Dialoghi ermetici VII (Individuo e mondo)

A: Maestro molti parlano d’interiorità, di come la felicità va ricercata dentro, stare bene con se stessi. Allora la vera via è la separazione dal mondo?
M: Forse, ma occorre fare una piccola precisazione…..Se costruisci una casa, hai bisogno di uno spazio e del materiale per farlo?
A: Certo, mi procuro quello che mi serve, mattoni, calce e lo spazio necessario.
M: E dove pensi di trovare tutto ciò se non nel mondo esterno?
A: Vero, ma quello che prendo dopo diventa mio, il mio mondo, la mia casa
M: Ma la tua casa sarà fatta con ciò che proviene dall’esterno e con l’esterno, dov’è essa è collocata, dovrà sempre confrontarsi, con le altre abitazioni con cui confina, con le regole e vincoli amministrativi a cui sarà sottoposta, agli stessi agenti atmosferici da cui dovrà difendersi. Non sarà mai scollegata dal mondo e benché al suo interno potrai trovare serenità e tranquillità, la stessa non potrà essere mantenuta se le condizioni esterne non lo permettono.
A: È quindi?
M: Non è la separazione dal mondo la via, perché non è possibile. Né in origine nè nel fine. Il mondo interno è fatto con i mattoni di quello esterno ed il mondo esterno è la somma di quello interno di tanti altri. Quindi, l’unica possibilità è quel mondo “condiviso” a cui tutti contribuiamo con i nostri mondi individuali e che dallo stesso originiamo.
A: Ma quando gli antichi parlano del percorso individuale, del nostro Solfo, non ci invitano a lavorare su noi stessi?
M: Certo, questo è imprescindibile, ma lavorare su se stessi non significa non lavorare per gli altri, anzi…
A: Ma se devo occuparmi di me, ho bisogno di non occuparmi dell’altro..
M: Un figlio non può prescindere dalla propria madre ed uno sposo non può rinunciare alla sposa come un padre non può non sostenere un figlio
A: Non comprendo
M: Siamo nel principio di una comune matrice, di una grande Madre che nutre il nostro Io, ma non solo, le nostre individualità necessitano di congiungersi tra loro, attraverso quella stessa condivisione, quella stessa matrice comune che pertanto non è soltanto madre ma anche sposa e figlia del nostro agire. L’individuazione, l’interiorità, lo stare bene con se stesso allora non sono solo azioni individuali ma un beneficio collettivo, un contributo alla nostra matrice originaria. Una separazione per una nuova condivisione.
A: Allora sia nell’origine che nel fine l’Io non si dissocia mai dal mondo?
M: Non potrebbe comunque e perché dovrebbe? L’origine ed il fine sono spazi apparentemente lontani dal nostro agire, perché ci appaiono indifferenziati, eppure sono dentro la nostra stessa casa, fino a sovrapporsi alla stessa e coincidere tra loro.
A: Quindi l’interiorità, l’individuo è soltanto un illusione?
M: Al contrario, è attraverso l’individuo che il principio ed il fine prendono forma. L’individuo non è illusione ma la vera forma della realtà, quella realtà che diventa illusione però se lo stesso non ne riconosce il principio ed il fine, perché vedi il mondo è il principio e fine dell’individuo ma lo stesso è principio e fine del mondo. (C.F.)

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“Mercurio, Erse e Aglauro” di Jean-Baptiste Marie Pierre, 1763, Parigi, Louvre