Dialoghi ermetici III (Mente e corpo)

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A. Maestro ho compreso che il linguaggio alchemico è tutta una metafora
M. Bravo, è cosa metaforizza?
A. Un processo psichico, o meglio cognitivo, è un modo di far funzionare la mente
M. Potrebbe, quindi è una tecnica?
A. Giusto
M. A cosa porta questa “tecnica”?
A. A nuove conoscenze
M. Quindi ha un fine epistemico?
A. Si
M. E quale è l’oggetto del conoscere?
A. La mente stessa
M. La mente osserva se stessa ma per poterlo fare deve usare una tecnica, come per raggirare un qualche tipo di ostacolo?
A. Si è cosí. Infatti, non può osservarsi senza essere fallace ed ingannevole ma attraverso questi procedimenti alchemici riesce a “vedersi”
M. E cosa vede secondo te?
A. Vede la sua origine, il suo moto ed il suo fine
M. E dove sta la difficoltà?
A. Per farlo deve non usare la mente stessa
M. Quindi?
A. Deve usare il corpo
M. Perché il corpo?
A. Perché da più informazioni ed è più vicino alla natura
M. La natura insegna, è vero; quindi infine, che ce ne facciamo di questo insegnamento?
A. Comprendiamo la Mente
M. Quindi sono similari tra loro?
A. Come madre e figlio, ma la mente ha qualcosa di più, di meno, di diverso insomma
M. Cosa?
A. Il Padre
M. Quindi usiamo la Madre per arrivare al Padre
A. Infatti
M. Ma se il Padre non è nel corpo, nella madre, come arriviamo a lui?
A. Non so, forse è nascosto nella Madre?
M. Potrebbe essere giusto
A. Allora devo dividerli per separarli, ma per dividerli li devo vedere insieme?
M. Ti ricordi il motto alchemico?
A. Certo: Solve et Coagula
M. Quindi?
A. Prendo il molteplice, ne faccio due, poi tre, perché c’è un figlio se c’è una madre ed un padre e poi ritorno all’Uno?
M. Mi sembra un procedimento corretto
A. Quell’uno sarà la Mente, quella vera?
M. Di più…..(C.F.)

Immag.: Libavius, A.: Alchymica, Commentarium,1606, rappresentazione dell’Opera: l’Opera si mostra con due giganti che sostengono la sfera della Piccola Opera. Il drago e il leone ne proteggono l’ingresso nella stanza della prima congiunzione di Sol e Luna. L’annerimento e l’imbiancamento dei loro corpi nella nigredo e albedo, conduce infine alla seconda unione nella Luna piena che si leva dal mare argenteo. Voli di uccelli che salgono e scendono incorniciano l’immagine della seconda coagulazione, dove un drago sdraiato si divora la coda. Il completamento della piccola opera con “labore et industria” e per grazia di Dio è seguito dall’ascesa di Sol e Luna sulle ali del Cigno. Infine il loro matrimonio celeste nella sfera della Fenice (morte e rinascita) completa la Grande Opera. (da Alchimia di Fabricius).

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