Dialoghi ermetici VI (Vita e Morte)

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Dialogo immaginario tra la Vita e la Morte

V. Beh, tu m’insegui da sempre, e aspetti che io cada in fallo, perché sai che prima o poi inciampo o mi fermo per tirar un sospiro di sollievo e tu sei pronta ad approfittarne per guadagnare terreno
M. Ti sbagli io non t’inseguo affatto ma sei tu che corri verso di me, quando rallenti ti sembra che io mi avvicini ma è solo perché riesci a vedermi meglio avendo tu rallentato, ma non sono dietro, spesso sono lì davanti
V. Non sono stupida, mi sei alle calcagne, e quando sono piena di forze io non ti scorgo per nulla, né dietro né tantomeno davanti
M. Davvero pensi che piena di forze tu possa allontanarmi? Ti ripeto è soltanto un illusione, un tuo sentire, o meglio un tuo “non sentire” che sono sempre lì che aspetto, aspetto che tu compi il giro
V. Cosa vuoi dire, che corro in cerchio? Sei sempre davanti o dietro di me?
M. Certo, sono sempre prima di te o dopo di te, ti sono imprescindibile e non puoi assolutamente eludermi
V. Quindi secondo te mi affanno inutilmente e il mio agire è inutile e secondario al tuo?
M. Ecco vedo che hai compreso. Io sono la tua origine e la tua fine, tu sei solo uno spazio tra i due
V. Adesso sei tu che non comprendi. Pensi che questo spazio sia così effimero? Tu sei soltanto “due punti”, anzi uno, io tutto lo spazio in mezzo che di punti ne può contenere a migliaia, ogni punto come un secondo in cui tu non ci sei, davanti o dietro forse, ma non in quel punto
M. Vero, io ho poco spazio, ma so aspettare… di trovare quel piccolo istante in cui ci sono e tu devi andare via
V. Si ma per ritornare subito dopo e riprendere il mio spazio
M. Si, giochi tutte le battaglie che vuoi ma la guerra la vinco sempre io
V. Forse, ma quanto è bello vincere le battaglie, piene di insidie, sorprese, soddisfazioni, si fanno tanti belli incontri; io ho visto l’amore, ma anche il piacere, la gioia, l’amicizia, fino ad incontrare Dio, che è al di là di entrambi. Tu puoi solo vincere “a tavolino”, senza giocarti nemmeno una partita
M. È vero e questo mi rattrista, raccolgo spesso quello che tu mi lasci, ciò che resta del tuo agire: carcasse di ossa, organi fatiscenti, e menti immobili…
V. Non rattristarti adesso, è vero raccogli quel che resta ma poi comunque ari il terreno affinché ci sia spazio per un nuovo seme ed un mio ritorno
M. Magra consolazione ma se Iddio vuole questo da me non posso far altrimenti
V. Va bene allora, non ti vedrò più come il mio persecutore ma sono costretto comunque a tenerti a distanza, dietro o avanti tu sia, è una fatica ma forse una fatica piacevole, e non giro in cerchio ma avanzo, come la ruota di un carro, perché ricorda che il mio secondo nome è Conoscenza
M. Ed io mi contento di osservarti in questa tua corsa e, se non mi sfidi troppo, qualche volta godere delle tue vittorie, a volte però intervengo e vorrei farlo sempre il più tardi possibile, perchè è bello vederti “vivere”.
Ma quando il tempo è finito ed hai compiuto il giro, pur avanzando nello spazio, il tuo conoscere si va esaurendo ed hai bisogno che io ti rimescoli le carte, di un nuovo inizio se vuoi “procedere ancora”. Allora arrivo io…perchè ricorda che il mio secondo nome è Caos! (C.F.)