Dialoghi Ermetici XIII (gli Archetipi)

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“Quali sono i fili che intessono il reale? Il bianco e il nero, il diurno e il notturno, il fervido sole e la fresca luna, il cielo e la terra (figlia o madre della luna), la vita e la morte, lo zolfo e il mercurio: tutte queste diadi eccole nel rapporto tra la lunghezza della corda vibrante e l’altezza del suono emesso, che stanno in ragione inversa l’una dell’altra” (E. Zolla. Le meraviglie della natura. Introduzione all’alchimia)
A. Maestro cosa sono gli Archetipi?
M. Gli Archetipi sono il nome che noi diamo alle Origini delle nostre cause naturali
A. Quindi sono qualcosa di metafisico, divino oppure immaginario?
M. Sono immagini che riflettono quanto di metafisico abbiamo nella nostra natura
A. Quindi quando sento parlare di archetipo del Padre, è l’immagine metafisica che del Padre noi abbiamo
M. Non di preciso, è l’immagine del Padre che la nostra natura umana trova alle sue radici, ed in quanto le stesse radici naturali non sono necessariamente accessibili alle nostre conoscenze, allora sono metafisiche, per nostro limite.
A. Conoscere gli Archetipi è utile?
M. Certo che è utile, non comprendiamo le origini delle nostre cause naturali ma possiamo vedere e prevedere gli effetti…
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“La Specialità sta nel vedere le cose del mondo materiale come quelle del mondo spirituale nelle loro ramificazioni originarie e conseguenti. I più bei geni umani partono dalle tenebre dell’Astrazione per giungere ai lumi della specialità. Specialità: species, vista, speculazione, il vedere tutto e di colpo; speculum, specchio, mezzo per apprezzare le cose e vederle nella loro interezza. Gesù era uno specialista: vedeva il fatto nelle radici e nelle produzioni, nel passato che l’aveva generato, nel presente in cui si manifestava, nell’avvenire in cui si sviluppava. La perfezione della vita interiore partorisce il dono della Specialità” (Louis Lambert; Honoré de Balzac)
A. Maestro quanti sono gli archetipi?
M. Gli archetipi sono tanti quanti la molteplicità della natura li permette e quanti la nostra immaginazione può comprenderli. Ma allla fine gli archetipi fondamentali si riducono a tre, quello dell’Uroboro, dove tutto è Uno e uno è Tutto, che si traduce essenzialmente con il coincidere di essere e divenire, la bipolarità “sessuale”, dove ogni cosa è divisibile in maschio e femmina per cui il maschio e la femmina vanno “ricongiunti”, l’archetipo della Coniunctio e non meno importante il terzo, prodotto di questi due, in particolare dove il primo si concretizza per effetto del secondo, ma realizzando il terzo, il “Figlio dei filosofi”, la Pietra, l’archetipo del Sè. Tutti gli altri, l’archetipo della Madre, del Padre, dell’Eroe, del Puer, Senex e così via fino a quello stesso della Morte, della Vita e del Tempo sono da questi derivati…(C. Ferraro)
“Di più cose fate due, tre, e di tre uno….” (La Tourbe des Philosophes)