Prossimità e lontananza, contatto e distacco, Dioniso ed Apollo

Apollo

“Il signore, cui appartiene l’oracolo che sta a Delfi, non dice né nasconde ma accenna” (Eraclito)

Spesso si sente dire che occorre allontanarsi per poter vedere meglio le cose, allontanarsi da casa, da un amore confuso, prendere le distanze per “realizzare” meglio quelle che sono le nostre sensazioni, percezioni, affetti e finanche idee. D’altronde appare necessario spesso allontanarsi dalle figure significative, come i genitori, per conoscersi meglio, ed è dunque la conoscenza stessa che necessità di distanziamento. Da cosa ci distanziamo e come avviene la conoscenza di ciò che ci appare confuso ed indistinto, compreso noi stessi?

Nel mito greco il Dio della conoscenza (e del sole, che ne è una metafora) è Apollo, tant’è che nel suo tempio a Delfi era presente il celebre motto: conosci te stesso (γνῶθι σαυτόν, gnōthi sautón; o anche γνῶθι σεαυτόν, in latino “nosce te ipsum”). L’Apollo Delfico viene spesso rappresentato come il Dio della lontananza, suoi strumenti preferiti infatti sono l’arco e la lira, apparentemente così dissimili, ma entrambi finalizzati a raggiungere un bersaglio lontano come “centrare” l’ascoltatore o il bersaglio. Il Dio Apollo rappresenta tutto ciò che giusto e armonico, come anche il suo bell’aspetto, ed è inevitabilmente distante e lontano dalle faccende umane, ma la sua funzione è quella di rappresentarne l’ideale perfetto del suo agire, a tal punto che possiamo identificarlo con lo stesso Sole, luce distante ma necessaria per l’uomo stesso ed il mondo che abita. Egli quindi rappresenta il giusto principio, la forma universale, lo Spirito Divino. Ma l’umanità è fatta di individui, non di idee, di singoli prima ancora che di collettivo. E chi si cala nel nostro agire e nel nostro esperire, se non il Dio del contatto, Dioniso??

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Paradossalmente l’ebbrezza e la liberazione dei sensi, quindi la necessità del contatto, l’attaccamento e la prossimità necessaria sono praticamente l’antitesi delle “aspirazioni” Apollinee, eppure lo stesso Dioniso, che rappresenta la forza vitale, l’energia libidica, inevitabilmente a quello stesso Dio si rifà, della conoscenza, come nei misteri Eleusini. Il processo di distanziamento a cui ci si riferiva prima, quello che permette di avere una giusta visione delle cose appare, dunque, in netto contrasto con il coinvolgimento emotivo-sensoriale Dionisiaco, eppure l’uno necessita dell’altro. Nessuna conoscenza, infatti, può avvenire senza il contatto, e questo non può prescindere dai suoi strumenti, che sono la corporeità, i cinque sensi ed il mondo emotivo. Il primo passo della conoscenza è sempre fisico, come un neonato che quando viene al mondo  piange alla nascita, al primo “contatto” con il nuovo mondo, ed è attraverso questo contatto che sente la sua prima emozione, la paura, che lo guiderà nella realtà. I due principi dunque, contatto e distacco, sono l’uno funzionale all’altro, in alcuni casi dobbiamo immergerci nella realtà fisica, in altri prenderne le distanze, astrarre e riordinare le idee, senza ricercare mai l’uno escludendo l’altro, rendere il nostro mondo né una iperestesia costante né un’astrazione utopica. Se Dioniso dissolve, mettendo in contatto l’uomo con tutto ciò che lo circonda annullando il principium individuationis e proponendo una modalità di relazione con la realtà non-mediata e quindi diretta, Apollo coagula, mette a fuoco, spinge all’individuazione, prende le distanze, ma come Caos e Ordine, emozione e ragione, sono entrambi necessari. Questo ci rende, incarnando le due nature, inevitabilmente peccatori e santi, come è giusto che sia, immersi nella Natura ma redentori della nostra stessa di natura, verso l’unica certezza, quella di essere uomini prima e, possibilmente poi, uomini giusti. (C. Ferraro)

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Immag.: Apollo e la Musa Urania, di Charles Meynier; Il Trionfo di Bacco di Diego Velázquez; Apollo e Dioniso.