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L’ultimo film degli X-Men, diretto da Bryan Singer, pesca dalla tradizione Alchemica in maniera neanche troppo velata. Il primo Mutante della storia, En Sabah Nur, domina incontrastato per le sue capacità mutanti e regna circondato dai suoi luogotenenti, all’incirca nel 3500 a.c. nell’antico Egitto. Il Mutante è dotato di grandi poteri ed è venerato come un Dio e Faraone del suo popolo, ma necessita di sopravvivere alla decadenza del corpo attraverso la trasmigrazione della sua coscienza in un corpo giovane, proprio attraverso la “ricezione” della luce solare/spirito universale. Un meccanismo che sfrutta il vertice di una piramide dorata e che trasforma la luce in una “linfa d’oro” che sostiene e nutre la “trasformazione” del nuovo corpo. La Luce diventa Oro, l’Oro diventa Vita. Ma qualcosa va storto per l’alchemico Dio. Risvegliato ai giorni nostri (a dir il vero negli anni 80) vuole distruggere il nuovo mondo, dove superpotenze ed armi atomiche sono diventati i nuovi Dei. Saltiamo al finale dove l’unica forza capace di contrastare il potente Dio-mutante è l’x-men Fenice. Si rinnova lo scontro tra il Caos e la Nuova Vita, tra fine e principio, tra il Basilisco e l’Uccello di Fuoco. La Fenice ha la meglio, con tutta l’energia che può sprigionare. Alla sua morte il Mutante Egiziano pronuncia però le fatidiche parole “Tutto è rivelato” che ricorda nella nostra mente storica quel “Consummatum est, Tutto è compiuto” di ben altra fattura, pronunciato però dall’altra Forza in gioco, affine più al nostro Uccello di Fuoco. Con uno stupenda trama musicale, quella dell’Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven, che qualcuno ricorderà anche nel finale di “Zardoz” con Sean Connery…https://m.youtube.com/watch?v=q-iiDSG9yZY
La testa mangia la coda ed il ciclo si rinnova….

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