La Grande Bellezza

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“La grande bellezza”, è un film che utilizza le immagini come vero strumento di comunicazione archetipica, il linguaggio visivo infatti come forma prediletta di comunicazione rispetto a quello verbale, ed in particolare la bellezza (nella forma e nella sostanza) come reale seduzione dell’intelletto..

“La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino è infatti la nostra “Venere” Alchemica in tutte le sue forme: la Venere “immortalata” nei monumenti eterni di Roma, la Venere “bistrattata” e “mortificata” nell’apparente bellezza della futile vita mondana della Città, la Venere “ripresa” dalla bella fotografia e dalla musica del film, la Venere “che trascende” il senso finito delle cose nella fede della Santa, la Venere “tradita” dagli uomini che cercano la felicità altrove e la Venere “recuperata” dall’immaginazione di un Toni Servillo ancora innamorato. Chapeaux….(C.F.)

“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo” (dal finale del film)