M0012405 The Twelfth Key of Basil Valentine.

“Tutte le cose si muovono verso il loro fine”

“Innoxia floret” è il motto latino riportato da Canseliet nelle spiegazioni e traduzioni delle dodici figure de “Le dodici chiavi della filosofia” di Basilio Valentino, in particolare della dodicesima figura, in merito ad un emblema di un convento raffigurante una rosa sbocciata, che associa all’immagine della chiave suddetta. Il tema dell’immagine, le due rose sbocciate, simboli delle due pietre, bianca e rossa sono “prodotte” senza danno alcuno attraverso il nutrimento del Solfo da parte del suo stesso Mercurio (nell’immagine del leone che divora il serpente), l’immagine della bilancia “rafforza” il senso e sottolinea le virtù dell’alchimista, fede, coraggio, pazienza e soprattutto coscienza.

Il tema che viene rappresentato, al di là del riferimento o meno ad una Pietra fisica o spirituale, ci riporta al senso comune che, qualsiasi processo di crescita è inevitabilmente passionale (nel senso Cristiano del termine), doloroso e comporta spesso un sacrificio (parte di sé, dell’altro in sè, rinuncia, etc) dove il termine frustrazione viene sostituito con pazienza, la paura con coraggio, la volontà egoriferita (ambizione) con coscienza. Ogni movimento conosce strade brevi e altre lunghe, che attraversano quei valori che sono ben rappresentati dalle virtù suddette. Ma visti i recenti fatti di cronaca, la difficoltà di maturazione di questi processi finiscono per “deviare” gli stessi verso fini distruttivi, che si palesano nel momento stesso che l’azione diventa nociva per l’Altro. Infatti qualsiasi azione nociva preclude quello stesso fiorire, a cui allude la scienza ermetica. Il Male, nelle sue dimostrazioni e nelle sue moltiplicazioni, ben rappresenta il “peso” della Materia, di cui è anche composto l’Uomo e nessun peso grave può permette il volo (lo spirito ne è ben consapevole). Ma il movimento del tutto non rinuncia al suo fine, le varie fasi di sviluppo dell’uomo, infanzia, adolescenza, gioventù e età matura necessitano delle loro rispettive difficoltà, figlie della propria biologia e dei tempi che si vivono, purtroppo mai facili, come quelli contemporanei. Ma ciononostante come ogni germoglio affronta le varie stagioni, che possono non essere sempre identiche a se stesse, così l’uomo attraversa le varie fasi storiche della sua presenza su questa terra, con queste attuali che mettono a dura prova il suo percorso.

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“Nel ventre tuo si raccese l’amore per lo cui caldo ne l’etterna pace così è germinato questo fiore” (Dante; Paradiso, canto XXXIII, 7-9)

Sappiamo che il prodotto agisce sulla causa in maniera non differente di come quest’ultima lo determina. E allora si resta perplessi di come gli eventi prodotti sono diventati così “iperfagici” da divorare le stesse premesse che ne sono all’origine, di come gli equilibri pendono sul lato oscuro, di come il buio è diventato più grande della luce che può determinarlo. Quindi per quanto dei genitori possano essere fallimentari questo non spiega la loro fine truculenta da parte di un figlio, ma si dimentica che esiste l’amplificazione, la moltiplicazione e la complessità. La sovrapposizioni di tante realtà hanno inevitabilmente un effetto moltiplicante ed amplificante per cui le azioni non sono mai singole e lineari ancor di più gli effetti delle stesse. L’agire di una coppia genitoriale non è mai sola e pura ma viene sovrapposta da tante determinanti socio-culturali, che figlie di questi tempi, appaiono piuttosto complesse, oscure ed articolate. I significati che investono il nostro vivere, mossi da interessi più svariati (ma alla fine sintetizzabili in uno solo: l’ego) sono multiformi e ambivalenti, dove lo spazio “ecologico”, che è sempre lo spazio dell’Altro,  non è più contemplato e tantomeno  quell’attesa e desiderio, che rappresentava la forza motrice della vita, trova più spazio. Il costrutto di cui sopra, tutte le cose si muovono verso il loro fine, però resta comunque valido perché è insito nella forza della natura, e quando si assiste a questi tristi epiloghi narrativi di episodi di vita dell’uomo, è facile comprendere che il fine di questo movimento è la sua stessa Fine.

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E’ tempo di provare a far sbocciare nuove Rose, è tempo di trovare terra vergine, è tempo di cercare l’Uno. Ma questo simbolo dell’Unità, simbolo dei simboli, come riferisce Eliade, o come Cristo, figlio della Vergine, non potrà mai fiorire se si continuerà a nuocere….(C.F.)

“Flos est filius Virginis” (Il fiore è figlio della Vergine, Bernardo di Chiaravalle, Sermone “De Adventu Domini”)

“Quando la convergenza degli archetipi all’Unità è offuscata, la mente fantastica, quando è chiara, viceversa, l’immaginazione si attiene all’ordine immaginale, che assume in Occidente la forma suprema di una rosa palpitante, mentre in Oriente appare come l’anelito d’un loto sulle acque” (M. Eliade, Archetipi)

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Immagini: Dodicesima figura delle “Dodici chiavi della filosofia” di B. valentino;  “lo Spirito della Rosa” di John William Waterhouse (1903); Rosa canina bianca e rossa, a cinque petali.

 

 

 

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