L’altra faccia del Mercurio e la Gorgone

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“Nella preparazione del Mercurio animale sono numerosi e grandi i pericoli, quindi a causa della sottilità dei nostri sensi sopraffà o a causa della sua cattiva qualità soffoca. Affermano, infatti, gli scrittori alchimisti, che il Mercurio animale è un basilisco: non si può guardare senza riceverne danno. Così l’infelice alchimista, mentre crede di raggiungere la bella Diana, improvvisamente incontra la Medusa”
(La Quintessenza dei filosofi o vera filosofia. L’epistolario di Edmund Dickinson)

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“L’interpretazione di singole creazioni mitologiche non è stata tentata spesso da parte, nostra, ma per la testa mozzata e orripilante della Medusa tale interpretazione è ovvia. Decapitare = evirare. Il terrore della Medusa è dunque terrore dell’evirazione legato alla vista di qualcosa. Da numerose analisi apprendiamo che ciò si verifica quando a un bambino, il quale fino a quel momento non voleva credere alla minaccia dell’evirazione, capita di vedere un genitale femminile. Si tratta verosimilmente del genitale circondato da peli di un donna adulta, essenzialmente di quello della madre.
Se i capelli della testa di Medusa compaiono cosí spesso nelle raffigurazioni artistiche sotto forma di serpenti, ciò è dovuto ancora una volta al complesso di evirazione; va notato che, per quanto suscitino in sé un effetto spaventevole, i serpenti servono in realtà a mitigare l’orrore, poichè sostituiscono il pene, dalla cui mancanza è nato l’orrore. La regola tecnica secondo cui la moltiplicazione dei simboli del pene significa evirazione, è qui confermata.
La vista della testa di Medusa, per l’orrore che suscita, irrigidisce lo spettatore, lo muta in pietra. La stessa origine dal complesso di evirazione e lo stesso mutamento affettivo! Irrigidimento, infatti, significa erezione, e quindi nella situazione originaria qualcosa che consola lo spettatore: costui ha ancora un pene, e di ciò si rassicura diventando rigido.
Questo simbolo dell’orrore è posto sulla veste di Atena, la dea vergine. Giustamente Atena diventa perciò la donna inavvicinabile, colei cui repugna ogni sorta di brama sessuale. Non a caso esibisce lo spaventevole genitale della madre. Presso i Greci, in genere fortemente omosessuali, non poteva mancare la raffigurazione della donna che incute spavento a causa della sua evirazione.
Se la testa di Medusa sostituisce la raffigurazione del genitale femminile, o piuttosto ne isola l’effetto orripilante rispetto a quello che suscita piacere, si può rammentare che l’esibizione dei genitali è anche altrimenti nota come azione apotropaica. Ciò che suscita orrore in noi dovrà produrre lo stesso effetto anche sul nemico da cui ci dobbiamo difendere. Ancora in Rabelais leggiamo che il diavolo prende la fuga dopo che la donna gli ha mostrato la vulva.
Anche il membro maschile eretto funge da oggetto apotropaico, ma in forza di un altro meccanismo. Il mostrare il pene – e tutti i suoi surrogati – vuol dire: non ho paura di te, ti sfido, ho un pene. Ecco dunque un’altra via per l’intimidazione dello spirito malvagio. Per poter sostenere seriamente questa interpretazione bisognerebbe studiare da vicino la genesi di questo simbolo isolato dell’orrore nella mitologia greca, e dei suoi corrispettivi in altre mitologie”. ( La testa di Medusa, 1922, Freud)

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Medusa, era una Gorgone, figlia di Forco e di Ceto, ed aveva anche due sorelle, Steno ed Euriale.
Le tre donne avevano serpenti al posto dei capelli, ali d’oro, zanne di cinghiale e mani con artigli di bronzo e chiunque le guardasse direttamente negli occhi rimaneva pietrificato. Medusa, era l’unica mortale fra le tre e loro regina. Persefone, sposa di Ade, signore dell’Oltretomba, l’aveva nominata custode degli Inferi.
Le Gorgoni sono simbolo di perversione: Euriale di quella sessuale, Steno di quella morale e Medusa di quella intellettuale.

