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“Sapiente è colui che sa riconoscere l’agire della natura, in particolare delle forme formanti, che attraverso essa si manifestano, chi vede le Forme in procinto d’incarnarsi, cessa di esercitare la volontà e si abbandona all’intreccio”. (E. Zolla)

Gli epiteti di Hermes sono molteplici, nessun Dio pagano ne racchiude tanti, vediamoli: messaggero degli Dei, psicopompo come guida dell’oltretomba e creatore dei sogni, Dio dei ladri, del commercio, degli incroci tra strade, delle trasformazioni, del passaggio da uno stato inferiore ad uno superiore e viceversa, dello scambio di informazioni, dell’inganno come del logos, quindi della conoscenza, ma anche della stupidità, dello scherzo e dell’incoscienza. Inoltre protettore non solo dei ladri ma anche dei poeti, oratori, viaggiatori, musici (inventò la lira), pastori e protettore dei confini. Figlio di Zeus e Maia (figlia del titano Atlante) e fratellastro di Apollo, con cui da subito si scontra e che si accattiva cedendogli prima la lira, poi il flauto di Pan ed infine la fisarmonica a bocca (tutte sue invenzioni) in cambio di conoscenza. Gli aspetti peculiari di Hermes sono naturalmente il suo bastone, il caduceo e i calzari alati. La presenza di questi due elementi, serpenti e ali da uccello (inoltre anche l’elmo e lo stesso caduceo ne erano dotati) sono sicuramente gli attributi simbolici preponderanti. I serpenti intrecciati del caduceo li troviamo anche nei serpenti Naga dell’antica India ed è un simbolo inequivocabile di sessualità e fertilità (che prende forma specifica nel mito di Priapo, che possiamo considerare una derivazione parziale di Hermes stesso, Priapo figlio stesso di Hermes).

L’aspetto ctonico del serpente, legato dunque agli inferi (e agli istinti) ma associato alle ali ci riporta al Dio Egizio Thot, dalla testa di ibis, con cui spesso l’Hermes delle origini si confonde. Ed è proprio la valenza di trascendenza che questo Dio ha che, dagli inferi, il Duat egizio, dove il Dio è chiamato a giudicare le anime, finisce però poi per rappresentare la conoscenza, la scrittura, le scienze matematiche (il libro di Thot sembrano essere poi diventato gli arcani dei tarocchi). In questo modo “sorgendo dalle forme della coscienza sotterranea ed elevandosi attraverso la realtà terrestre, raggiunge infine la trascendenza piena della realtà superumana e ultrapersonale” (1). Questo aspetto di trascendenza attraverso i tre mondi, infero-terrestre-divino (mediato dalla forza penetrativa-conoscitiva del serpente e ottenuta con le ali) rappresenta la caratteristica di Dio della trascendenza spirituale che accomuna Hermes e Thot. D’altronde nella simbologia Alchemica il Mercurio viene spesso rappresentato come Drago (serpente) con le ali, associato alla potenzialità trascendentale in potenza della Materia Prima ed al rapporto tra fisso e volatile che la contraddistingue. Quindi Mercurio come massima aspirazione di conoscenza e trascendenza ma anche l’altra faccia della caduta in basso della Materia fino alla sua dissoluzione.

Nella sua Psicologia della figura del Briccone Jung associa ad Hermes la figura del trickster (noi napoletani la possiamo individuare in Pulcinella). Inconscienza, ilarità, inflazione dell’Ombra sono le sue caratteristiche. Jung lo definisce uno “psicologema”, una struttura archetipica risalente nei tempi remoti e in particolare rappresenta “la riproduzione di una coscienza umana ancora indifferenziata sotto ogni aspetto”(2). E’ chiaro che se Hermes può rappresentare la massima trascendenza possibile che si può ottenere dal basso verso l’alto, nel verso opposto è il massimo disordine fino all’origine del tempo e lo spazio. E’ chiaro che l’incoscienza del briccone è l’opposto della sapienza di Thot (ma Thot viene raffigurato anche come babbuino) ma enantiodromicamente i due estremi sono perfettamente correlati. Questo è l’aspetto “duplex” di Mercurio, dove gli opposti si rimandano continuamente, l’uno a determinare la nascita dell’altro. Il Briccone, figura che rappresenta la stoltezza, l’incoscienza, anche priva d’istinti, ma anche la massima libertà possibile, la totipotenzialità, l’indifferenziazione del Caos necessita di essere incanalata nella figura opposta del Salvatore, portatore di luce, e questo avviene con l’opposto dell’Ombra collettiva che il Briccone rappresenta. L’opposto è l’Anima, ossia la capacità di relazione, tralaltro ciò che ha determinato l’evoluzione della coscienza dell’uomo, dall’indifferenziazione alla civiltà.

