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“Una causa evidente per cui molti non sentono il sentimento giusto della Bellezza è la mancanza di quella delicatezza dell’immaginazione che è necessaria per poter essere sensibili a quelle emozioni più sottili” (D. Hume. Saggi di estetica)

Armonia e proporzione, simmetria e perfezione. I canoni estetici della bellezza trovano la migliore rappresentazione nelle “cose” della Natura, come il bel viso di una giovane donna, i movimenti eleganti di un felino, il sole giallo-purpureo che “affonda” nel mare al tramonto. Eppure la perfetta “sintonia” di forme, linee, colori che si sposano con la dimensione circostante, il contesto “ambientale”, gli elementi di fondo: aria, acqua, fuoco e terra “tradiscono” un gioco relazionale, antico come l’alba dei tempi, dove singolo e collettivo, uomo e mondo “scambiano” in un’atavico dialogo e comunicano come padre e figlio, per una intesa sempre più perfettibile, un dialogo tra microcosmo e macrocosmo come direbbero gli antichi….

Questa rappresentazione estetica di armonia e piacevole contrasto non sono condizioni statiche ma frutto di storia e conoscenza, spesso contrastante, dove il terreno di questo scambio, la Materia, ne mostra il suo riflesso, appunto in quella bellezza che non è soltanto forma ma la ricchezza del suo contenuto.

Questa saggezza, spesso bistrattata da chi non ne coglie il senso, non sempre può mostrarsi nella sua forma fisica, ma nella “forma” del cuore di chi la osserva…

“In verità non c’è bellezza più autentica della saggezza che troviamo ed amiamo in qualche individuo, prescindendo dal suo volto che può essere brutto e, non guardando affatto alla sua apparenza, ricerchiamo la sua bellezza interiore. Ma se essa non ti commuove al punto da chiamare bello un tale uomo, nemmeno guardando al tuo intimo potrai percepirti come cosa bella. In questo atteggiamento invano la cercherai, poiché la cercheresti in cosa brutta e non pura. Perciò questi nostri discorsi non sono rivolti a tutti, ma se anche tu ti vedessi bello, ricordatene” (Enneadi, V, 8. Plotino)

Una bellezza ricca di saggezza non può non comprendere anche la sofferenza, il declino, la tristezza e finanche la Morte, espressioni di quel dialogo sopra riferito, dove il sensibile si scontra con la finitezza, il limite con l’illimitato, l’uomo con la Natura e la Natura con Dio. Ma non spaventi questo contrasto tra la vita e la morte, tra la luce ed il buio. Entrambi sono l’unico contesto possibile dove la Bellezza possa confinare con la Verità. (C.F.)

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“La Morte e la Bellezza son due cose profonde che contengono tanto d’azzurro e tanto nero, che paion due sorelle terribili e feconde con uno stesso enigma e uno stesso mistero” (V. Hugo, Ave Dea)

“Bellezza è verità, verità è Bellezza, che è tutto quanto sappiamo e dobbiamo sapere, sulla terra” (J. Keats, Ode su un’urna greca V)

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(Dall’alto: una bellezza classica, particolare di “Flora” di Francesco Melzi, San Pietroburgo, Ermitage, 1520 ca;   la bellezza della rovina “Abbazia nel bosco di querce” di Caspar David Friedrich, Berlino, 1810; una bellezza comprensiva del buio “Saffo” di Charles-Auguste Mengin, Manchester Art Gallery, 1867)

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