Il Vaso e/è la Materia Prima

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“Unum est vas” (detto alchemico)

“Il vaso ermetico (vas Hermetis), costituito essenzialmente dall’alambicco o dal forno fusorio, recipiente delle sostanze che devono subire il processo trasmutatorio, benché sia uno strumento è stranamente connesso tanto con la prima materia quanto col Lapis. Per l’alchimista il vaso è qualcosa di assolutamente meraviglioso: un vas mirabile. E’ una specie di matrix o uterus, da cui nascerà il filius philosophorum, la miracolosa pietra” (C.G. Jung. Psicologia e alchimia, p.232-234).

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In questo senso, il richiamo alla tradizione ermetica, di alcuni epiteti della Vergine, vas mirabilis, vas spiritualis, ci riportano al concetto della forma pura, forma e pura. La forma naturalmente richiama il vuoto ed il vuoto ci riporta al Caos/Materia prima. Dorneus nel Theatrum chemicum afferma: “In realtà la forma, che è l’intelletto dell’uomo, è l’inizio, la meta è la fine del processo. Oro, argento, etc. sono forme della materia ed è perciò che, qualora si riesca a imprimere la forma aurea (impressio formae) alla informis massa, ovvero al Caos, alla prima materia, si può fabbricare l’oro”.

“Noi occidentali aborriamo il vuoto, ci diamo da fare per riempire quella vuotezza con qualunque cosa, dal cibo spazzatura all’alcol, dallo shopping ai giochi, dalla commiserazione degli amici a lacrime a non finire. Eppure queste sensazioni di vuoto sono indizi di come ci sia un vaso che va prendendo forma. Il vuoto sta costruendo una forma. La realtà della psiche si sta aprendo un varco nella vita e sta ri-formando la nostra vita attraverso quelle sensazioni di vuoto. Finché non attribuiremo forza formativa all’interno del vaso, continueremo a leggere la sua funzione a senso unico. La brocca contiene acqua, il vaso fiori, la cesta frutta. Ma la brocca è idratante, il vaso fa fiori, la cesta da frutti” (estrapolato da I rudimenti in Psicologia Alchemica di J. Hillman)

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Ma se il vaso non è un luogo fisico è forse un Idea, nel senso archetipico-platonico del termine, dotata di forza propria, assomiglia sempre di più al nostro Mercurio, che tanta analogia ha con la Madre ed il Caos/vuoto….

“La Sibilla, interrogata su cosa fosse un Filosofo, rispose: ‘Colui che sa fare il vetro’. Dedicatevi a farlo secondo la nostra Arte, senza tener troppo conto dei procedimenti di vetreria. Il mestiere del vasaio sarà più istruttivo; guardate le tavole del Piccolpassi, ne troverete una che rappresenta una colomba le cui zampe sono attaccate ad una pietra. Non dovete, secondo l’eccellente parere di Tollius, cercare e trovare il Magistero in una cosa volatile? Ma se non possedete nessun vaso per trattenerla, come le impedirete di evaporare, di dissiparsi senza lasciare il minimo residuo? Perciò fate il vostro vaso, poi il vostro composto; sigillate con cura in modo che nessuno spirito ne possa esalare; scaldate il tutto secondo l’arte fino a completa calcinazione. Rimettete la porzione pura della polvere ottenuta nel vostro composto che sigillerete nello stesso vaso. Reiterate per la terza volta, e non ci ringraziate”. (Fulcanelli. Il Mistero delle Cattedrali, p. 296-7, 2005)

“…il vaso è il nostro mercurio o dissolvente, mentre il composto o mercurio preparato è il Rebis, detto anche amalgama dei Saggi. Ottenuto da questo, con una prima cottura, lo zolfo o pietra del primo ordine, questa va ridissolta nel mercurio e cotta per altre due volte. Quindi, ancora una volta si affronta il problema della produzione del mercurio comune, base indispensabile e strumento insostituibile di tutte le operazioni successive, senza il quale, come dice l’Adepto, sarà impossibile ottenere il minimo risultato nell’Opera”. (Commento di Paolo Lucarelli al passo precedente)

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“Sol quei ch’in lavarmi non si stancano
O stan patienti al sacrosanto offitio,
Prendon dal mio fosco aspetto inditio
Che sol col tempo i membri miei s’imbiancano…
Convien hor dunque che tu ben mediti
Con una mente divenuta angelica
Sempre di studio ogni dì più famelica
Che sol con questo i miei tesori erediti” (Marchese Palombara)

“Dealbate Latonam et rumpite libros” (Atalanta fugiens. M.Maier)

“Azot et Ignis
Dealbando
Latonam veniet
Sine veste Diana” (Porta Alchemica del Marchese Palombara)

Imbiancando Latona, la materia oscura, ecco a noi la nuda figlia Diana; quale materia va dunque imbiancata? Canseliet ci suggerisce che la materia dell’Opera (mater) è per se stessa il proprio matraccio, cosicché contenente e contenuto coincidono (Due Luoghi Alchemici p.94)

Questa Materia oscura è dunque essa stessa la vera risorsa dell’uomo, un recipiente che però va reso angelico, una forma senza forma, poichè ogni forma è limite del suo contenuto, ed il contenuto limita la forma. Per accedere ad una conoscenza immediata ed una “vera imaginatio”, una esperienza immediata di Sé e del Mondo attraverso il Vaso Immacolato.

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“La natura fa la sua operazione a poco a poco. Io però voglio che tu operi, anzi che la tua immaginazione sia secondo natura, ed osservi da qualcosa si generino i corpi nelle viscere della terra, ed immagini questo per mezzo di una vera immaginazione e non fantastica”. (dal Donum Dei di Aurach)

A cosa accede la mente imbiancata, cosa conosce e di cosa esperisce?
La forza forte di ogni forza, che agisce al di là della materia, la forza che crea, la forza dell’Immaginazione:

“Sappia dunque il cercatore di questa santa Scienza che l’anima, tenendo nell’uomo – mondo minore o Microcosmo – il luogo di Dio suo Creatore come Vicerè, è collocata nello spirito vitale in sangue purissimo. Essa governa la mente e la mente il corpo… il corpo sta alla mente come lo strumento all’artefice. Invece l’anima opera nel corpo, ma la parte maggiore delle sue funzioni, domina al di fuori del corpo…”. Così anche Dio fondatore di tutte le cose, opera in questo mondo le cose necessarie… ma la sua immensa sapienza è anche fuori dal corpo del mondo e immagina altre cose molto più alte di quelle che il corpo del mondo può concepire, perché son fuori della natura: segreti del solo Dio.
Di ciò è esempio l’anima che immagina molte cose profondissime al di fuori del corpo, similmente a Dio… l’anima immagina, ma non esegue se non nella mente, mentre Dio compie tutto nello stesso momento in cui l’immagina… l’anima immagina di essere a Roma o altrove in un batter d’occhio ma soltanto con la mente, mentre Dio ch’è onnipotente fa queste sostanzialmente. Così anche l’anima ha la potenza assoluta e indipendente di fare cose diverse, da quelle che il corpo può concepire; dunque se vuole ha il massimo potere sul corpo, altrimenti la nostra filosofia sarebbe vana… Tu stesso potrai concepire cose più grandi, perché ormai ti abbiamo aperto la porta”. (Sendivogius) (C.F.)

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Immagine in alto: C. Piccolpasso – “Li tre libri dell’Arte del Vasaio”, 1548, tavola;  Il Sacro Graal, di Dante Gabriel Rossetti; particolare del “Trittico del giardino delle delizie” di H. Bosch; il “Vaso del Mondo” con all’interno le operazioni alchemiche.

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