Nel suo “Lo Spirito Mercurio” (3) Jung ci fa un approfondito elenco, dagli studi di testi antichi alchemici, delle figure (e non) impersonate dal Dio Mercurio: Argento vivo e acqua (la sua umidità radicale ne fanno in alchimia il Dissolvente Universale, capace di dissolvere tutti i metalli), Fuoco elementare (che si avvicina al concetto di energia ctonia/infernale del Mercurio), Spirito e Anima (da soffio vitale, aereo, a corpo sottile e principio vitale, spesso associato al principio femminile, fino ad Anima Mundi e Pneuma etereo ed incorporeo), Doppia Natura (volgare e filosofico, buono e cattivo, fisso e volatile) Uno e Trino (tricefalo, alfa e omega, Cristo stesso e lo stesso Diavolo, la trinità anche ctonia). Quindi tutti gli opposti immaginabili, simbolo di trasformazione in alto e discesa in basso, finanche il Sè, il processo d’individuazione e l’inconscio collettivo. In particolare in Alchimia, abbiamo Mercurio: “1) come metallo 2) come divinità 3) come principio attivo volatile e femminile, accanto allo Zolfo 4) come solvente preparato inizialmente per l’Opera allo scopo di estrarne lo Zolfo e il Mercurio (nel terzo senso citato) 5) come materia prima della Pietra allo stato iniziale, spesso presentata attraverso enigmi e paradossi 6) come sinonimo della Pietra Filosofale 7) come insieme dei corpi che entrano nell’Opera Alchemica 8) come nutrimento del Philius Philosophorum 9) come mercurio filosofico, ottenuto dalla purificazione e dalla fusione di Sale, Zolfo e Mercurio 10) sia come “mercurio volgare”, inutilizzabile ai fini dell’Opera, al contrario di quello Filosofico, sia come mercurio allo stato grezzo, che va purgato prima di potersene servire 11) come “fons mercurialis” alla quale vengono a bagnarsi Re e Regina alchemici 12) come principio o cosa doppia, maschile e femminile, che deve essere ricondotto “ad un’unica cosa”” (un’ottima sintesi di Alessandro Orlandi).

Se dovessimo trovare un termine più adatto omnicomprensivo di tutto ciò Mercurio potremmo assimilarlo a Anima, in quanto fonte di vita del nostro mondo materiale (e qui il ruolo di messaggero degli Dei, quindi tra i due mondi, spirituale e fisico, appare chiaro). Ma l’Anima l’assimiliamo a sua volta alla sua manifestazione concreta, cioè alla Natura, che nei suoi tre regni, minerale, vegetale ed animale, ne esprime la realizzazione. La Natura ha i suoi “meccanismi”, che a volte s’inceppano, a volte no, e conoscerli significa addentrarsi nei suoi segreti e non a tutti è acconsentito. Ma questa bella descrizione del pendolo di Foucault di Umberto Eco ci da un idea delle “meccaniche divine” come le chiamerebbe Battiato , che regolano la vita. Provate ad identificare il Mercurio: “Fu allora che vidi il Pendolo. La sfera, mobile all’estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà. Lo sapevo – chiunque avrebbe dovuto avvertire nell’incanto di quel placido respiro – che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili – cosı che il tempo di quel vagare di una sfera dall’uno all’altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le piu` intemporali delle misure, l’unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio. Ancora sapevo che sulla verticale del punto di sospensione, alla base, un dispositivo magnetico, comunicando il suo richiamo a un cilindro nascosto nel cuore della sfera, garantiva la costanza del moto, artificio disposto a contrastare le resistenze della materia, ma che non si opponeva alla legge del Pendolo, anzi le permetteva di manifestarsi, perché nel vuoto qualsiasi punto materiale pesante, sospeso all’estremità di un filo inestensibile e senza peso, che non subisse la resistenza dell’aria, e non facesse attrito col suo punto d’appoggio, avrebbe oscillato in modo regolare per l’eternità.” (“Il Pendolo di Foucault” di Umberto Eco)

