Quello spazio-medium informativo veicolato dalla forma, l’Anima (ed avevano ragione gli alchimisti sull’importanza del Vaso) teso al processo evolutivo che altro non è che il graduale ritorno alla forma Unitaria dove l’attratto e l’attrattore (maschile e femminile) erano ancora uniti….(C.F.)

“Togli ai cuori l’amore per il bello, e avrai tolto tutto l’incanto della vita.” (Jean-Jacques Rousseau)

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John William Waterhouse: The Lady of Shalott, 1888;
Psyche entering Cupid’s Garden, 1903;
William-Adolphe Bouguereau: Il rapimento di Psiche, 1895; Giovanetta che si difende da Cupido, 1880; Head Of A Young Girl, 1898.

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