Le deiezioni del Matto, i due Cani e la Pietra di scarto

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 “Vestito col costume tradizionale riservato ai buffoni di Corte, il Folle, personificazione per gli alchimisti del loro mercurio, cammina con le brache abbassate dietro, che scoprono il posteriore….” (Canseliet. Due luoghi alchemici)

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I due Cani della tradizione alchemica, il cane maschio di Corascena o Khorassan (dal greco Korax: corvo, ben indicante la sua origine nera e tenebrosa) e la cagna di Armenia (associata alla volatilità della stessa in contrapposizione al fisso, maschile dell’altro) sono invitati a combattere tra loro (“Prendi il cane maschio di Corascena e la cagna di Armenia e uniscili insieme, e genereranno un cane color del cielo” Liber Secretorum Alchemiae). I due principi, di dimensioni diverse e polarità diverse, l’uno prigioniero/figlio dell’altro rimandano anche all’immagine del noto arcano maggiore dei tarocchi: il Matto.

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Qui ci soccorre Canseliet, il Matto/Mercurio è aggredito dal piccolo cane. Questi è attratto dagli odori nauseabondi del posteriore del Folle, con le braghe abbassate. La pietra di scarto, del Mercurio, le sue natiche (fesses) da cui fèces (feci) sono oggetto dell’attenzione del cane, sempre in cerca di “odori nauseabondi”.
Il richiamo al regime di fuoco massimo inoltre, del periodo in cui il Sole sorge e tramonta con Sirio (Sothis identificata con la stessa Iside) della costellazione del Cane Maggiore, cioè la Canicola/estate, da ulteriori informazioni sul senso del simbolo.
Il contrasto dei due opposti ma di affinità di origine, che devono essere congiunti, facilitato dal periodo di massima maturazione, danno indicazioni ad un operazione dell’Opera fondamentale: “Fac fixum volatile”. Quest’ultimo, principio passivo e servitore fuggitivo dell’Opera, ben rappresentato dal Matto ed in particolare dai suoi posteriori e le sue deiezioni, quella parte oscura e poco attraente, rigettata dopo la sua crocifissione nel fuoco, illustra l’operazione “spagirica” di riferimento: “…andate, segretamente e minuziosamente in gran silenzio e avvicinatevi alla parte posteriore del mondo e udrete rimbombare il tuono, sentirete soffiare vento e vedrete la grandine e la pioggia cadere sulla terra. Quella è la cosa che voi cercate, la cui fine è la coltura e la fertilità della terra, nella quale il nostro escremento, per azione della natura, muovendo ogni cosa circolarmente, riappare nel nostro nutrimento e da questo viene l’accrescimento del nostro corpo. O quanto questo è ammirevole e salutare per l’uomo che sa” (Theatrum chemicum, 1661).

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Ma quanto mi sovviene la “proiezione” in questa “deiezione”, il recuperare l’attribuzione esterna, il rimosso, il negato, l’espulso…il nostro caos.

Ma c’è dell’altro, c’è la Magia della Morte e della Vita. (C.F.)

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Immag.: emblema 47 dell’Atalanta Fugiens di M. Maier, il Matto nei tarocchi.

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