La trama del Mito resta spesso una trama non sequenziale, dove gli eventi non necessariamente rispondono a criteri o nessi di causalità/effetto e dove pertanto il criterio temporale spesso latita, per cui le varianti del Mito spesso possono essere anche in palese contraddizione tra loro. In effetti, come nel sogno, gli eventi sono frammisti e confusi ma il significato dei soggetti rappresentano spesso l’unico binario di decodifica della trama dello stesso. Medusa ha una origine “Marina” come le sue sorelle (figlia di Dei Marini e sedotta dallo stesso Dio del Mare, Poseidone ) e vive ai limiti del mondo conosciuto, come le stesse Esperidi e la Notte, quel mondo limitrofo ai margini del Caos/Buio/Inconscio. Inoltre Medusa ha un potere di pietrificazione attraverso lo sguardo, quello stesso sguardo che è l’arma di seduzione di Venere, il cui però riflesso/bellezza è lo strumento della conoscenza, che in questo caso diventa invece l’arma giusta per vincere la Gorgone. Inoltre il rapporto tra la stessa e la casta Dea Atena, nelle diverse varianti del Mito è fondamentale come la genesi dal suo sangue del cavallo alato Pegaso (Medusa quando ancora bella viene sedotta da Poisedone nel tempio di Athena, la quale per vendetta o per gelosia la rende mostruosa, ancora la stessa Athena armerà il suo scudo  con la testa di Medusa e addomesticherà il cavallo alato Pegaso, generato dalla morte della Gorgone).

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Siamo nel mondo alchemico dei simboli, sappiamo che il Mercurio è duplice e la bella Athena e la Gorgone possono essere aspetti opposti dello stesso tema: quale? l’Intelletto. Una l’Intelletto sapiente, l’altra la perversione dell’Intelletto. Medusa è mortale (mentre Athena è divina e immortale) pur essendo la più forte tra le tre sorelle, e questo la colloca nello spettro dell’umano agire. Quindi diventa un archetipo limitato all’uomo ed al mondo animale più che al mondo divino delle forme. Non è l’Inconscio o il Caos, che hanno valenze più allargate, ma può rappresentare l’azione di questi nella costruzione dell’Intelletto. La perversione quindi come deviazione del percorso naturale, un errore di decodifica, una informazione errata che modifica il risultato di un processo. In effetti se la Pietra filosofale è l’obiettivo di un percorso di conoscenza/individuazione, la “pietrificazione” della Medusa è il suo esatto opposto, una pietra di Sale senza più l’animato spirito di Mercurio e l’infuocata anima di Zolfo. La strada resta la stessa, la seduzione e lo sguardo pure, ma in questo caso si resta sedotti dal caos, dal disordine, dall’emergere dall’inconscio delle forze brute della Natura e non da quanto sostiene occultamente le stesse. Il Mercurio “animale” quindi non va “osservato”, d’altronde se scruti nell’abisso l’abisso scruterà dentro te (lo diceva Poe) e la Medusa è la perversione più pericolosa, quella dell’intelletto, dove le sue ramificazioni sono numerose almeno quante quelle di un covo di serpenti, come la sua chioma ben rappresenta. Ma ogni nemico ha un punto debole, e per la Medusa è la sua stessa forza se questa si ritorce contro. Quando l’intelletto spinge le sue stesse arcane forze primordiali a confrontarsi con se stesse queste forze si disarmano, si annullano e la Medusa è sconfitta. Una sconfitta che addirittura libera una capacità nuova, quella ben rappresentata dall’immaginazione pura attraverso il Pegaso alato, domato poi dall’Intelletto. Quindi Athena e Medusa sono un po’ come i due aspetti opposti della Grande Madre, ordine e conoscenza ma con la forza bruta della Natura, come si manifesta all’uomo e al mondo anima-le. La stessa Athena utilizza quella forza/paura per difendere la conoscenza (scudo). Freud parlava di paura di castrazione e della Medusa come una Vulva spaventosa che si appalesa e si manifesta al nemico quanto e non meno di un arma “fallica” per disarmarlo. Non aveva tutti i torti ma la stessa paura castrativa è simbolo di una paura più arcaica, quella dell’Uomo nei confronti della Natura, almeno finquando lo stesso non ne trova la trama sottile di ordine e equilibrio che la sottende, quella Diana dei filosofi che, attraverso la sua bellezza, ne riflette l’Anima.

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Medusa viene uccisa da Perseo, eroe e simbolo di vita integerrima, che solo non guardandola direttamente negli occhi, ma grazie al riflesso del suo volto sul suo scudo, riesce a sconfiggerla, quindi attraverso l’abnegazione, l’audacia, un pizzico d’inconscienza e l’aiuto dell’Intelletto (Athena); una allegoria della vittoria del bene sulla perversione/male attraverso tutte quelle qualità che il buon adepto deve possedere per la ricerca della Pietra Filosofale, per poi cavalcare in cielo sulle possenti ali del bianco Pegaso….(C.F.)image

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