Cognitivismo alchemico: il “riflesso” della Conoscenza

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La mente costruisce significati, attribuisce valori, in questa costruzione “si riflette”.
Questi valori, sensi, sono i contenuti riflessi del suo stesso essere. Se l’oro è la mente, la coscienza, l'”agens”, colui che agisce il significato, l’argento rappresenta il “patiens”, quello che il significato lo soffre; quindi tali valori, in particolare, rappresentano l’affettività del senso (sentimento), quello che la mente “investe” di sè nell’attribuzione di quel significato: “ci si propone di scoprire e di descrivere i significati che gli esseri umani creano in base al loro contatto con il mondo ed in seguito di formulare ipotesi sui processi di costruzione di significato coinvolti in queste operazioni. La rivoluzione cognitiva prendeva in considerazione le attività simboliche che gli esseri umani utilizzano per costruire ed attribuire un senso non solo al mondo ma anche a se stessi” (Bruner, 1997).

Ma noi stessi siamo quindi soggetto ma anche oggetto di attribuzione di significato da parte di altre menti, quelle dei nostri genitori, partner, figli e società e dal loro rapportarsi a noi. Pertanto investiamo e siamo investiti di significati ed in particolare del valore “affettivo” degli stessi. Questo scambio continuo di valori sono la nostra trama di significati, dove tra l’agire ed il “riflesso” sull’agire nella costruzione degli stessi si evidenzia un confine inevitabilmente labile e indefinito.
Ma il dare senso implica necessariamente anche la possibilità di riconoscersi, il conoscere sè, se la mente se ne riappropria. Nel fare ciò la coscienza (l’oro, il sole) attraverso il “suo” argento (il significato implicito o esplicito delle sue attribuzioni) può rispecchiarsi e individualizzarsi (ricongiungersi). Nel fare ciò la mente quindi può riprendere quanto è di proprio e non riferirlo all’altro (proiezioni). Queste fasi del processo prevedono momenti di fissazione dell’esperienza di Sè, dove si ha il corpo di tale riflessione, questo è il Sale Alchemico. Noi siamo questo Sale, la nostra esperienza di Sè, rettificata o meno dal nostro autosservarsi.

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fuoco_naturale&filos

L’immagine mostra come la costruzione di un significato può essere riflesso del processo di autoconsapevolezza perfetta, il Sè. La Mente come lo Spirito Santo, o la stessa come strumento dello Spirito, costruisce (feconda) l’immagine perfetta di se stessa attraverso il suo argento/Materia (lo specchio è sempre di argento) riflesso perfetto del Sole, mediante quell’attribuzione di significato/valore più prossimo alla sua stessa Natura “divina”(Amore). La Materia pura e sublime, senza macchia, la Vergine come (Seconda) Madre di un riflesso di conoscenza tale, da cristallizzarsi nel vero Sale della Terra (Cristo-Gesù Bambino), nella piena consapevolezza di Sè (Piccola Opera). Una piena consapevolezza “rettificata” sull’agire della Coscienza, tale da rivelarne la sua stessa Natura, che a sua volta costruisce il significato riflesso più puro (Madonna) che ne rinforza la sua autoconoscenza (e l’Io diventa il vero Sè). Il processo è naturalmente circolatorio e prevede diverse reiterazioni dello stesso. L’immagine contro laterale mostra l’effetto “distruttivo” della Coscienza quando non si autoriflette (Ego) ma aumenta (amplifica) il suo agire…

image(Riflesso, equilibrio, giustizia, benessere e conoscenza)
E migliorando la conoscenza di Sè, inoltre, noi possiamo permettere anche la migliore esperienza dell’altro e promuovere la sua stessa autoconoscenza, liberandolo dal nostro stesso attribuire. Questo ulteriore lavoro trasforma l’esperienza di sè in “redenzione” dell’altro (Rubedo). (C.F.)

“L’Anima è un fattore umano sconosciuto che rende possibile il significato, che trasforma gli eventi in esperienza e che si comunica nell’amore” (Hillman J., Il mito dell’analisi)

“Tu ed io non siamo due. Per l’identita’ della forma, per l’origine e la fine siamo Uno.
Io sono responsabile del tuo male e del tuo bene, della tua verità e del tuo errore.
Non posso fare nulla per
modificarti, immediatamente,
ma posso migliorarti migliorandomi” (Il Tempio dell’Uomo. R.A. Schwaller de Lubicz)

 

 

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