Dialoghi ermetici V (Solfo e Mercurio)

Dialogo immaginario tra Solfo e Mercurio

M. Penso che tu debba portarmi rispetto, non saresti nulla senza di me, ti sono madre, sposa e figlia, vengo prima e dopo di te, sei una mia creatura.
S. Davvero, e chi pensi che ti dia questa forza di procreare, accoppiarti e vivere, cosa puoi senza la mia azione, io sono attivo e penetro, sono la direzione, sono il pensiero, sono il singolo e tu sei multiforme e distribuita e sono io a dare senso alla tua caotica presenza.
M. Quando dici ciò ti lascerei prigioniero per sempre nelle tue illusioni e nei vincoli del tuo corpo. Non andresti da nessuna parte se non fossi io ad ispirarti, a provocarti, ad attirarti. Io nutro il tuo desiderio, non ti sono oggetto nella misura in cui tu non mi sei soggetto. Mi insegui e non sai di volermi? Sei stupido come pensiero.
S. E tu sei inaffidabile, voltagabbana e spesso ingiusta. Ti concedi senza una logica o diventi crudele e basta. Se non mettessi ordine nel tuo modo di fare ci sarebbe poco da fidarsi di un mutaforma come te. Allora sono io a darti l’aspetto migliore.
M. Povero illuso, tu fai soltanto quello che io ti permetto di fare. Io so già che quando sei pronto sarò vergine e bianca per farti diventare più forte e degno. Ricorda che io ti precedo…
S. Non precedi nulla, tu sei un riflesso di mio padre come io lo sono di te ma io gli assomiglio di più, gli sono più affine.
M. La solita presunzione dei maschietti. Tu sei maschio perché ti sono femmina. Ma potrei esserti maschio (e spesso lo sono) ed allora non andresti da nessuna parte. Non nasco dopo tuo padre ma con lui, né prima né dopo. Ma in questo mondo sono la tua luce come il tuo buio.
S. A volte penso che sia meglio essere soli, bastare a se stessi, prendere tutto quello che si può, divorare tutto finché non c’è più nulla da prendere.
M. Vedi, dici di essere forte e poi hai paura, ti ripieghi su te stesso e ti rattristi. Ma sai, in cuor tuo, che questa non è una soluzione, ma è giusto che tu soffra un po’ per capire che è di me che hai bisogno.
S. Allora perché mi rendi tutto più difficile, mi confondi, mi fai del male o mi sfuggi?
M. Te l’ho già detto, se non abbandoni questa presunzione e mi riconosci per quella che sono, non andrai da nessuna parte.
Sei una goccia che vuole tornare al suo Oceano.
S. Va bene, ti seguirò ma voglio che tu sia degna della mia attenzione.
M. Certo, sarò filosofale perché tu sia il figlio dei filosofi. Affinché tu sia di nuovo tuttt’uno con me, con tuo padre…Affinché tu sia la nostra Pietra, il nostro Sale. (Dialoghi Ermetici V. C.F.)

Immag.: Cervo e Unicorno, terza figura del De lapide Philosophico di Lamsprinck (Musaeum Hermeticum, 1659).
Il cervo, simbolo dell’Anima, in contrapposizione all’unicorno che simboleggia lo Spirito.

11954842_1666597793575505_7763953853223728669_n