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“Ogni atto di creazione è prima di tutto un atto di distruzione” (Picasso)

La Materia Prima per gli alchimisti era il Caos, dal punto di vista fisico ogni materia da mettere sul cruogiolo è un caos in parte, essendo solo il metallo nobile la materia perfetta, ogni forma precedente è uno sviluppo, una fase dello sviluppo che dal caos va verso il metallo perfetto, l’oro appunto. Per questo motivo ogni materia può essere materia prima, in quanto non ancora portata a perfezione. Nel linguaggio simbolico il caos è sempre un punto di passaggio necessario, quindi qualsiasi materia vada sul crogiolo, qualunque sia il suo stato deve essere prima riportata totalmente a livello caotico, rincrudita. Questo passaggio obbligato, definito Nigredo, è spesso reiterato se necessario. Se la nigredo rappresenta la morte della materia viva ne è a sua volta anche la sua rivitalizzazione, un nuovo inizio. Spesso questa fase operativa è stata associata alla depressione nel linguaggio psicologico ed in effetti in parte lo è, depressione come crollo di un sistema che ha fallito, un ordine decostituito, lo stesso colore nero rinvia a quello stato d’animo depressivo, dove non vi è luce, vitalità, forza. Ma è la depressione che rinvia a qualcos’altro, come se la natura preveda uno stato indifferenziato, caotico, tenebroso a cui la depressione in parte si rifà. Ed è questo appunto l’inverno della vita, la nigredo. Ogni fioritura primaverile è preceduta all’inverno, ma ben lungi dall’essere una stagione senza vita è una stagione in cui la vita si cova, apparentemente rallenta ma potenzialmente si resetta per trovare nuove energie alla ripresa primaverile. Questo è il caos, il vuoto potenzialmente pieno dell’oscurità, il grembo fecondo di nuova vita, e questo è il significato della nigredo.

Phanes

Se il Caos corrisponde alla Materia Prima, la stessa deve essere inevitabilmente associata all’energia primordiale, origine del tutto, il tutto in potenza, lo Spirito vitale (qualcuno poi identifica la Prima Materia con il Caos e la Materia Prima con questo principio vitale, in parte raffigurato anche dall’Adamo primordiale). Nella mitologia orfica questo principio vitale, increato e ingenerato, viene rappresentato da una figura caratteristica, dall’aspetto giovanile, alato, avvolto da spire di un serpente, a volte inserito in un uovo primordiale con attorno raffigurazioni dei dodici segni zodiacali e sul petto tre teste di animale (toro, ariete, leone, probabilmente per rafforzarne il significato di energia attiva caratterizzata da costanza, azione e potere), Fanete.

Fanete

Fanete o Fanes, (in greco antico Φανης Phanês, “luce”), è chiamato anche Protogonos (“il primo nato”) e Erikepaios (“donatore di vita”),  nella cosmogonia orfica rappresenta una figura primigenia, dalla quale è derivato tutto l’Universo, il nome più che luce potrebbe significare messo alla luce, mostrato (dal verbo PHAINESTAI) “colui che si manifesta” (si potrebbe anche dire “epifania”, altro termine che ha la stessa radice semantica). Emerge agli albori dell’universo dall’uovo cosmico deposto da Chronos (il Tempo) e Ananke (la Necessità), quale principio primo ed unico, era ermafrodito e da esso si generò tutto, o si rigenerò tutto, altre versioni invece lo fanno precedente a Cronos e a sua figlia Nix (Notte). Un mito ricorrente è che Zeus dovette inghiottire Phanes per acquisirne il potere cosmico e diventare definitivamente il nuovo re dell’universo. Quale potenza creatrice e dio primigenio, dalle ali d’oro, veniva anche equiparato ad Eros, o ad Aion,  lo stesso Jung in Simboli della Trasformazione lo associa a Eros e a simbolo della libido. Il serpente che lo avvolge sembra associarsi al tempo, viene visto da Jung anche come Puer aeternus o fanciullo divino. Il chiaro associarsi comunque al Caos e alla Materia Prima lo si evidenzia anche dalla sua discendenza. Discendenza che ritroviamo nella figura di Dioniso, i cui aspetti contraddittori, vitali, trasformatori (vino e spirito di-vino) e caotici  bene evidenti nella mitologia orfica (Dioniso Zagreo) riprendono quelli di Fanete (la discendenza va da Fanes, Notte, Urano, Kronos, Zeus fino a Dioniso). Correlazioni tra Fanete e Dioniso si ritrovano anche nei significati delle due figure:  per il filologo Walter Otto Dioniso infatti rappresenta “lo spirito divino di una realtà smisurata che si manifesta in un eterno deflagrare di forze opposte: estasi e terrore, vita e morte, creazione e distruzione, fragore e silenzio; è una pulsione vitale dirompente e selvaggia, che affascina e inquieta: la sinfonia inebriante dell’universale realtà del cosmo”. Per Karl Kerenyi “dove regna Dioniso la vita si rivela irriducibile e senza confini”.

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Ritornando all’associazione con la materia prima, il caos, e la libido, non tanto come energia sessuale ma come principio vitale, il mito di Fanete e dell’uovo primordiale (la presenza dell’uovo primordiale associa inoltra la nascita di Fanete anche a quella di Mitra armato di spada sempre all’interno di un uovo cosmico, nondimeno alla nascita di Cristo all’interno della grotta) ci riconduce all’importanza di agire sulla Materia Prima, che in ambito psicologico possiamo associare all’inconscio collettivo, fonte di nuovi ordini che emergono da quel magma caotico di forze contrapposte, che sono alla base della nascita-rinascita di un nuovo Io. Un Io più prossimo ad un Sè sempre più articolato, soprattutto per far fronte a quelle difficoltà di cambiamento, che costituiscono la complessità del vivente e della vita stessa.

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La matematica Angelique Keene affermava: “Lo spazio della complessità è quello stato che il sistema occupa e che si trova tra ordine e caos. È uno stato che abbraccia il paradosso; uno stato in cui l’ordine e il disordine convivono simultaneamente. È anche lo stato in cui il sistema può realizzare ed esplorare il massimo in quanto a creatività e possibilità diverse” (Complexity theory: the changing role of leadership, in «Industrial and Commercial Training», 2000), questo è lo spazio (uovo primordiale) dove nasce sempre Fanete….