Circolarità e progressione “ortogenetica”, quando gli opposti cercano il “Terzo”

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“Il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da se stesso a se stesso ritorna” (Macrobio)

“La potenza della parola nei riguardi delle cose dell’anima sta nello stesso rapporto della potenza dei farmaci nei riguardi delle cose del corpo”. (Gorgia 483 a.C. circa – 375 a.C.)

Ed oggi aggiungerei che la potenza di certi farmaci (psicofarmaci) nei riguardi delle cose della mente/anima sta nello stesso rapporto della potenza della parola stessa nei riguardi anche delle cose del corpo, perché anima e corpo circolarmente sono i due volti della stessa medaglia…..
Il feedback, termine inglese che ben spiega il fenomeno circolare d’informazione all’interno del corpo e tra il corpo e la mente, mostra che qualsiasi input nuovo determinerà la diffusione e distribuzione della nuova informazione nell’intero sistema, con retroazione sulla “parte” dello stesso che lo ha agito. La circolarità però non annulla solo i suoi effetti ma spesso li amplifica, dimostrando che c’è comunque una direzione “vettoriale” alla circolarità stessa, una progressione ortogenetica.
Dove va la circolarità? Quale complessità si evince da questo rapporto circolare?
In alchimia sappiamo che esistono due forze attive e passive che corrispondono al nome di Solfo e Mercurio, esse insieme rappresentano la tensione-dialogo tra gli opposti e che inevitabilmente “determinano” un prodotto dalla loro “relazione”. Questo è il Sale.
Se dovessimo fare un parallelo con il sistema mente-corpo, rappresentato da solfo e mercurio, i quali sono anche rappresentazioni dello stesso sistema circolare, il sale è proprio quella progressione ortogenetica che nasce da questa amplificazione della circolarità del sistema.
Il Sale è un prodotto e basta o ha vita/significato proprio? Solfo e Mercurio non dialogano senza dei contenuti, è implicito nel loro relazionarsi la “ricerca” di un qualcosa che allenta la loro tensione, cercano un “Terzo”. Questo terzo è il Sale, ma soltanto un Sale “filosofico” può “risolvere” del tutto la dinamica circolare.
In questa illustrazione di Antonio Tempesta, Giano Bifronte, Dio degli stessi dei per gli antichi romani, simbolo di inizio e fine, dell’ingresso nelle porte solstiziali, dell’inizio dell’anno e di passato e futuro, ben rappresenta la circolarità, rinforzata dalla rappresentazione dell’ouroboros che trattiene con la mano destra. Ma con il suo volto in avanti, quello che guarda al futuro, quello giovane, rivolge lo sguardo all’Aquila personificata, mostrando comunque anche lui una “direzione” di questa circolarità.

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Un’immagine simile ci è data ad esempio dalla Svastica, croce greca con bracci piegati ad angolo retto. L’incrocio tra le due direzioni ortogonali, tra il braccio verticale e quello orizzontale ci ricordano la possibile unione tra gli opposti, tra quella direzione basso-alto (o viceversa) e destra-sinistra che danno il senso di due movimenti opposti con caratteristiche diverse, due energie sostanzialmente differenti, una mossa tra un dialogo tra alto e basso e l’altra di spostamento spaziale in linea retta. Il centro ne rappresenta la congiunzione, l’incrocio. Se il centro della croce stessa, raffigurato spesso come Axis Mundi, punto di congiunzione tra cielo e terra e di origine della vita, principio vivificante della realtà stessa, unione degli opposti, diventasse il perno della rotazione della croce, l’immagine che avremmo in movimento sarebbe proprio quello della svastica, dove la progressione ortogenetica destrorsa (o sinistrorsa) darebbe l’immagine dei bracci piegati ad angolo retto. Questa direzionalità dei due opposti incrociati al centro, fulcro del movimento, darebbe quindi all’essere la forma del divenire.
Ritornando all’immagine in alto è quella direzione mossa dallo Spirito volatile, ben rappresentato dall’Aquila stessa, dall’Anima pura e sublimata, che attraverso quel “tertium (non) datur”, che è il nostro Sale filosofico (l’Individuazione di concetto Junghiano o ancora al Cristo, come immagine del “Sale” della terra) si mostra essere, in quell’ottica “medica” da cui siamo partiti, l’unica vera panacea, della “diatriba” della mente con il corpo, il vero benessere  (svastica dal sanscrito deriva da svastí, benessere, a sua volta composto dal prefisso su, bene, linguisticamente affine al greco ευ, con lo stesso significato e da asti, coniugazione della radice verbale as, essere, e il suffisso -ka, diminutivo, per cui svastika è traducibile letteralmente come “è il bene” o “ben-essere”).
La Vita non “gira” mai a vuoto…..(C.F.)

Immag.: Giano Bifronte di A. Tempesta, svastiche nelle varie religioni.