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“Egli comandò ai suoi apostoli di prendersi per mano e di formare un cerchio nel centro del quale stava Egli stesso. Gli apostoli si muovevano in cerchio mentre Cristo cantava il canto di lode: Voglio essere salvato, e voglio salvare, Amen. Voglio essere liberato, e voglio liberare, Amen. Voglio essere ferito, e voglio ferire, Amen. Voglio essere generato, e voglio generare, Amen. Voglio mangiare, ed essere mangiato. Amen. Voglio essere pensato, io che son interamente pensiero. Amen. Voglio essere lavato, e voglio lavare. Amen. Il solo numero otto inneggia con noi. Amen. Il numero dodici danza al di sopra della danza. Amen. Chi non danza non conosce quello che accade. Amen Voglio essere unificato ed unificare. Una lampada sono per te che mi vedi. Amen. Uno specchio sono per te mi riconosci. Amen. Una porta sono per te che mi bussi. Amen. Una via sono per te che sei il viandante. Ma se tu segui la mia danza, guardati in me che sono colui che parla…” (Atti di Giovanni, Vangeli Apocrifi estratto da Psicologia della Messa di C.G.Jung)

In questa bella “immagine” che questo testo evoca, come un mandala fatto di parole e significati, si coglie la perfetta simmetria dei contrari in una totalità fatta di azioni e paradossi che intorno ad un fulcro appaiono come raggi di un cerchio dal luminoso e  vitale Centro. L’incorporazione del Signore in mezzo agli apostoli, dodici come i segni zodiacali, all’interno di un otto archetipico che come doppio quattro rafforza l’idea del cerchio sovraceleste, mostra una partecipazione mistica del cosmo intero alla danza della vita, alla nascita di quell’ Anthropos del Dio fatto Uomo e dell’Uomo fatto Dio. Un’immagine che naturalmente vede l’Uno partecipare del Tutto e il Tutto confluire nell’Uno, come nel processo d’Individuazione del Sè o in quella che viene chiamata partecipation mystique….

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Insomma una Circumambulazione che riflette il Movimento del Mondo intorno al suo Centro, sempre pronto a rinnovarsi attraverso il Figlio dell’Uomo, prodotto e origine del suo stesso movimento, dove la coscienza soggettiva di ognuno si riflette e si collega ad un centro oggettivo, per dare forma a quell’Unità di umano e divino rappresentato da Cristo.

“Soltanto la coscienza soggettiva è isolata, ma quando è collegata al suo centro è integrata all’intero. Chi prende parte alla danza vede sé nel centro che riflette, non vede più sé come isolato, ma come l’uno e il dolore del singolo è quel che “vuole soffrire” colui che sta nel centro.” (Psicologia della Messa di C.G.Jung)

Senza l’oggettivazione del Sè, l’Io rimarrebbe preso in una soggettivazione senza speranza e potrebbe girare soltanto intorno a se stesso…

“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto” (Giovanni 15.5)

Ed è per questo che la Natura si rinnova ciclicamente affinché il suo frutto sia sempre riflesso di una speranza nuova, quel centro che muove il tutto e che ne rappresenta l’origine e che prova a rendersi manifesto nei suoi rami e quando ciò non accade vi è sempre una nuova possibilità, una nuova nascita, un nuovo Bambino Divino, un nuovo Sè….(C. Ferraro)

“Il denaro striscia come il serpente, nelle città d’occidente così si celebra, ma da qualche parte un uomo nuovo sta nascendo” (Il serpente. F. Battiato)

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Immagini: Danzatori Sufi; disegno artistico di danzatore Sufi; Natività di Carlo Maratta,  1650,Roma.