Epistemologia

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Il simbolo, definizione e senso

Il simbolo è un modo di conoscenza non discorsivo che ha per oggetto ideale la realtà metafisica. Conoscenza “non discorsiva” in quanto è distinta dall’organizzazione dei segni linguistici ed eccedente rispetto alla stessa, il che lo rende differente dall’allegoria, la quale può essere formulata in termini discorsivi.  Il secondo carattere del simbolo si esprime nel fatto che, mentre le varie realtà sensibili possono essere simboli l’una dell’altra (il leone può simboleggiare il sole e viceversa), esse rinviano tutte alla realtà non sensibili, le quali sono l’oggetto simboleggiato per eccellenza: simboleggiabile e non simboleggiante. Queste realtà metafisiche non sensibili sono le forme formanti rispetto alle cose sensibili e transitorie, cioè alle forme formate; così l’oro, il leone, il re, il sole sono forme formate (del mondo minerale, animale, umano, celeste) analoghe fra loro, simboleggiabili l’una mediante l’altra, ed esse implicano tutte una forma formante comune, ovvero un archetipo, l’idea della preminenza e della maestà. Le forme formanti rinviano a loro volta a una causa ulteriore, il principio ontologico, che è l’oggetto ultimo di ogni simbologia.

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Altre proprietà del simbolo: gli oggetti che si simboleggiano l’un l’altro sono fra loro analoghi, la simbologia quindi è fondata su rapporti oggettivi, ne consegue che la realtà è situata in una griglia, rete di corrispondenze analogiche che rimane invariata pur mutando con il variare delle civiltà i termini di riferimenti. La conoscenza simbolica è un aspetto dunque della “tradizione”.
Il simbolo può essere plurisignificante, nel senso che i singolo oggetti possono appartenere a diverse filze analogiche contemporaneamente, a seconda delle loro diverse funzioni (il lupo in quanto vede al buio è analogo all’aquila, che spinge lo sguardo a distanze straordinarie e al sapiente che vede lontano ma in quanto vive di prede è analogo al demonio).
L’analogia tra gli oggetti visibili interessa anche il ritmo degli stessi, sul piano acustico (organizzazione del loro tempo specifico) quando siano riconducibili ad una stessa proporzione, combinazione a base binaria ovvero vibrazione (battere-levare, lunga-breve, sistole-diastole, moto centripeto-centrifugo). Il linguaggio che ne deriva (come ad esempio quello dei tamburi africani o le linee unite e spezzate dei Ching) non ha essenzialmente un fine comunicativo ma sempre rivelativo, dalle forme formate a quelle formanti fino all’origine-originatore del sistema archetipico.
La conoscenza simbolica quindi come un lampo può svelare tutta una trafila di analogie, senza bisogno di discorsività, e permette a chi lo percepisce un senso di liberazione dai limiti consueti dello spazio e del tempo, ed inoltre può mettere in rapporto con strati della persona inibiti dalla comune comunicazione discorsiva, trasponendone i conflitti su un piano analogico distinto, dove si possono risolvere.
Il passaggio vorticoso di un significato all’altro, spezzando la dominazione esclusiva della conoscenza discorsiva, attraverso la contemplazione di un simbolo può generare una sorta di vertigine o estasi. Infine la stessa Etica, può diventare imitazione del simbolo e riduzione nell’uomo della propria esistenza a un simboleggiamento.
Quindi poichè questi stessi Archetipi coincidono con i ritmi fondamentali dei principali movimenti celesti e dei rapporti numerici che li definiscono allora Re ed Eroi imitano stelle, in ispecie l’Ariete o l’Agnello del cielo primaverile. (Liberamente tratto da “La Simbologia” di E. Zolla, 1982)

Immagine: Il Sole della Giustizia di A. Durer (1499). Il leone, generalmente simbolo della forza, diviene qui simbolo di giustizia: come il Sole è al massimo delo splendore mentre è nel Leone, così il Cristo apparirà in forma leonina, al massimo del suo fulgore, nel giorno del Giudizio.; Il Leone dell’Emblema XXXVII dell’Atalanta Fugiens di M. Maier

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