Il pendolo rappresenta un oggetto dal meccanismo automatico, il cui stesso automatismo è determinato da una serie di leggi fisiche che ne regolano il perpetuo movimento. Queste leggi sono le giuste “informazioni” che preesistono al pendolo stesso ma con la loro combinazione il prodotto (il pendolo) diventa “filosofale” (in questo caso acquisisce la capacità di movimento continuo). Ad esempio la forma sferica del pendolo, il rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e il pi greco π (che lega necessariamente la circonferenza al diametro) o ancora la presenza di un dispositivo magnetico che comunica il suo richiamo a un cilindro nascosto nel cuore della sfera, determinando la costanza del moto, contrastando quindi le resistenze della materia. Tutte queste leggi sono informazioni nascoste della Natura e come tali la “strutturano” e l’effetto della loro combinazione permette al pendolo il suo moto perpetuo, quindi la sua manifestazione energetica (Solfo, di cui parleremo in seguito). La struttura del pendolo, nella sua organizzazione “anatomica” rappresenta il Sale. Possiamo ancora provare a esemplificare affermando che il Mercurio ed il Solfo appartengono al mondo della fisica, il Sale in quello della chimica. Nessuna chimica prescinde dalla fisica (in ultima analisi la chimica è sempre fisica macromolecolare) per cui il Sale resta sempre il prodotto di energia ed informazione. La prima ha una valenza più quantitativa dove la seconda è più qualitativa. Per fare un ulteriore esempio lo sviluppo del sistema nervoso (parliamo di embriologia) avviene perché alcune cellule staminali su ordine programmato del proprio corredo genetico (Mercurio) iniziano a dare siviluppo all’ectoderma, quest’ultimo si differenzierà in maniera cranio-caudale (informazioni sempre di Mercurio) e si collocherà nello spazio neoanatomico come programmato (dalle informazioni di Mercurio). Tutte queste trasformazioni avvengono atttaverso reazioni energetiche (decodifica geni-sintesi proteiche-reazioni enzimatiche), questo è Solfo. La costituzione chimica delle stesse cellule (da staminali a neuroni) è il Sale. Appare chiaro che quest’ultimo è sia il prodotto dei primi ma a sua volta anche la struttura da cui agiscono le due “forze” (e questo ha spesso causato confusione tra Sale e Mercurio, in quanto la Materia è sia fonte-veicolo d’informazioni sia il prodotto di queste stesse informazioni che la costituiscono).

Da questo apparente esemplificazione diventa comprensibile arrivare a tutti i significati possibili, spesso opposti, che abbiamo visto attribuire al Mercurio. Ad esempio è chiaro che essendo informazioni che costituiscono la materia ne sono anche la sua memoria d’archivio, è ciò lo associa al concetto d’inconscio collettivo (il cui sale ad esempio può essere il nostro DNA, veicolo materiale-chimico d’informazione del genere umano), o ancora possono rappresentare l’ordine migliore possibile (ad esempio la perfetta combinazione delle leggi del pendolo permettono allo stesso di ottenere il movimento perpetuo, viceversa utilizzando in maniera erronea le stesse leggi avremmo il disordine, il caos, altra caratteristica di Mercurio che nel binomio Briccone-Thot abbiamo già individuato). Ancora il principio d’individuazione che potremmo assimilare alla migliore corrispondenza tra noi e le leggi mercuriali della Natura, attraverso l’acquisizione delle nostre informazioni nascoste (ombra individuale e collettiva) fino ad esempio, come nell’affermazione di Zolla, nell’identificarsi nell’agire delle stesse forme-formanti mercuriali. E’ chiaro che queste leggi non hanno etica se no quella dell’eternità del sistema che costituiscono (la sopravvivenza della Materia), è questo ci rimanda sia all’ambivalenza apparente (per noi umani) del Mercurio (bene e male sono al di qua delle funzioni mercuriali, che ne è a monte) sia al concetto di eterno ritorno che l’immagine uroborotica ben rappresenta (e quindi la relatività di spazio e tempo che sono sempre riferite ai componenti del sistema, uomo stesso, come bene e male, mentre è la trasformazione continua il vero movimento del mercurio), sia all’aspetto ecologico del sistema (spesso Mercurio viene associato anche all’Amore-Anima proprio per la correlazione e condivisione delle singoli parti, di cui ognuna influenza le altre, a tal punto da arrivare ad un concetto d’informazione collettiva che possiamo equiparare al concetto di Anima Mundi, altro nome di Mercurio). Naturalmente se Mercurio è l’informazione del Sistema diventa comprensibile anche il suo ruolo di messaggero degli Dei, perché queste informazioni dovrebbero essere al di fuori del Sistema stesso (che in ultima analisi è la Natura) di cui sono specchio (il Logos sopra la Materia). Avendo la percezione di ciò è possibile comprendere anche il suo ruolo cruciale in ambito alchemico di Dissolvente Universale, dove tutto può confluire e da dove tutto può sorgere….