“Padre” di Giada Colagrande, l’archetipo, la perdita e l’iniziazione

 

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“Il padre è il rappresentante dello spirito, la cui funzione è quella di opporsi alla pura istintualità” (C. G. Jung, Simboli della trasformazione, p. 259)

Il recente film “Padre” di Giada Colagrande, visionato in anteprima e non ancora distribuito in sala o dvd, interpretato dalla stessa insieme a Willem Dafoe e Franco Battiato (nel ruolo del padre), mostra interessanti spunti di riflessione in un ottica di psicologia alchemica. La figura del Padre è un imponente archetipo dell’uomo insieme a quello della Madre che, come le due colonne poste nel vestibolo del tempio di Salomone (Il libro dei Re), Jachin (stabilità) e Boaz (forza), rappresentano i due  pilastri su cui si costruisce il tempio dell’Uomo. Il padre, oltre al principio del maschile/forza, rappresenta anche qualcosa di più prospettico, in particolare la direzione, il moto e il possibile movimento ascendente dell’uomo. Il film parte dalla elaborazione della perdita del padre della protagonista (in parte autobiografica come la stessa regista mi ha confessato) al processo d’iniziazione della stessa. In particolare si procede dalla sofferenza emotiva della perdita alla necessità di esplorare e “contattare” gli oggetti ed i luoghi dello stesso padre come la sua libreria, il suo pianoforte, gli oggetti personali e le sue opere. Spicca tra queste il tema musicale “Luna indiana”, brano di squisita bellezza dello stesso Battiato, dall’album “L’era del cinghiale bianco”, che magicamente invita la protagonista ad essere eseguito al piano, pur non avendo la stessa dimestichezza con lo strumento o i suoi scritti, diretti ad un maestro ignoto, che ci regalano perle di saggezza ermetica, tratti nella realtà da “Lettere musulmane” del defunto alchimista italiano Paolo Lucarelli, discepolo di Canseliet.

 

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Ma il filo del film verte sulla necessità di trovare un senso alla morte dello stesso (con allusioni ad un potenziale suicidio mai confermato) ed alla morte in genere. Tra risvolti psicologici di processi emotivi di maturazione di un lutto (rabbia, tristezza, frustrazione e forse un attaccamento irrisolto) e quelli di investigare il percorso di vita del padre, per dare un senso e una continuità alla sua presenza/assenza, la protagonista affronta il mistero della morte e indirettamente della vita. Le figure di contorno (amici, familiari, il suo terapeuta-medico) sembrano attendere senza intrusività la maturazione di un percorso, che passa dalla visione “fantasmatica” di notte della presenza del padre fino al suo incontro attraverso la mediazione soprannaturale (ma potrebbe essere simbolico di un transfert) dello stesso terapeuta. Un percorso parallelo di maturazione e individuazione del Sè, dove diventa necessaria la figura del padre come separazione e astrazione (coagula) come anche un percorso d’iniziazione ad una nuova conoscenza (come si fa intendere nella scena finale dove altri “ipotetici fratelli iniziatici” attendono il suo arrivo in un negozio di restauro, non casuale), a seconda che vogliamo preferire l’una all’altra lettura. Il tutto con piacevoli immagini di dipinti reali dello stesso Battiato, che illustra la protagonista stessa, scorci di una Roma a tratti tetra e decadente ed un bellissimo gattone che accompagna spesso la nostra nei momenti di solitudine.

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La scena finale dove il Padre/Battiato attraverso il corpo del terapeuta (interpretato da Claudio Colombo, medico omeopata nella realtà, coautore del film) chiede “lasciami andare” alla figlia, rappresenta l’acme di una metafora di rinnovamento e nuovo inizio, che è la vita stessa, che attraverso la fine (che sia perdita reale, immaginifica o di contenuti concreti) si rigenera attraverso una contiguità naturale in un nuovo processo direzionale, un movimento apparentemente  ciclico (fine-inizio) ma in una direzione ortogonale a quello dell’archetipo materno, una spinta appunto iniziatica verso l’alto e nuove mete. Oppure la scena più semplicemente ci rappresenta il ritorno dell’anima individuale a quella “Mundi”, dopo aver tracciato la via per la figlia e il suo mondo a venire, come solo un padre può fare….

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Per chi non conoscesse il brano “Luna indiana”, merita un ascolto: http://app.musicme.com/artist/franco-battiato/video/%22-luna-indiana-%22-(indian-moon)-videoclip-51464F58626E78782D4D41

Immagini: locandina del film; dipinto di Giada eseguito da F.Battiato, scene del film.

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