“Mercurio rappresenta la sintonia, ossia la partecipazione al mondo intorno a noi; Vulcano la focalità, ossia la concentrazione costruttiva: Mercurio e Vulcano sono entrambi figli di Giove, il cui regno è quello della coscienza individualizzata e socializzata, ma per parte di madre Mercurio discende da Urano, il cui regno era quello del tempo ciclofrenico della continuità indifferenziata, e Vulcano discende da Saturno, il cui regno era quello del tempo schizofrenico dell’isolamento egocentrico” (Italo Calvino. Lezione Americana)

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E tutta l’Opera consiste nel fare rincontrare questi mondi, separati all’origine, attraverso i suoi migliori rappresentanti: Marte (che di Vulcano è fratello) e Venere (che nasce dalla spuma Marina fecondata dai genitali evirati di Urano). Per avere poi tra i loro figli, una di nome Armonia ….(che andrà in sposa a Cadmo, fondatore di Tebe ed uccisore del Drago, ma questa è un’altra storia…)

“…se la nostra Venere concepisce con questo Marte nel letto che conviene, e si fa legare da Vulcano per mezzo di un filo di bronzo o d’acciaio, ne nasce la figlia più bella, chiamata Harmonia, cioè composta armonicamente e completa in tutti i numeri (‘Harmonice composita et omnibus numeris absoluta’)“. (M. Maier)

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Tutto quanto emerge dalla lunghissima tradizione Alchemica, attraverso il linguaggio degli Antichi, con i suoi simboli e significati, espressi in parole e immagini, finanche scolpiti nella pietra e nella più recente psicologia del profondo, con le sue investigazioni del mondo archetipico che sostiene l’uomo, è tutto condensabile nella breve delucidazione di Calvino: due apparenti forze che reggono il mondo Naturale, convergenti e divergenti, il paradigma psicosomatico trova facile espressione nell’inverso del tradimento Alchemico della triade mitica Marte-Venere-Vulcano, dove però in questo caso il Solfo (principio maschile, vitale-Marte) prigioniero della individualità-egocentrica “materiale”, ma costruttiva (fino a quel momento) del fratello Vulcano, non riesce a liberarsi dalla stessa e non può unirsi con l’ambìto Mercurio filosofale (principio femminile, sintonia-Venere); “piombando”, quindi, sofferente, nella rete materiale del corpo (Saturno), agitandosi ed urlando (sintomo) la sua prigionìa……almeno fino a quando gli sarà possibile. (C.F.)

“…su questo semplice sistema di molti colori si fonda la multiforme e infinitamente varia investigazione di tutte le cose” (Zosimo di Panopoli. 250 d.c.)

“La psiche anima il mondo materiale in cui abita e il linguaggio è parte di tale attività animatrice. Il linguaggio alchemico ci impone la metafora, è costruito per rivelare quante più profondità di significato è possibile, le loro parole sono intese a suscitare un riverberarsi di significati nell’immaginazione. È questo il suo effetto terapeutico. Nell’atto stesso di pronunciare le nostre parole siamo trasportati dalla lingua in un “come se” nella materializzazione della psiche e contemporaneamente nella psichizzazione della materia, perché l’alchimia ci offre un linguaggio di sostanze che non può essere preso sostanzialisticamente. Inoltre occorre restare dentro l’immagine, rimanere fedele ai colori, alle sostanze, ai recipienti, al fuoco, a quell’immaginazione sensoriale che rappresentano gli stati dell’anima. (Estratto liberamente da Psicologia Alchemica di J. Hillman)

“Nell’intelligenza di questi nomi così diversi, riferiti a un unica cosa, che consiste tutto il segreto dell’arte” (Raimondo Lullo)

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Immagini: “Marte e Venere sorpresi da Vulcano” e “Marte e Venere giocano a scacchi”(Alessandro Varotari, detto Padovanino,1640-45 ca e 1630-40 ca, Montecarlo Collezione Corsini e Oldenburg); “Cadmus and Harmonia” di Evelyn De Morgan, 1877.

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